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Milano
Profughi, 300 arrivi in Centrale, Milano si prepara (tra le polemiche) all'accoglienza

Nuovo flusso di profughi alla stazione centrale. In due giorni sono arrivati alla scalo ferroviario del capoluogo lombardo 300 persone su treni provenienti da Salerno e dalla località della Puglia. Si tratta per lo più di cittadini di nazionalità siriana (220); il resto è costituito da eritrei (80). Di questi 25 famiglie, tutte siriane, sono state accolte a Casa Suraya, il centro di accoglienza, gestito dalla cooperativa Farsi Prossimo di Caritas Ambrosiana. Tutti gli altri sono stati smistati dal Comune di Milano nelle altre strutture convenzionate (via Aldini, Corelli, Mambretti, Saponaro-Isonzo).

«Sono famiglie stremate, sbarcate nelle settimane scorse sulle coste meridionali, accolte nei centri del Sud, da dove autonomamente hanno raggiunto Milano. Come per quelle che le hanno precedute in questo ultimo anno e mezzo (da quando è scoppiata la crisi siriana e l’emergenza profughi che ne è seguita), anche queste ultime sono in transito: probabilmente rimarranno da noi qualche giorno, il tempo di organizzarsi per ripartire verso il Nord Europa», osserva Annamaria Lodi, presidente della Cooperativa Farsi Prossimo.
Nel frattempo sono attesi altri arrivi all’aeroporto di Bresso, dove è stato allestito un campo dalla Croce Rossa. «Siamo pronti ad offrire la nostra collaborazione, come sempre, in un quadro di regole certe, che consenta di offrire un’assistenza dignitosa alla persone», commenta don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana.

Già questa estate, in occasione della nuova ondata di profughi, le cooperative della Caritas Ambrosiana hanno firmato una convezione con la Prefettura. In virtù di questo accordo, la cooperativa Intrecci ha messo a disposizione 100 posti nel centro Sant’Ambrogio di Magenta, la cooperativa Farsi Prossimo 5 appartamenti per altrettanti nuclei familiari a Milano e hinterland. Gli ospiti, per lo più di nazionalità congolese o nigeriana, hanno fatto richiesta di asilo alla commissione territoriale di Milano e sono in attesa di conoscerne l’esito. «A tutti i nostri ospiti offriamo corsi di alfabetizzazione, attività sportive e di teatro in collaborazione con gli oratori e le associazioni del territorio. Inoltre li prepariamo ad affrontare l’audizione in commissione, momento cruciale dal quale dipende il loro futuro», spiega Mario Salis, vicepresidente della cooperativa Intrecci.

Per la gestione dell'emergenza profughi "il Comune di Milano non impiega risorse proprie". L'assessore alle Politiche Sociali di Palazzo Marino, Pierfrancesco Majorino, interviene cosi' nella polemica nata dall'iniziativa dei FdI di una raccolta firme per dire basta ai profughi e protestare contro le spese per gli immigrati. Majorino ha reso noto che "tutte le risorse sono statali e sono state trasferite dal Ministero dell'Interno a seguito della convenzione sottoscritta con la Prefettura dal Comune e dagli enti gestori delle strutture", invitando il consigliere De Corato a "non confondersi leggendo le cifre scritte nella lista di bilancio, attribuendo al Comune spese non sue o relative a capitoli di intervento che non c'entrano con l'emergenza profughi".

"Milano affronta da tempo una grave emergenza profughi. Dalla Siria e da diversi Paesi del Medioriente, del Mediterraneo e dell'Africa centrale, arrivano a Milano migliaia di donne, uomini e bambini. Il Comune ha mandato in questi anni di amministrazione arancione segnali di apertura indiscriminata a chiunque, senza alcun raccordo con il Governo, con le Forze dell'Ordine, con le Istituzioni europee e con le altre Istituzioni locali". Così Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia, che ha Majorino replica: "L'assessore Majorino continua a battibeccare con il Governo, lamentandosi di un problema che la sua stessa Giunta ha creato lanciando proclami ideologici sull'accoglienza, e scaricando gli oneri sul privato sociale e sulla città. E spendendo anche soldi dei milanesi, malgrado le spericolate e poco credibili smentite che arrivano dall'assessore. Invece che arrampicarsi sui vetri e lamentarsi col Governo, la Giunta dica come stanno davvero le cose. Dica quanti soldi ha speso per i profughi, senza giocare a nascondino. Vogliamo le cifre. Decideranno poi i milanesi se sono soldi ben spesi o no, in un momento in cui il Comune non ha più un euro in cassa, e con un bilancio che la maggioranza non riesce ancora ad approvare".

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