“Otto radici nel deserto”, la nuova frontiera del graphic storytelling. Intervista a Emanuele Leone - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 10:09

“Otto radici nel deserto”, la nuova frontiera del graphic storytelling. Intervista a Emanuele Leone

Tra illustrazione e reportage: graphic novel, un ponte tra arte e narrazione visiva

di redazione

“Otto radici nel deserto”, la nuova frontiera del graphic storytelling. Intervista a Emanuele Leone

Negli ultimi decenni le graphic novel si sono affermate come un linguaggio narrativo completo e sofisticato, in grado di unire illustrazione, testo e profondità tematica in un formato che va ben oltre il “fumetto” tradizionale. Questo medium ha guadagnato riconoscimento nel panorama culturale internazionale per la capacità di affrontare tematiche complesse, dalla memoria storica alle identità culturali, rendendo accessibili storie spesso difficili da raccontare con la sola prosa. L’interazione tra immagini e parole non solo facilita l’accesso a narrazioni articolate anche per un pubblico giovane, ma potenzia l’engagement emotivo e cognitivo, facendo delle graphic novel strumenti efficaci anche in contesti educativi e di discussione sociale.

In questo contesto si inserisce “Otto radici nel deserto”, la nuova opera di Emanuele Leone (autore del racconto e disegnatore), Rajae Bezzaz (coautrice), Mitch DJ (coordinatore team editor), un viaggio tra Iraq, memoria, incontro e resilienza, arricchito da una colonna sonora originale di Luciano D’Addetta, che rende quest’opera unica in quanto le musiche sono state scritte appositamente per un prodotto editoriale, cosa che ad oggi non si era ancora verificato nel panorama della carta stampata. L'INTERVISTA 


“Otto radici nel deserto” nasce da esperienze reali. Come hai trasformato un viaggio così intenso in linguaggio visivo?
Questo progetto è stato un’opportunità unica di sperimentare quanto il disegno possa restituire non solo ciò che si vede, ma ciò che si sente. In due anni di lavoro ho cercato di trasformare incontri, volti, paesaggi e testimonianze in immagini che parlano da sé. L’illustrazione consente di restituire sfumature emotive e simboliche difficili da rendere solo col testo.


Che ruolo ha avuto per te la combinazione tra disegno, testimonianza e musica?
La sinergia tra immagini, narrazione e musica di Luciano D’Addetta ha reso più ricca l’esperienza del lettore. Non volevo solo raccontare un viaggio geografico ma soprattutto umano, e la musica amplia la dimensione sensoriale del racconto, guidando il ritmo emotivo tra una tavola e l’altra. È una forma di graphic storytelling che avvicina chi legge al cuore delle storie raccontate.


Otto e Walter rappresentano due modi di guardare il mondo. Come hai lavorato su questi personaggi?
Otto e Walter incarnano due sensibilità: la parola e l’immagine. Il mio lavoro è stato quello di far sì che il loro sguardo si intrecciasse in un racconto visivo fluido e coinvolgente, in cui il lettore possa percepire la complessità dell’esperienza così come l’abbiamo vissuta, non come semplice successione di eventi, ma come profondità di relazioni umane.


l target ideale dell’opera?
Se da un lato pensiamo a un pubblico giovane appassionato di grafica e illustrazione, dall’altro la graphic novel si rivolge a chiunque cerchi un’esperienza narrativa visiva completa. Le immagini e i colori rendono accessibili temi complessi che, in forma esclusivamente scritta, rischierebbero di risultare più distanti.

Due pagine tratte dala graphic novel Otto radici nel deserto”
 

Cosa speri che il lettore porti con sé dopo aver chiuso il libro?
Vorrei che il lettore sentisse la radice comune che unisce tutti noi: resilienza, umanità e speranza. Attraverso il linguaggio visivo vogliamo fare emergere la somiglianza tra culture e storie, restituendo una prospettiva che invita alla comprensione e all’empatia.


Com’è stato lavorare con figure come Rajae Bezzaz, del mondo della televisione, Luciano D’Addetta, della musica, e Mitch DJ, coordinatore del team editoriale?
Collaborare con Rajae Bezzaz, Luciano D’Addetta e Mitch DJ è stata un’esperienza davvero unica e formativa. Ognuno di loro ha portato qualcosa di personale all’interno dell’opera, arricchendo la narrazione con la propria esperienza e sensibilità. Lavorare con D’Addetta, ad esempio, è stato straordinario: ha composto musiche orchestrali originali seguendo la narrativa, creando un vero e proprio accompagnamento emotivo alle tavole. Rajae mi ha permesso di confrontarmi su esperienze di vita e contesti culturali diversi dai miei, aiutandomi a raccontare le storie con maggiore profondità e apertura. Mitch DJ ha garantito coesione e qualità in tutte le fasi della produzione, trasformando idee complesse in una struttura narrativa chiara e funzionale. È stato un percorso che mi ha fatto crescere come autore e narratore visivo, ma anche come parte di un team creativo che ha dato vita a un’opera unica.

Emanuele Leone – profilo dell’autore

Emanuele Leone è un autore e narratore visivo che opera sul confine tra reportage, illustrazione e memoria. Con Otto radici nel deserto porta all’estremo la sua poetica visiva: un uso maturo del disegno come strumento di testimonianza e riflessione, capace di dare voce a storie che attraversano distanza, conflitto e speranza. Fondatore di Emacomicschool, un’associazione culturale la cui missione è creare un luogo dove chiunque voglia approfondire il mondo del disegno possa farlo a costi calibrati, permettendo a tutti di diventare disegnatori o autori, in un ambiente professionale ma ricco di passione e progetti editoriali. Ad oggi, Emacomics e il suo staff formano ragazzi e non solo, al mondo della regia cinematografica grazie a Riccardo Paoletti, uno dei registi più blasonati del panorama italiano, e alla sceneggiatura fumettistica a cura di Francesco Ive Lombardo, grande figura nel panorama autoriale e soggettistico italiano.

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