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Milano
Se le primarie per Milano sono una sfida per la segreteria Pd. L’analisi di Fabio Massa
pierfrancesco majorino emanuele fiano

di Fabio Massa

E’ una sfida. Non tra Pierfrancesco Majorino ed Emanuele Fiano. Non tra Majo e Lele, i primi due (insieme all’outsider Roberto Caputo) a buttarsi nella mischia delle primarie del Pd per Milano 2016. Pur lasciando stare la narrazione che vorrebbe i due amici per la pelle, portatori l’uno del testimone dell’altro (i più vecchi ricordano che Majo entra in Comune quando ne esce Lele), per come si è messa la situazione oggi pare proprio che la sfida è alla segreteria metropolitana, più che al competitor di turno. I due, come si dice in gergo, si “tengono”. E di fronte all’attacco proveniente da Firenze/Roma alle primarie, “simul stabunt simul cadent”.

Si diceva di una sfida dunque: una sfida politica ad uscire dalla “compressione” nella quale è finita la compagine di Pietro Bussolati, dopo tanti mesi nei quali è sembrata avere il controllo totale del partito e soprattutto delle traiettorie che stava seguendo la politica milanese. Una segreteria che ha segnato un cambio di passo sostanziale rispetto a quella di Roberto Cornelli (oggi in squadra con Majorino, tra l’altro): dal non expedit nella politica milanese, gestita da Pisapia, all’interventismo a volte inappropriato, altre volte assai appropriato, comunque (e il gioco di parole è voluto) riappropriandosi della propria centralità. Ora, quel meccanismo è a un punto di svolta. Eppure stava filando tutto liscio, senza rischi. Il coraggio del segretario, di quel Pietro Bussolati che (giù il cappello per l’orgogliosa pervicacia meneghina) metteva nero su bianco un decalogo chiaro: le primarie si faranno, diceva il giovane renziano che difetterà di molte cose, ma non di quelle che o ce le hai o non te le puoi far crescere. Le primarie si faranno, diceva Bussolati. E gli esponenti, anche di primo piano, anche di governo della città, anche del governo romano, si mettono in gioco. Le primarie, di fatto, sono iniziate.

Ma la segreteria metropolitana rimane in stand by dopo l’incontro con Lorenzo Guerini, gran consigliere di Renzi, che una volta venuto a Milano ha detto in buona sostanza due cose: la prima è che la segreteria non sarà l’arbitro e stop ma dovrà giocare un ruolo in prima linea. La vocazione super-partes? Sparita. La seconda è che non è detto che le primarie si faranno. Questi sono i due comandamenti, almeno ad ora. E adesso si parla della convocazione dell’assemblea nazionale il 18 luglio a Milano. Un altro segnale? Oppure si parlerà solo della festa democratica nell’area di Gae Aulenti? Perché se si parlerà anche delle elezioni di Milano (e sarebbe necessario farlo), allora magari la segreteria metropolitana potrebbe andare avanti nella strada che le due candidature hanno ormai delimitato chiaramente: quella che porta all’individuazione, a settembre, di un nome fortissimo, condiviso. Un nome che possa, se non mettere tutti d’accordo, quantomeno ridurre i due contendenti di oggi ai margini della contesa. Il tertium non datur (rispetto a Fiano e Majorino) sarebbe una catastrofe, per la segreteria.

Questa è la sfida, che giorno dopo giorno crescerà di intensità con la permanenza dei due in campo, con l’organizzazione delle iniziative, con le dichiarazioni sui giornali, anche con la polemica che verrà fatta e portata avanti proprio contro la segreteria metropolitana, per tenere alta l’attenzione e la tensione del partito. Insomma, qui la segreteria si gioca il tutto per tutto. E il Cavaliere Bianco, ancora, all’orizzonte non si vede. Fortunatamente non è un western anche se si potrebbe trasformare velocemente in un assalto all’Ok Corral.

@FabioAMassa

Tags:
elezioni milanoprimarie pdemanuele fianopierfrancesco majorino







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