“Il mondo dell’odio è sempre più vasto, una valanga di odio che trascina le persone a mandarmi dei messaggi… ho 96 anni, sono vicina alla morte e alcuni mi scrivono: perché non muori?”. Liliana Segre, intervenuta al Memoriale della Shoah di Milano insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, racconta senza filtri il clima che ancora oggi la circonda. “Capiterà uno di questi giorni e nemmeno voglio durare e vedere i miei figli invecchiare”, ha aggiunto, denunciando un livello di aggressività che non si è mai davvero spento.
“Dal 1938 mi dicono: perché non muori?”
La senatrice a vita lega le minacce ricevute oggi a un passato che non è mai scomparso. “È dal 1938 che io ricevo tali minacce”, ha spiegato, ricordando un episodio dell’infanzia: “Rispondevo al telefono e sentivo una voce che mi diceva ‘perché non muori?’”. Un filo rosso che attraversa tutta la sua vita: “Non mi sarei mai aspettata che dopo tutto quello che c’è stato, ancora oggi qualcuno mi scriva ‘perché non muori?’”.
Il ricordo del Binario 21: “Non posso prescindere da questo luogo”
Parole pronunciate in un luogo simbolo della sua storia personale. “Non posso prescindere da questo posto. Ricordo troppo bene il giorno in cui ci sono entrata prigioniera“, ha detto riferendosi al Memoriale della Shoah, dal quale partì da bambina verso Auschwitz. Segre ha anche sottolineato come, nel corso degli anni, l’antisemitismo sia sembrato attenuarsi per poi riemergere: “Non posso non notare quanti governi si siano succeduti e quanto l’antisemitismo si sia sopito e non se ne parlava”.
“Ho avuto paura”: il 25 aprile di Liliana Segre vissuto da madre
La senatrice è intervenuta anche sulle tensioni legate al corteo del 25 aprile a Milano, dal quale è stata allontanata la Brigata ebraica con cui sfilava suo figlio. “Da madre ero molto preoccupata. Ho avuto paura come madre“, ha raccontato, tornando su una giornata segnata da forti tensioni. Un timore che si intreccia con la sua esperienza personale: “Da figlia, quando ero bambina, e oggi da madre, sono molto preoccupata”.
Segre, il rapporto con le istituzioni: “Oggi ringrazio lo Stato”
Nel suo intervento, Segre ha anche evidenziato il cambiamento nel rapporto con le istituzioni. “Sono entrata qui da prigioniera per un governo che mi perseguitava, mentre oggi ringrazio il ministro Piantedosi di essere qui”, ha detto. Un passaggio che racchiude la distanza tra passato e presente, ma anche la consapevolezza che certi fenomeni, come l’odio e l’antisemitismo, non sono mai del tutto scomparsi.

