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Milano
Milano, mancano i giudici: i detenuti non possono lasciare il carcere

Mancano i giudici della Sorveglianza a Milano e i detenuti che hanno diritto a misure alternative al carcere non possono uscire anche se ne avrebbero diritto. Nei giorni scorsi, il Presidente Giovanna Di Rosa ha dovuto sopprimere numerose udienze gia' in calendario. Per questo, la Camera di Penale di Milano scrive al Ministro Andrea Orlando chiedendogli di "adottare ogni intervento utile quantomeno a contenere la condizione di grave disagio e disservizio". E dalla missiva si viene anche a sapere che nelle settimane scorse "il Presidente Di Rosa si e' rivolta agli avvocati chiedendo di sostenere gli oneri assicurativi di volontari che potrebbero prestare la loro opera a supporto della cancelleria". In sostanza, si chiede ai legali milanesi di occuparsi delle spese di assicurazione e di viaggio per i 'volontari' della giustizia che gia' in altri Tribunali suppliscono al deficit di personale nelle cancellerie.

Una richiesta, questa, "che sara' valutata ma che anche nell'ipotesi di un esito positivo non risultera' risolutiva del problema la cui dimensione nella sola Milano considerando due case di reclusione e una circondariale sta conducendo di nuovo a un livello di sovraffollamento analogo a quello precedente la nota sentenza Torregiani (che porto' la Corte europea a condannare l'Italia per la violazione dei diritti umani nelle carceri tropo 'strette')". Attualmente il saldo a Milano e' di meno 4 magistrati ma arrivera' presto a meno cinque quando il 2 novembre uno di quelli in servizio andra' in Corte d'Appello. Gli avvocati fanno presente al Guardasigilli, come gia' emerso sulla stampa nei giorni scorsi, che "migliaia di fascicoli giacenti precludono la fuoriuscita dal circuito inframurario di condannati ritenuti meritevoli di reinserimento nel tessuto sociale" e considerano che "il problema non e' solo il Csm" che non rimpiazza chi se ne va "ma e' piu' vasto e ha anche natura politica laddove si parla di carenza di risorse umane ed economiche, oltre che di poteri di indirizzo e concerto tra il Ministro, il Dipartimento dell'Organizzazione giudiziaria e il Consiglio Superiore".

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