Il Piano Casa del Comune di Milano entra nella sua seconda fase: "La nostra risposta all'emergenza delle emergenze" - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 09:26

Il Piano Casa del Comune di Milano entra nella sua seconda fase: "La nostra risposta all'emergenza delle emergenze"

Workshop a Palazzo Reale promosso dall'assessore Emmanuel Conte, regista dell'ambizioso progetto. I correttivi apportati al piano ed il cronoprogramma: "Siamo pionieri, obiettivo da raggiungere per contrastare le diseguaglianze"

di Federico Ughi

Il Piano Casa del Comune di Milano entra nella sua seconda fase: "La nostra risposta all'emergenza delle emergenze"

Il Piano Casa del Comune di Milano entra nella sua seconda fase. L'obiettivo resta quello fissato lo scorso aprile quando il sindaco Beppe Sala ha affidato all'assessore al Bilancio Emmanuel Conte l'ambizioso e complesso compito: 10mila alloggi da mettere a disposizione in affitto per il ceto medio cittadino (lavoratori con uno stipendio tra i 1.500 ed i 2.500 euro al mese) con un canone che non deve superare un terzo dello stipendio, entro dieci anni. Conte ha fatto il punto sul piano durante un workshop promosso nella giornata di giovedì 22 gennaio a Palazzo Reale, che ha visto il coinvolgimento anche degli stakeholder del mondo imprenditoriale e finanziario, naturali interlocutori del progetto. 

"L'obiettivo è dare una prima risposta complessiva e politica all'emergenza delle emergenze, che è quella abitativa - ha spiegato Conte -. La casa è un enzima acceleratore delle disuguaglianze che si vivono all'interno delle nostre città. Incide molto sulla disuguaglianza di genere, anagrafica, di reddito. Quindi, la nostra strategia avrà un impatto sul benessere fisico, mentale e sociale delle nostre concittadine e dei nostri concittadini. Non abbiamo più molto tempo da perdere, dobbiamo intervenire". Operatori privati, mondo delle cooperative, finanza sono parte integrante del processo: "Bisogna fare sistema a tutti i livelli, anche quello istituzionale, naturalmente. È una sfida per il bene comune. Per quanto sia una realtà strutturata, Milano da sola non può vincerla".

Rispetto al suo varo di qualche mese fa, il piano straordinario è in evoluzione. Alcuni aspetti sono stati rivisti anche alla luce dei primi feedback da parte degli operatori. "Forse avevamo posto inzialmente obiettivi troppo sfidanti - riconosce Conte -. Ma stiamo muovendoci da pionieri in questa partita e stiamo aggiustando il tiro laddove serve. Quello che è certo è che questo piano non deve restare una suggestione: dobbiamo mettere a terra gli obiettivi che sono stati indicati dal sindaco Sala con l'assegnazione delle aree entro fine mandato".

La sfida abitativa del Comune di Milano: il contesto e le correzioni in corsa al piano 

Nel contesto di una sfida che accomuna Milano ad altre grandi città europee alle prese con i medesimi problemi (aumenti del costo delle case, offerta che non tiene il passo con la domanda, patrimoni abitativi sfitti e non utilizzati), il capoluogo meneghino si caratterizza per un aumento graduale della popolazione. E per un alto turnover: molti giovani arrivano, ma le famiglie non reggono i costi dell'abitare e si spostano nell'hinterland. Si parla di ceto medio, dei lavoratori che mandano quotidianamente avanti la città.


 

Le risposte alla prima manifestazione di interesse nella primavera del 2025 hanno consentito di avviare il primo bando in via Demostene. Ma hanno anche portato a correggere il tiro rispetto alle altre aree. Quali le modifiche principali? Saranno gli uffici comunali a svolgere preliminarmente le indagini ambientali e valutare eventuali costi di bonifica delle aree. E sarà sempre l'Amministrazione a svolgere preliminarmente l'istruttoria economico-finanziaria sugli interventi.

