Si gioca anche sul terreno delle prove digitali uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta sulla vendita dello stadio di San Siro. Il direttore generale del Comune di Milano Christian Malangone, tra i nove indagati per turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio, ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame contro il decreto di perquisizione e sequestro dei suoi dispositivi informatici, tra cui computer e telefono. Al centro della contestazione c’è il metodo utilizzato dalla Procura: una ricerca per parole chiave che, secondo la difesa, finirebbe per estendersi ben oltre i limiti dell’indagine. Una modalità che, pur formalmente selettiva, rischierebbe di trasformarsi in un’acquisizione generalizzata di dati.
La difesa: “Così la Procura acquisisce centinaia di migliaia di comunicazioni non rilevanti”
Nel corso dell’udienza di ieri, riferisce il quotidiano Il Giorno, l’avvocato Domenico Aiello ha sostenuto che le oltre 140 parole chiave individuate dagli inquirenti “non delimitano il perimetro della ricerca, lo azzerano”. Secondo il legale, la selezione sarebbe solo apparente: nella sostanza si tratterebbe di un sequestro “onnicomprensivo”. I numeri citati dalla difesa sono rilevanti: con questi criteri, gli investigatori avrebbero accesso al 98,36% delle email presenti nella casella di Malangone. Anche una semplice ricerca per nome e cognome intercetterebbe circa il 97% dei contenuti, rendendo di fatto superflui gli altri criteri indicati. Contestato anche l’arco temporale dell’acquisizione, pari a sette anni. Riducendolo a dodici mesi, sostiene la difesa, si perderebbero appena 403 email pertinenti, ma verrebbero escluse oltre 386mila comunicazioni non rilevanti per l’indagine.
L’inchiesta sulla cessione del Meazza a Milan e Inter punta in modo significativo sull’analisi dei dispositivi elettronici. Secondo la Procura, proprio dalle conversazioni – filtrate attraverso circa 150 parole chiave – si potrebbero ricostruire gli accordi intercorsi tra i soggetti coinvolti fino alla fase conclusiva della vendita. Un passaggio ritenuto cruciale per verificare eventuali condotte illecite legate ai reati ipotizzati.
Nel decreto di perquisizione si evidenzia come alcuni telefoni – tra cui quelli di Giancarlo Tancredi, Ada Lucia De Cesaris e Simona Collarini – fossero già stati sequestrati e analizzati nell’ambito di precedenti indagini urbanistiche. Ora, però, per gli inquirenti è necessario aggiornare l’analisi fino alla stipula del contratto di compravendita dello stadio, includendo anche la fase esecutiva delle opere e le interlocuzioni più recenti. Le verifiche potrebbero estendersi anche ai dispositivi di consulenti ed ex manager delle due società calcistiche, mai acquisiti in precedenza.
La decisione del Tribunale del Riesame sui limiti e sulla legittimità dei criteri utilizzati dalla Procura è attesa entro sabato. Da quel pronunciamento dipenderà il perimetro delle prove utilizzabili e, di conseguenza, uno snodo decisivo per il prosieguo dell’inchiesta.

