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Milano

di Fabio Massa

Direzione infuocata nel Pd lombardo. La vittoria ha tanti padri, la sconfitta nessuno. Mai come in questo caso il detto pare essere valido. Così, Maurizio Martina si presenterà di fronte alla direzione per la sua relazione dopo la campagna - andata male, delle Regionali. C'è chi, nei rumors della vigilia, parlava di un Martina che si presenta dimissionario. E chi invece giura che farà esattamente come Bersani, rimanendo sulla nave "anche da mozzo". Intanto però si scaldano i pretendenti, come Carlo Borghetti, di Area Democratica, che ha preannunciato ad Affaritaliani.it la sua intenzione di mettersi a disposizione del Partito. Non c'è solo lui, beninteso. In ogni caso, Martina va a scadenza. Sono gli ultimi mesi, però densissimi di impegni perché il solito strabismo milanocentrico (incredibile che ancora qualche democratico non abbia imparato, dopo la dura lezione impartita ad Ambrosoli dalle periferie dell'impero lombardo, quelle campagne dove la Lega Nord ha fatto il pieno) fa scordare che si sta per votare a Sondrio e si sta per votare - vera e propria sfida clou - a Brescia. La Leonessa, seconda città più grande della Lombardia, è una sfida da far tremare i polsi: perché governa il centrodestra, perché è il crocevia di interessi economici come A2A (partecipata al 27.5% anche da Milano). Occorre arrivarci senza segretario? Quanto riuscirà Martina, che tutti elogiarono quando rifiutò un posto sicuro a Roma, a tenere la calma e a pensare alla "ditta"? Lo sapremo questa sera.

Quel che non sapremo tanto presto, ma si può iniziare ad intuirlo, è la volontà dei tanti eletti in un Parlamento che definire balneare è poco. Se durerà, questo Senato e questa Camera lo faranno per poco. Sarà breve esperienza, ma molto intensa, visto che gli eletti democratici dovranno rimanere a Roma praticamente a tempo pieno a votare tutto il votabile (leggasi Presidente della Repubblica), in un passaggio cruciale per il nostro Paese. Inutile dire che in un quadro del genere, le correnti tendono inevitabilmente a sfaldarsi, tra livelli "locali" che vogliono contare e livelli "romani" che non vogliono perdere posizioni. C'è già chi preconizza che nella partita sulle segreterie cercheranno di inserirsi eletti e neoeletti di varie correnti. Per il partito del territorio, quello che non vuole essere terra di paracadute e che vuole contare per quello che esprime, è una sfida che non si può perdere. Insomma, ci sono tanti sapori nel piatto che si sta andando a servire. C'è quello della sconfitta, quello del dovere, quello della lealtà, quello della sfida tra territori, quello degli emergenti e quello dei leader. Ora vedremo i democratici che cosa riusciranno a sfornare.

@FabioAMassa

Tags:
martina pd







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