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Pinocchio/Portello, una decisione scomoda (da cui tutti scappano)

Pinocchio/Portello, una decisione scomoda (da cui tutti scappano)
Pinocchio radiolombardia
C’era una volta un Paese nel quale quando c’era da prendere una decisione scappavano un po’ tutti. La patata bollente dell’area Portello

ASCOLTA LA RUBRICA “PINOCCHIO” OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO “PANE AL PANE” E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45

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C’era una volta un Paese nel quale quando c’era da prendere una decisione scappavano un po’ tutti, chi a destra e chi a sinistra, soprattutto quando quella decisione è altamente impopolare. Mi riferisco alla vicenda del Portello, la zona di Milano dove potrebbe sorgere il nuovo stadio del Milan. In lizza per quell’area ci sono solo due progetti, uno è stato eliminato: un progetto definito “green”, quello di Vitali, e – appunto – lo stadio. Ora, come al solito i cittadini si sono organizzati perché ritengono che dei due solo quello di Vitali sia “sostenibile” dal quartiere. Lo stadio, dicono, porterebbe troppo traffico, inquinamento, etc etc. Sulla bontà o meno di queste motivazioni io non mi esprimo. Perché da una parte è vero che la qualità della vita è importante. Dall’altra è anche vero che senza nessuna attività di attrazione la città muore, pezzo dopo pezzo. Quindi, giudizio sospeso. Quello che però mi infastidisce è che il Comune di Milano pare non intenda decidere niente. Eppure ha una bella responsabilità, perché deve fare le varianti urbanistiche del caso, e comunque è un quartiere che subirebbe grossi cambiamenti. Così, con un occhio alle elezioni dell’anno prossimo, nessuno dice niente. Nè a favore né contro lo stadio. Intanto Fondazione Fiera, che dei terreni è proprietaria, deciderà a chi darli per realizzare o lo stadio o il progetto green. E con questo ci si mette sulla strada per realizzare un grande pasticcio nuovo di zecca. Perché se decidessero di fare lo stadio e poi il Comune si opponesse? E se decidessero di fare il progetto green e poi si scoprisse di aver mancato un’occasione? Insomma. La verità è che bisognerebbe, almeno una volta nella vita, non tenere lo sguardo fisso sulle urne del 2016, ma sui problemi del 2015. Sarebbe un bel passo avanti.