Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Milano » Tram deragliato a Milano, scenario capovolto: la telefonata del conducente 12 secondi prima dello schianto

Tram deragliato a Milano, scenario capovolto: la telefonata del conducente 12 secondi prima dello schianto

Le nuove ricostruzioni spostano in avanti il contatto tra il tranviere e il collega: per gli inquirenti sarebbe terminato appena 12 secondi prima dell’impatto. La difesa insiste sul malore e contesta la lettura della sequenza

Tram deragliato a Milano, scenario capovolto: la telefonata del conducente 12 secondi prima dello schianto
DERAGLIAMENTO TRAM LINEA 9 IN VIALE VITTORIO VENETO – Milano, Italia – Venerdì, 27 febbraio 2026 (foto Stefano Porta / LaPresse)

L’inchiesta sul deragliamento del tram 9 di Milano, costato la vita a due persone e il ferimento di oltre cinquanta passeggeri, entra in una fase delicata perché le ultime ricostruzioni investigative modificano in modo sensibile quanto era emerso nelle ore precedenti. Al centro c’è ancora una volta il telefono del conducente Pietro M., ma la nuova timeline che starebbe prendendo forma avvicina molto di più la conversazione con un collega al momento dello schianto.

Secondo gli elementi tecnici riportati nelle ultime ore, il macchinista sarebbe rimasto al telefono fino a 12 secondi prima dell’impatto contro il palazzo all’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto. Un dato che, se confermato dagli ulteriori accertamenti, renderebbe molto più stretta la connessione temporale tra la chiamata e la sequenza che ha preceduto il disastro ferroviario.

La nuova ricostruzione: telefonata finita a ridosso dell’impatto

L’incidente, stando alle ricostruzioni basate anche sulle immagini di una dashcam, si sarebbe verificato alle 16.11 e 25 secondi. La chiamata del tranviere con il collega del turno precedente si sarebbe invece interrotta alle 16.11 e 13 secondi. Il colloquio, durato circa 3 minuti e 40 secondi, sarebbe iniziato meno di quattro minuti prima dello schianto.

Un elemento che cambia il quadro rispetto a quanto sostenuto finora dalla difesa, che aveva collocato quel contatto molto più indietro nel tempo, escludendo una telefonata negli istanti immediatamente precedenti all’uscita dai binari. Nelle ricostruzioni dei giorni scorsi, infatti, il contatto era stato indicato come avvenuto circa sei minuti prima dell’incidente, mentre ora la forbice temporale si restringe drasticamente.

Procura orientata sulla distrazione, ma la scatola nera non è stata ancora aperta

La convinzione degli inquirenti, secondo quanto trapela, è che la causa del deragliamento possa essere una distrazione più che un malore. La vicinanza tra la fine della telefonata e alcuni passaggi chiave, come la fermata saltata, lo scambio non azionato e la curva affrontata ad alta velocità, è uno dei punti su cui si sta concentrando la Procura.

Allo stesso tempo, però, gli accertamenti tecnici non sono finiti. I dati telefonici dovranno essere incrociati con quelli della scatola nera del mezzo, che dovrà fornire la telemetria esatta relativa a velocità, frenata e comandi impartiti. È proprio su questo incrocio che si giocherà una parte decisiva della ricostruzione.

La linea difensiva: “Non una distrazione, ma una sincope vasovagale”

Il conducente continua a sostenere di aver avuto un malore improvviso. La sua versione resta quella già messa a verbale nei giorni scorsi: il controllo del mezzo sarebbe stato perso a causa di una “sincope vasovagale”, provocata da un forte dolore al piede dopo un trauma riportato durante le operazioni di assistenza a un passeggero in carrozzina.

Secondo la difesa, proprio quel dolore sarebbe stato al centro della conversazione con il collega. Gli avvocati dell’uomo offrono una lettura diversa della sequenza temporale: la telefonata, pur essendo irregolare durante il servizio, si sarebbe interrotta ben prima dello schianto e il collega, al momento del saluto finale, non avrebbe ricevuto risposta. Un dettaglio che, se confermato, potrebbe secondo i legali rafforzare la tesi dell’improvvisa perdita di coscienza del conducente già durante la marcia del mezzo.

Documenti Atm sotto la lente: regole interne, formazione e rischio umano

Nel frattempo le indagini si allargano anche all’organizzazione del servizio e ai protocolli aziendali. Gli investigatori, con il supporto del Nucleo ispettorato del lavoro, hanno acquisito nella sede Atm documentazione tecnica e lavorativa sul Tramlink e sul tranviere.

Tra gli atti richiesti figurano le circolari interne sull’uso del telefono mobile in cabina, lo stato di servizio del conducente negli ultimi tre anni, i documenti sulla formazione, i verbali di sorveglianza sanitaria e i rapporti informativi sui tranvieri in servizio sulla linea 9. Sul mezzo, invece, sono stati chiesti capitolato d’appalto, verbali di messa in servizio, verifiche periodiche, manutenzioni e documentazione sulla valutazione del rischio, compreso quello legato al fattore umano.

Il nodo della chat cancellata resta aperto

Sul tavolo resta anche l’altro filone già emerso nei giorni scorsi, quello relativo allo scambio di messaggi tra il tranviere e un ispettore di Atm arrivato tra i primi sul luogo dell’incidente. Quella chat, secondo quanto riferito, sarebbe stata cancellata dal telefono dell’ispettore, circostanza che ha spinto gli investigatori a sequestrare anche quel dispositivo per chiarire contenuti e tempi della conversazione.

Si tratta di un aspetto che non spiega da solo le cause del deragliamento, ma che potrebbe aiutare a ricostruire con maggiore precisione ciò che è accaduto subito dopo lo schianto, in una fase che per gli inquirenti resta tutt’altro che secondaria.