"Per Natale appendi uno sbirro all'albero": quando rimuoviamo quelle scritte da Porta Romana? - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 11:00

"Per Natale appendi uno sbirro all'albero": quando rimuoviamo quelle scritte da Porta Romana?

Milano, non proteste ma linguaggio di guerra sui muri di Porta Romana. E c'è pure una reinterpretazione di Ungaretti: “Si sta in via Quaranta sui T-Max i maranza”

di Alessandro Pedrini

"Per Natale appendi uno sbirro all'albero": quando rimuoviamo quelle scritte da Porta Romana?

A Milano, in Corso di Porta Romana, qualcuno ha deciso di spiegare come sta il Paese. Usando un muro. Lo ha fatto con frasi semplici, rozze, definitive: “Fuoco alle carceri”, “+ sbirri deceduti”, “Per Natale appendi uno sbirro all’albero”.

Non servono commenti. Bastano le virgolette. C’è poi l’orgoglio di appartenenza: “Si sta in via Quaranta sui T-Max i maranza”. Pare l’Ungaretti degli scemi. Che vogliono dire: siamo qui, ci riconosciamo, non ci vergogniamo. E infine l’agiografia: “Ramy vive”. Il martire, l’icona, l’alibi.

Non è protesta. È linguaggio di guerra. Non è disagio sociale. È odio dichiarato. E soprattutto non è periferia: è centro città. Esposto. Rivendicato. Un tempo si bruciavano le bandiere. Oggi si augura la morte agli uomini in divisa. Il progresso, si dirà.

Intanto lo Stato viene ridotto a caricatura e chi lo rappresenta diventa bersaglio legittimo. Non di un’analisi politica, ma di una minaccia. La cosa più grave non sono le scritte. O meglio: lo sono, gravissime. Ma è ancora più grave che restino, a distanza di un mese, visibilissime. Senza una parola netta di condanna. Perché quando l’odio diventa folklore urbano, vuol dire che qualcuno ha già smesso di indignarsi. E quando un Paese smette di indignarsi, di solito, ha già scelto da che parte stare.7

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