Si è aperta con parole durissime la requisitoria della pm Marina Petruzzella, che ha descritto un sistema in cui le norme urbanistiche sarebbero state «trattate come orpelli». Al centro della contestazione della Procura milanese c’è l’impiego di una Scia definita «fantasiosa e diabolica», ovvero un’autocertificazione che, secondo il magistrato, rappresenta un titolo edilizio inesistente nel nostro ordinamento. Tale strumento sarebbe stato utilizzato illecitamente al posto del permesso di costruire convenzionato e del relativo piano attuativo, obbligatori per le nuove edificazioni. Come riportato dall’Ansa, l’accusa sostiene infatti che un grattacielo di 24 piani, alto oltre 80 metri, sia stato di fatto «spacciato» per un semplice intervento di ristrutturazione.
Secondo la ricostruzione della Procura, con la realizzazione della Torre Milano di via Stresa non sarebbe stato preso in considerazione «l’interesse pubblico», mentre la scelta urbanistica avrebbe avuto come unico effetto quello di «favorire l’imprenditore, senza alcun vantaggio per la comunità, ma anzi con un danno». Nel corso della requisitoria Petruzzella ha indicato come elemento chiave delle contestazioni una determina dirigenziale firmata nel 2018, che avrebbe introdotto una prassi di fatto derogatoria rispetto alle norme morfologiche. Una decisione che, secondo l’accusa, avrebbe consentito di generalizzare una procedura utilizzata anche in altri progetti urbanistici finiti sotto indagine, incidendo persino sul calcolo delle cosiddette monetizzazioni, cioè gli oneri dovuti dai costruttori per gli interventi sul territorio.
In particolare, la pm ha parlato di «macroscopiche violazioni» dei limiti urbanistici e ha criticato il ruolo della Commissione paesaggio, che avrebbe modificato il proprio giudizio sull’intervento con quello che ha definito «un triplo salto mortale», arrivando infine a esprimere parere positivo alla costruzione del grattacielo. Petruzzella ha ricordato anche diverse sentenze, comprese pronunce della Cassazione, che a suo dire confermerebbero la correttezza dell’impostazione investigativa: «Solo la legge dello Stato può disciplinare i titoli edilizi», ha sottolineato, contestando il ricorso alla cosiddetta “Scia con atto d’obbligo”, ritenuta uno strumento inventato per bypassare i piani attuativi.
Le contestazioni urbanistiche sulla Torre Milano
Nel dettaglio, secondo l’accusa l’intervento non avrebbe potuto essere autorizzato senza una vera istruttoria urbanistica e senza un piano attuativo. L’edificio, alto circa 84 metri, supererebbe infatti ampiamente i limiti previsti per interventi di ristrutturazione edilizia e avrebbe comportato un forte aumento delle volumetrie rispetto al contesto urbano circostante. La torre, ha spiegato la pm, sovrasterebbe gli edifici della zona di sei-otto piani, violando le norme morfologiche sull’allineamento con le costruzioni preesistenti.
Un altro elemento contestato riguarda il cambio di destinazione d’uso: al posto di uffici sarebbe stato realizzato un complesso residenziale con 102 appartamenti e circa 300 nuovi residenti potenziali, su una superficie di quasi cinquemila metri quadrati. In base alla ricostruzione della Procura, il ricorso al piano attuativo avrebbe comportato anche una diversa valutazione degli standard urbanistici e delle compensazioni per il quartiere, tra cui parcheggi, verde pubblico e servizi come asili nido. Le monetizzazioni a carico del costruttore, ha sostenuto la pm, avrebbero dovuto raggiungere circa 4,5 milioni di euro.
Oggioni e gli altri imputati
Il procedimento rappresenta la prima requisitoria tra i vari processi nati dalle indagini milanesi sul settore edilizio. Tra gli imputati figurano Giovanni Oggioni, già a capo dello Sportello unico edilizia e membro della Commissione paesaggio, insieme ad altri sette profili tra tecnici comunali, funzionari di Palazzo Marino e imprenditori. Oltre allo stesso Oggioni e all’ex dirigente comunale Franco Zinna, sono imputati gli imprenditori Stefano e Carlo Rusconi, il progettista Gianni Maria Ermanno Beretta e gli allora funzionari dello Sportello unico edilizia Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi.
Le contestazioni mosse sono quelle di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Dopo le richieste dell’accusa, la parola passerà alle difese per le arringhe finali, già calendarizzate in due udienze nel corso del mese di aprile.