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Piano Casa Milano: i nuovi bandi e gli obiettivi aggiornati

Definiti i nuovi criteri, saranno messe a bando già a febbraio le aree di via Bovisasca, San Romanello e Sant'Elia. Particolarmente significativa quest'ultima: si tratta della zona dell'ex Palasharp. A marzo sarà invece lanciato il concorso di idee per via Zama, via Salomone e Porto di Mare. Altre aree saranno stralciate dal piano e saranno destinate a funzioni pubbliche: si tratta di via Betti/Cechov, piazzale Martesana, via Esterle, via De Notaris, via Trevi. E l'obiettivo dei 10mila alloggi (6.500 in città, 3.500 nell'hinterland)? Rimane, ma si punta a raggiungerlo battendo anche altre strade: recuperare il patrimonio abitativo Erp e non Erp di proprietà comunale, ovvero case di proprietà del Comune ma attualmente vuote. E poi acquisendo immobili da altri enti pubblici. Un cambio di paradigma per il quale Conte ha affermato esserci a disposizione risorse. Non è l'unico correttivo: rispetto all'obiettivo iniziale di case in affitto a 80 euro al metro quadro all'anno, è probabile che servirà una certa dose di pragmatismo e flessibilità, concedendo qualcosa al privato. Ma senza derogare da una forte regia pubblica, che con la partnership pubblico-privato costituisce il pilastro della strategia messa in atto dal Comune. 


 

Il piano straordinario è completato da altre misure a supporto come il contributo da 1,2 milioni di euro a sostegno dell'affitto per i lavoratori under 35 ed il recupero delle aree dismesse di proprietà comunale a Gorgonzola, Gessate e Cologno.

Il Piano Casa e il futuro di Milano

Prima degli interventi più tecnici e delle tavole rotonde con gli operatori, la giornata ha visto i contributi (in videocollegamento) del sindaco Beppe Sala (QUI IL SUO INTERVENTO) e di Irene Tinagli, Presidente della Commissione speciale sulla crisi abitativa in Europa, la quale ha rimarcato il paradosso dell'emergenza abitativa: questione che ha radici internazionali ma il cui impatto è assolutamente locale. Ha preso quindi parola anche l'assessore lombardo alla Casa Paolo Franco, che ha riconosciuto l'impegno del Comune di Milano nella sfida del welfare abitativo ed ha poi rivendicato l'impegno di Regione per l'housing sociale con una delibera da 100 milioni di euro per mettere in atto misure a sostegno del ceto medio.

Sala conferenze di Palazzo Reale gremita, con una nutrita rappresentanza politica a testimonianza dell'importanza attribuita al piano straordinario: presenti tra gli altri gli assessori Fabio Bottero, Alessia Cappello, Marco Granelli, Lamberto Bertolè e Martina Riva, oltre a Filippo Barberis e Guido Bardelli, l'ex assessore alla Casa che ha dato il "la" al piano. Secondo alcuni osservatori, una giornata che potrebbe aver rappresentato un passaggio anche rispetto al percorso di Emmanuel Conte verso una possibile candidatura a sindaco. A domanda dei cronisti sulle primarie, il diretto interessato ha glissato:  "È presto, è ancora presto. Vediamo".

Deleo (Assimpredil Ance): "Imprese pronte a fare la loro parte, ma servono regole certe"

Tra le reazioni degli stakeholder al Piano Casa del Comune di Milano, Giovanni Deleo, presidente di Assimpredil Ance, definisce il piano “un buon punto di partenza”, perché orientato a dare una risposta alle fasce più fragili. Deleo sottolinea però che i meccanismi devono essere economicamente sostenibili, altrimenti il rischio è il blocco degli investimenti e la scarsa partecipazione alle gare. Centrale, secondo il presidente di Assimpredil, è anche evitare il “collo di bottiglia” legato a permessi e pareri: le imprese sono pronte a fare la loro parte, ma servono regole certe, procedure collaudate e un dialogo continuo tra pubblico e privato, perché “la legalità va perseguita attraverso la certezza del diritto, non con un blocco generalizzato”.

Maggioni (Consorzio Cooperative Lavoratori): "Impianto generale del piano condivisibile"

Più articolato ma complessivamente positivo anche il giudizio di Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative Lavoratori, che parla di “un passaggio importante, in continuità con l’avviso pubblico di un anno fa”. Maggioni considera condivisibile l’impianto generale del piano, dalla definizione dei costi di bonifica al controllo dei Piani economico-finanziari, fino alla conferma del canone di riferimento a 80 euro al metro quadro, ricordando che oltre i 120 euro l’abitare diventa insostenibile per i lavoratori. Restano però due nodi da chiarire: la permanenza degli alloggi in affitto e l’esenzione dall’IMU per le aree in trasformazione nelle fasi procedurali.

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