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Milano Cortina, Primerano (Federalberghi): “Indotto da oltre un miliardo per la Lombardia. Speculazione? No, evitiamo l'errore di Parigi”
Il presidente di Federalberghi Lombardia Fabio Primerano ottimista verso le Olimpiadi: “Pronti ad accogliere i visitatori. Non ci saranno speculazioni: il 30% dei tre stelle resterà sotto i 300 euro a notte e il 40% dei quattro stelle sotto i 450"

Fabio Primerano (Federalberghi Lombardia)
Milano Cortina, Primerano (Federalberghi): “Indotto da oltre un miliardo per la Lombardia. Speculazione? No, evitiamo l'errore di Parigi”
Le Olimpiadi invernali 2026, per la Lombardia, non saranno soltanto un evento sportivo ma un potenziale motore economico da oltre un miliardo di euro tra periodo olimpico e post-Giochi. Con settore ricettivi e della ristorazione sugli scudi. Ne è convinto il presidente di Federalberghi Lombardia, Fabio Primerano, che rivendica "gli investimenti fra gli 800 milioni e il miliardo di euro fatti dagli imprenditori senza alcuna garanzia di riempire le camere" e respinge le accuse di speculazione. Anche sui prezzi, insiste, "i numeri parlano chiaro": a Milano, durante le settimane olimpiche, "circa il 30% dei tre stelle resterà sotto i 300 euro a notte e il 40% dei quattro stelle sotto i 450".
Cifre importanti, ma per Primerano "lontane dai picchi dei grandi eventi globali" e soprattutto un antidoto al "vero rischio", quello di ripetere "l'errore di Parigi, dove le tariffe troppo alte hanno lasciato alberghi mezzi vuoti". La partita decisiva, però, si giocherà dopo il 23 febbraio: infrastrutture da completare, una promozione internazionale coordinata e "una DMO forte e stabile" per raccontare la Lombardia ai "2-3 miliardi di spettatori che vedranno i Giochi in tutto il mondo". L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT MILANO
Presidente Primerano, qual è la stima ufficiale di Federalberghi sull’impatto economico delle Olimpiadi 2026?
Per il solo periodo olimpico, dal 5 al 23 febbraio, stimiamo una spesa complessiva di circa 1,1 miliardi di euro. Di questi, tra i 600 e i 700 milioni ricadranno direttamente sulla Lombardia. La stragrande maggioranza riguarda alloggio e ristorazione, cui si aggiunge una quota destinata a commercio e servizi. Ma il dato più interessante riguarda il post-Olimpiadi: nei 12-18 mesi successivi prevediamo un indotto simile, come avvenne dopo Expo. Se si confermeranno gli arrivi previsti (2-2,5 milioni di visitatori con una permanenza media di tre notti) la Lombardia supererà abbondantemente il miliardo di euro complessivo in un arco di due anni.
Gli operatori delle località olimpiche sono strutturalmente pronti a sostenere la domanda eccezionale?
Assolutamente sì. Negli ultimi tre anni, grazie ai bandi regionali, sono stati stanziati 70-80 milioni di risorse pubbliche per la riqualificazione delle strutture ricettive, che hanno generato investimenti privati fra gli 800 milioni e il miliardo di euro. L’offerta lombarda si è spostata verso l’alto: nuovi hotel, molte riqualificazioni, una crescita rilevante dei quattro e cinque stelle. Milano, Valtellina, Lago di Como, Brescia: gli imprenditori lombardi hanno investito per primi e senza alcuna garanzia di ritorno. Oggi possiamo dire che la ricettività è pronta ad assorbire la domanda olimpica, che auspichiamo diventi una domanda ordinaria nel medio periodo.
Passando ai prezzi, come rispondete al rischio speculazioni tariffarie?
La preoccupazione è comprensibile, ma i numeri raccontano altro. Quando la domanda supera di molto l’offerta, i prezzi salgono ovunque nel mondo: accade per la Champions League, i grandi concerti, la Formula 1. Detto questo, a Milano i dati mostrano che circa il 30% dei tre stelle resta sotto i 300 euro a notte e il 40% dei quattro stelle sotto i 450 euro nel periodo olimpico. Sono cifre elevate, ma lontane da quelle dei grandi eventi globali. Non si può parlare di speculazione. Gli appartamenti, nel settore extra-alberghiero, sono aumentati anche del 20%, e in diversi casi risultano più cari degli hotel. Quanto alle suite da 20mila euro a notte, parliamo di poche unità: non rappresentano il mercato reale. Diverso il caso di località come Livigno o Cortina, dove la capacità ricettiva è limitata e molte camere sono state riservate alla famiglia olimpica a prezzi calmierati negoziati da noi nel 2018. Le poche stanze rimaste libere possono avere prezzi molto elevati, ma sono casi isolati. Il rischio, semmai, è che chi esagera resti con le camere vuote come accaduto a Parigi e come non accadrà per Milano-Cortina. Guardando ai dati complessivi su Milano, non vedo alcuna dinamica speculativa strutturale.
E, invece, come immaginate il post-Milano Cortina? Il settore beneficerà di un effetto duraturo?
Sì. Il ritorno principale non sarà nei turisti delle settimane olimpiche, ma nei 2-3 miliardi di spettatori che vedranno Milano, la Valtellina, il Lago di Como e tutto il territorio lombardo. Se sapremo valorizzare questa visibilità, i flussi futuri avranno un valore ben superiore alle presenze di febbraio. La Lombardia ha un’offerta unica: laghi, montagne, arte, enogastronomia. Le Olimpiadi sono una vetrina per consolidare una domanda più strutturale e far crescere tariffe e investimenti nel medio-lungo termine.
Concludiamo con una domanda politica: Federalberghi Lombardia ha qualcosa in più da chiedere alle istituzioni per assicurare questa crescita stabile?
Due cose. La prima: completare le opere. Le infrastrutture avviate non devono essere abbandonate dopo i Giochi; al contrario, la roadmap va accelerata. La seconda: una narrazione unitaria del territorio. Oggi molti turisti non sanno quanti siti Unesco abbia la Lombardia o che da Milano, in 40 minuti, si raggiunge il Lago di Como. Musei chiusi, info point assenti, promozione frammentata: così si perde valore. Serve una vera DMO, una Destination Marketing Organization, che coordini offerta, comunicazione e strategie, per chi viene durante le Olimpiadi e per gli spettatori che potrebbero arrivare in futuro. Se completiamo le infrastrutture e costruiamo una DMO forte, l’effetto-Olimpiadi potrà diventare una spinta stabile e duratura per il turismo lombardo.
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