Milano
Pusher ucciso a Rogoredo, le "ambiguità" nell'esito dell'autopsia
Milano, il colpo sparato dall'agente di polizia è partito da oltre 25 metri. Ma non è chiaro se Mansouri sia stato colpito alla schiena o da posizione frontale

Pusher ucciso a Rogoredo, le "ambiguità" nell'esito dell'autopsia
L’autopsia non scioglie i nodi sulla morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne di origini marocchine ucciso la scorsa settimana durante un controllo antidroga nel boschetto di Rogoredo, alle porte di Milano. I primi esiti dell’esame, definito “ambiguo”, non consentono al momento di avvalorare né la tesi della legittima difesa né quella dell’omicidio.
Il pusher non sarebbe stato colpito né di schiena né in posizione frontale
L’esame autoptico è stato effettuato da Cristina Cattaneo presso l’Istituto di medicina legale. Mansouri non sarebbe stato colpito né di schiena né in posizione pienamente frontale: al momento dello sparo avrebbe avuto la testa leggermente girata verso sinistra. Il proiettile lo ha raggiunto sopra l’orecchio destro, entrando dal lato destro della fronte, un dettaglio che dovrà essere approfondito attraverso ulteriori accertamenti tecnici.
Rogoredo, la distanza dello sparo: oltre 25 metri
Un elemento ritenuto certo riguarda la distanza da cui è partito il colpo, giudicata “importante”. Secondo quanto riferito dalla difesa del poliziotto, lo sparo sarebbe avvenuto da una distanza ben superiore ai 25 metri. Un dato che, per l’avvocato Piero Porciani, sarebbe compatibile con la versione fornita dall’agente, attualmente indagato per omicidio volontario.
Le due versioni contrapposte sulla sparatoria a Rogoredo
Le indagini coordinate dal pm Giovanni Tarzia proseguono per chiarire la dinamica dei fatti. Da un lato, l’agente sostiene di aver sparato per paura, dopo che Mansouri gli avrebbe puntato contro una pistola, risultata poi essere una replica a salve di una Beretta 92. Dall’altro, la famiglia della vittima afferma che il 28enne stesse scappando al momento dello sparo e che quindi si tratti di un omicidio.
L’autopsia rappresenta solo il primo passo. Saranno decisivi gli esami balistici, chiamati a ricostruire con precisione la traiettoria del proiettile e le posizioni reciproche della vittima e dell’agente al momento dello sparo. Il prossimo accertamento, fissato per il 9 febbraio, riguarderà l’analisi della pistola giocattolo in possesso di Mansouri, alla quale prenderà parte anche la difesa attraverso il consulente Dario Redaelli.
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