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Ultimo aggiornamento: 08:31

Milano, nessuna proroga per Delpini: ecco chi è in pole position per succedergli

L’arcivescovo compirà 75 anni il 29 luglio e ha chiesto al Papa di poter concludere il mandato: "Non sarà una proroga di anni"

Di Giorgio d'Enrico

Milano, nessuna proroga per Delpini: ecco chi è in pole position per succedergli

La guida della Diocesi ambrosiana si avvicina a un passaggio cruciale. L’arcivescovo Mario Delpini compirà 75 anni il 29 luglio, età in cui, secondo il diritto canonico, i vescovi presentano le dimissioni al Pontefice. E lui non ha nascosto la volontà di chiudere il mandato nei tempi previsti.

"Io sono andato da papa Leone a esprimere il mio desiderio che quando arriva la data di finire il mio incarico, io lo possa finire. Il Papa è molto riservato, ma io gli ho espresso tutte le ragioni per cui lo incoraggio a scegliere al più presto il mio successore. E lui ha detto “va bene”. Poi, se la cosa slitterà un poco per trovare il successore, anche io gli ho detto “va bene”: ma continuerò ancora per qualche mese, non per certo per anni. Non so chi ha parlato di una proroga”. Un chiarimento netto, che ridimensiona le voci su una possibile estensione pluriennale del suo incarico. Dopo nove anni alla guida della diocesi — nominato il 17 luglio 2017 — Delpini ribadisce che, se necessario, potrà restare per un periodo tecnico, ma non oltre.

Una successione delicata per la Diocesi ambrosiana

La Diocesi di Milano non è una sede qualsiasi. È la più grande del mondo per numero di fedeli e rappresenta un punto nevralgico nel sistema ecclesiale italiano. La scelta del successore avrà inevitabilmente un peso anche negli equilibri nazionali. Nonostante la rilevanza della sede, Delpini non è mai stato creato cardinale da Papa Francesco, che pure lo aveva scelto per Milano. Un elemento che, per molti osservatori, ha segnato una differenza rispetto al passato.

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Il nome in pole per la successione: Pierbattista Pizzaballa

Al momento, come riferisce Repubblica, tra i possibili candidati alla successione circola con insistenza un nome: quello del cardinale Pierbattista Pizzaballa. Sessant’anni, originario di Cologno al Serio, nella bergamasca, francescano dell’Ordine dei Frati Minori, Pizzaballa è stato allievo di Martini ed è considerato un fine biblista. Dal 2020 è patriarca latino di Gerusalemme, dopo essere stato Custode di Terra Santa dal 2004 al 2016. La sua figura ha acquisito una rilevanza internazionale per il ruolo di dialogo e per la voce di pace espressa durante la guerra a Gaza. Il patriarcato latino di Gerusalemme è tradizionalmente affidato a un vescovo arabo: un eventuale rientro in Italia rappresenterebbe quindi una scelta significativa anche sul piano simbolico. Riportare Pizzaballa in Lombardia significherebbe affidare la Diocesi ambrosiana a un profilo internazionale, abituato ai contesti complessi e ai delicati equilibri geopolitici.

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