Il centrodestra continua a muoversi nella partita per le comunali di Milano e tra i profili valutati spunta anche quello di Alessandro Spada. L’imprenditore, alla guida dell’associazione degli industriali milanesi dal 2020 al 2025, sarebbe stato sondato direttamente dalla Lega. Dopo il blitz dell’asse tra Ignazio La Russa e Maurizio Lupi, la coalizione ha riaperto il dossier candidato sindaco in una città dove da quindici anni non riesce a imporsi. Al momento, però, il lavoro procede senza una regia unitaria: ogni partito porta avanti le proprie consultazioni e la lista dei nomi resta in continua evoluzione.
Salvini in campo: contatti diretti con l’ex Assolombarda
A muoversi in prima persona, riferisce il Corriere, sarebbe stato Matteo Salvini, che insieme ai dirigenti milanesi del Carroccio avrebbe verificato la disponibilità di Spada. Nessuna conferma ufficiale, ma nemmeno smentite. Da Roma il sottosegretario Alessandro Morelli ammette che si tratta di un nome credibile tra quelli valutati: “I nomi dei candidati nelle grandi città arriveranno dal tavolo della coalizione, ma si partirà dalle proposte emerse dai monitoraggi in corso”. L’ipotesi è quella di arrivare a una rosa di candidati costruita attraverso le indicazioni dei singoli partiti.
Ma Lupi e Civita restano in corsa
Nel frattempo restano sul tavolo anche altri profili. Da un lato Maurizio Lupi, sostenuto da La Russa ma non gradito a Forza Italia. Dall’altro Antonio Civita, indicato dall’ex sindaco Gabriele Albertini. Il quadro resta quindi fluido, in attesa di un confronto vero e proprio tra le forze della coalizione.
Morelli: “Serve una figura forte, politica o civica”
Morelli non esclude che alla fine possa prevalere una figura politica: “Ci sarà da mettere mano ai problemi accumulati negli ultimi anni dal centrosinistra milanese”. Allo stesso tempo, sottolinea l’importanza di coinvolgere profili di peso: “È fondamentale che persone di prestigio scelgano di mettersi in gioco, perché si crea un clima positivo e un messaggio ai milanesi”. “La partita è complessa — conclude Morelli — partiamo in svantaggio e abbiamo un decennio da recuperare. Ma proprio per questo serve convinzione: non possiamo permetterci di partire con la sindrome della sconfitta”.

