Roberto Maroni alza la voce nei confronti delle dodici province lombarde, minacciando di riportare tutte le competenze in capo alla Regione. “Il governo – ha spiegato – ha tagliato il 100 per cento dei trasferimenti alle province, molte Regioni hanno tagliato fino all’80 per cento, noi invece abbiamo proposto di ridurli da 214 a 205 milioni. Eppure le Province ci hanno detto di no: a questo ne prenderemo atto e ci riprenderemo le competenze”.
Per Enrico Brambilla, capogruppo Pd in Regione, ricorda tuttavia che la Regione avrebbe dovuto approvare entro il 31 marzo la legge di organizzazione delle nuove province e ciò non è avvenuto: “Ritardo grave e non giustificato”. E anche le organizzazioni sindacali guardano con apprensione al Pirellone, al quale hanno chiesto da una settimana un incontro per aprire il tavolo delle trattative. Il presidente Unione province lombarde Daniele Bosone ha rilanciato polemicamente: “Se Maroni vuole fare il centralista se ne assuma anche gli oneri, assumento i 3mila lavoratori che nelle province lombarde svolgono le funzioni che finora erano delegate dalla Regione”.

