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Referendum giustizia, Milano celebra il No. Festa in piazza Duomo per Pd e M5S. Ma i riformisti: “Serviva il cambiamento”

Dal Pd ai 5 Stelle: “Risultato oltre le aspettative”. I riformisti e il centrodestra: “Serviva il cambiamento”. I magistrati brindano a Palazzo di Giustizia

Referendum giustizia, Milano celebra il No. Festa in piazza Duomo per Pd e M5S. Ma i riformisti: “Serviva il cambiamento”

Milano si è svegliata il giorno dopo il referendum sulla giustizia con un dato politico chiaro e un clima diviso tra entusiasmo e delusione. In piazza Duomo, già nella serata di ieri, il comitato per il No ha festeggiato tra bandiere di Pd, M5S, Avs, Cgil e Arci, sulle note di “Bella Ciao” e “C’è chi dice no”. Tra i presenti anche l’ex magistrato Armando Spataro e il parlamentare M5S Federico Cafiero De Raho, in un clima di euforia che ha fatto da contraltare al rammarico espresso dal fronte opposto.

Per Alessandro Capelli, segretario del Pd Milano metropolitana, “l’Italia ha fermato la furia delle destre sovraniste e ha detto chiaramente che l’alternativa alla peggiore destra del dopo guerra esiste già”. E proprio Milano, dove il No ha prevalso nettamente, “avrà un grande ruolo nella costruzione dell’alternativa al centrodestra”.

Milano, il Pd: “Risultato oltre le aspettative”

Nel centrosinistra il risultato viene letto come un segnale politico forte. Pierfrancesco Majorino sottolinea che “a Milano si profila un risultato sopra ogni aspettativa”, ricordando come alla vigilia “ci avevano spiegato che qui la partita fosse incertissima”, mentre il distacco finale supera i quindici punti. Sulla stessa linea Silvia Roggiani: “La destra aveva chiamato il referendum aspettandosi un plebiscito e invece non è stato. Persino nella Lombardia che immaginavano fosse la loro cassaforte elettorale il risultato dice chiaramente che i margini si stanno riducendo”.

Anche il Movimento 5 Stelle rivendica il significato politico del voto. Nicola Di Marco parla di “voto politico che apre ad una nuova primavera”, aggiungendo che “di quattro anni di Governo resta il nulla”.

Il fronte del Sì: “Occasione persa per il Paese”

Di segno opposto le valutazioni di chi sosteneva il Sì. Da Azione ai riformisti del centrosinistra, emerge la lettura di una riforma mancata. La costituzionalista Marilisa D’Amico parla apertamente di “occasione persa”, sottolineando come i temi della separazione delle carriere e della riforma del Csm fossero “principi importanti e fondamentali con cui attuare meglio la nostra Costituzione”. Allo stesso tempo, riconosce “una grande partecipazione” su un referendum definito tecnico: “Su questo una riflessione andrà fatta”. E aggiunge un passaggio politico significativo: “Questo non era un referendum di Meloni ma veniva da lontano, anche da sinistra”.

Dal centrodestra, Alessandro Sorte (Forza Italia) esprime “grande dispiacere”, definendo il risultato “un’occasione persa per il Paese”, mentre Carlo Maccari (Fratelli d’Italia) invita a leggere comunque il dato lombardo come positivo: “La Lombardia si conferma protagonista, con un risultato chiaro e netto a favore del Sì”.

Anche i magistrati in festa: “Scampato pericolo”

La vittoria del No è stata accolta con soddisfazione anche negli ambienti giudiziari milanesi. Nell’aula magna del Palazzo di Giustizia si sono riuniti oltre cento magistrati, tra giudici e pm, per celebrare l’esito del voto. Presenti, tra gli altri, il procuratore Marcello Viola e il presidente del Tribunale Fabio Roia, insieme a esponenti dell’Anm e figure storiche della magistratura come Armando Spataro e Tiziana Siciliano. Guglielmo Leo, presidente del Comitato per il No di Milano, ha parlato di un impegno che prosegue: “Parteciperemo al lavoro, che comincia da domani, per il consolidamento della Costituzione e dell’immagine dei magistrati, sancito da questo voto”. Tra i presenti, il sentimento prevalente è stato sintetizzato così: “la gioia per lo scampato pericolo”.

Milano, in piazzale Loreto l’altra mobilitazione: “Un voto per cacciare il governo fascista”

Accanto alla festa istituzionale e politica, in città si è registrata anche una mobilitazione più radicale. In piazzale Loreto, il presidio organizzato da Potere al Popolo e dal Comitato No Sociale ha celebrato il risultato con toni durissimi contro il governo. “Una vittoria storica, un voto per cacciare un governo fascista”, è stato uno degli slogan scanditi dal megafono, insieme alla richiesta di dimissioni della premier Giorgia Meloni. Nel corso degli interventi è stato ribadito che “non è un no tecnico, ma il no della gente che non arriva a fine mese”, con critiche non solo all’esecutivo ma anche al centrosinistra, definito “debole e rinunciatario”. Il presidio, autorizzato, si è poi mosso lungo il perimetro della piazza, chiudendo una giornata che a Milano ha restituito l’immagine di una città politicamente mobilitata, ma tutt’altro che unita nella lettura del voto.