Dopo la vittoria del No al referendum, Giuseppe Sala guarda già oltre Milano e indica una strada chiara per il centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche: passare dalle primarie, ma senza improvvisazioni. Intervenuto su Rtl 102.5, il sindaco spiega che il modello “non mi pare accettabile da Conte da quello che capisco. Per cui bisogna andare alle primarie, Elly Schlein lo sa benissimo, credo che si andrà alle primarie”. Il nodo, però, è soprattutto il timing: “Poi la domanda è quando, che non ci vadano all’ultimo momento perché le primarie scateneranno anche tensioni interne. Meglio assorbirle ben prima del voto, non sapendo quando si voterà”.
La stoccata di Sala: “Referendum, il Papeete della giustizia”
Sala legge l’esito del referendum sulla giustizia come un passaggio politico netto, con una critica diretta al populismo giudiziario. “Io spero che la lezione sia che si può ancora essere seri, pragmatici, non populisti. Secondo me questo referendum è stato un po’ il Papeete della giustizia, cioè il crollo del populismo giudiziario”. E aggiunge: “Se tu evochi Garlasco o la famiglia del bosco, la gente si mette a ridere. Ha vinto il popolare, ha perso il populista”.
“Altro che partito della Ztl: a Milano il No ha vinto nelle periferie”
Il sindaco respinge anche una delle narrazioni più diffuse sulla città: quella di una Milano progressista solo nei quartieri centrali. “Adesso basta con questa storia del partito della Ztl, il No ha stravinto nelle periferie e ha vinto di meno in centro, io lascio la retorica agli altri e guardo molto pragmaticamente i numeri”. Un dato che si inserisce, secondo Sala, in una continuità politica ormai consolidata: “Sono sindaco dal 2016, ci sono state otto elezioni – due comunali, due regionali, due europee, due politiche – e il centrosinistra ha sempre vinto. Questo significa che una forza progressista è radicata in Milano”.
Il voto dei giovani e il segnale politico
Tra gli elementi più rilevanti emersi dal referendum, Sala indica il comportamento elettorale dei più giovani, definito “anche una sorpresa”. “È chiaro che per loro ha puntato più il sentimento anti belligerante, quindi il giudizio sul governo e sulla vicinanza con gli Usa, che il quesito referendario in sé. Ma dobbiamo porre grande attenzione ai giovani”.
“Vado avanti fino all’ultimo giorno. Poi vedremo”
Infine, uno sguardo al futuro personale. A un anno dalla fine del mandato da sindaco, Sala non esclude un impegno politico nazionale. “Se ci fossero le condizioni vorrei avere un futuro politico e vorrei continuare in questa esperienza”. E respinge le critiche di chi lo accusa di guardare già oltre Palazzo Marino: “Lo dicono da 10 anni, ‘ma si vorrà lasciare e fare altro’, ma io da 10 anni sono lì che martello, vado avanti e andrò avanti fino all’ultimo giorno”.

