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Ultimo aggiornamento: 16:09

Milano 2027, perchè le primarie rafforzano il centrosinistra ma rischiano di indebolire il centrodestra

Francesco Cianfanelli di Youtrend passa in rassegna i nomi dei papabili candidati milanesi: "Quelle per il sindaco sono sempre elezioni tra personalità più che tra partiti". L'intervista

di Matteo Respinti

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Milano 2027, perchè le primarie rafforzano il centrosinistra ma rischiano di indebolire il centrodestra

Le elezioni comunali di Milano 2027 si avvicinano e il confronto politico appare decisamente più centrato sui candidati più che sui programmi. Per Francesco Cianfanelli, sondaggista di YouTrend e Agenzia Quorum, le comunali sono “quasi sempre elezioni tra personalità più che tra partiti”, con sindaci capaci di “andare ben oltre il bacino elettorale del proprio partito”. Uno schema che pesa sulle strategie delle coalizioni. Nel centrodestra, osserva Cianfanelli, le ipotesi civiche (come quella di Antonio Civita) si inseriscono in un solco già battuto, ma difficilmente una forza di governo “si fa imporre un candidato dall’esterno”, mentre una candidatura politica “non è da escludere, anzi potrebbe essere auspicabile”.

Nel centrosinistra, dopo dieci anni di amministrazione Sala, “è inevitabile un bilancio sull’eredità di questa esperienza”: in questo quadro, le primarie diventano “lo strumento per legittimare la scelta del candidato” e ridefinire gli equilibri della coalizione. L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT MILANO

Cianfanelli, è ancora presto, ma anche le elezioni comunali del 2027 sembrano instradarsi verso una competizione sempre più personale, più legata al nome del candidato che al progetto politico. È d’accordo?
Indubbiamente le elezioni per il sindaco sono quasi sempre elezioni tra personalità più che tra partiti. Abbiamo molti esempi di consultazioni in cui la contemporaneità tra elezioni comunali ed europee ha mostrato chiaramente che un candidato sindaco apprezzato, o un sindaco uscente apprezzato, è in grado di andare ben oltre il bacino elettorale del proprio partito. Per questo non mi stupisce che oggi ci sia una competizione molto forte per accaparrarsi il miglior candidato possibile, che sia civico o politico.

Partiamo dal centrodestra. Nelle scorse settimane ha fatto discutere l’autocandidatura di Antonio Civita, CEO di Panino Giusto. Qual è il senso del suo profilo? Sarebbe l’ennesimo tentativo di intercettare la borghesia cittadina? E questo elettorato è ancora decisivo a Milano?
È una questione complessa. In tutte le ultime elezioni milanesi il centrodestra ha provato a candidare esponenti riconducibili alla borghesia moderata della città: da Moratti a Parisi fino a Bernardo. Quella di Civita mi sembra però una candidatura un po’ particolare, perché pur essendo un imprenditore di successo esce parzialmente da quel ritratto classico. Potrebbe essere una strada, soprattutto se si immagina che il centrosinistra possa perdere parte del consenso guadagnato nelle ultime tornate e che, quindi, il centrodestra possa recuperare terreno. Detto questo, negli ultimi casi questa strategia non ha funzionato, soprattutto cinque anni fa.

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Civita si è presentato “spontaneamente”. Il centrodestra accoglierà la sua proposta? Che immagine darebbe della propria proposta politica?
Onestamente mi sembrerebbe molto strano che il centrodestra, che oggi è una coalizione di governo con progetti importanti, si facesse imporre un candidato dall’esterno. I candidati civici sono quasi sempre il frutto di mediazioni interne molto complesse. Anzi, spesso rappresentano il punto di arrivo quando una coalizione non riesce a trovare un candidato politico condiviso. Se Civita dovesse effettivamente diventare il candidato, probabilmente sarebbe perché qualcuno all’interno della coalizione ne ha caldeggiato il nome.

E una candidatura politica nel centrodestra è da escludere?
Secondo me no, anzi potrebbe essere anche auspicabile per cambiare approccio rispetto agli ultimi tentativi. Si è parlato, ad esempio, di Maurizio Lupi: è una figura storica del centrodestra, con esperienza e capacità di raccolta del consenso, e potrebbe rivelarsi competitiva. Il problema del centrodestra milanese, però, è che negli ultimi anni la classe dirigente si è un po’ impoverita. Inoltre, quando c’è la percezione di una sconfitta già scritta, i profili politici più forti tendono a non esporsi. Cinque anni fa il distacco si prevedeva - e fu - enorme, e questo rese difficile trovare un candidato disposto a metterci la faccia. Oggi il contesto potrebbe essere diverso.

Passando al centrosinistra, tra i nomi civici che circolano ci sono Umberto Ambrosoli e Mario Calabresi. Non parlano allo stesso elettorato di Civita?
Sono figure che in parte parlano allo stesso ceto sociale, ma hanno uno standing e un’autorevolezza diversi. Ambrosoli e Calabresi sono sì civici, ma molto più noti e stimati. Se dovessimo immaginare uno scontro diretto tra Civita e uno di loro, mi sembrerebbero profili più forti. Detto questo, sarei abbastanza sorpreso se il centrosinistra puntasse alla fine su un candidato civico, soprattutto se ritiene di avere buone possibilità di vittoria.

Questo rende probabile il ricorso alle primarie nel centrosinistra?
Credo di sì. Dopo dieci anni di amministrazione Sala, molto densi e con risultati importanti ma anche con momenti critici, è inevitabile un ragionamento politico sull’eredità di questa esperienza. Oggi si percepisce meno entusiasmo rispetto al primo mandato e una continuità totale potrebbe pesare, soprattutto dopo le vicende legate all’urbanistica. Inoltre, se il centrosinistra vorrà costruire una coalizione che includa anche il Movimento 5 Stelle, questi temi avranno un peso rilevante. Le primarie possono diventare lo strumento per fare questo bilancio e per legittimare la scelta del candidato.

La coalizione di centrosinistra si prospetta ampia: quanti candidati immagina a queste primarie?
Immagino soprattutto candidati dell’area PD, perché, nel caso di una scelta politica, sarà il Partito Democratico a esprimere il candidato sindaco. I nomi davvero competitivi potrebbero essere due o tre: penso a Majorino e Maran. Accanto a loro potrebbero esserci altri candidati con un ruolo più di posizionamento politico o di costruzione di visibilità interna o in vista del futuro. Le primarie sono spesso anche questo, e la loro storia è piena di outsider.

Chiudiamo sul centrodestra: quanto è verosimile l’ipotesi di primarie anche da questo lato dello spettro politico?
Sarebbe una novità assoluta a Milano. Nel centrosinistra le primarie sarebbero un segnale di forza e di dibattito interno. Nel centrodestra rischierebbero invece di apparire come l’ennesimo segnale di incertezza nella scelta del candidato. In ogni caso il tempo c’è: mancano ancora quasi un anno e mezzo alle elezioni e siamo solo all’inizio di questo percorso. Molti dei nomi che circolano oggi potrebbero non essere quelli decisivi.

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