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Strage di posti: a Cesano E-Care manda a casa 500 persone. E le istituzioni?

Cinquecento persone a casa. Cinquecento famiglie senza uno stipendio. E’ questa la realtà che si sta verificando a Cesano Boscone, in provincia di Milano. I contratti non convengono più economicamente al gigante E-Care? E allora, tutti a casa! In effetti, la vicenda è (ovviamente) più complicata di così, perché – a sentire le ragioni di E-Care – tutta la colpa sarebbe di Fastweb… IL CASO

di Fabio Massa

Cinquecento persone a casa. Cinquecento famiglie senza uno stipendio. E’ questa la realtà che si sta verificando a Cesano Boscone, in provincia di Milano. I contratti non convengono più economicamente al gigante E-Care? E allora, tutti a casa! In effetti, la vicenda è (ovviamente) più complicata di così, perché – a sentire le ragioni di E-Care – tutta la colpa sarebbe di Fastweb, che ha deciso di interrompere il contratto di fornitura di servizi. E-Care, 2300 dipendenti e 63 milioni di giro d’affari nel 2013, fornisce i servizi di call center a tutta una serie di realtà grandi e importanti: a Milano vengono gestiti Intesa San Paolo Vita e Intesa San Paolo Sicura, il Centro Diagnostico, la Giuffrè e – soprattutto – ATM. Una volta, appunto, anche Fastweb, che però ha annunciato di non volersi più avvalere dei servizi di E-Care. Ma chi “controlla” E-Care? Il grosso del capitale azionario, per la precisione il 48 per cento, è detenuto da Astrim Spa, che a sua volta è controllata da Unicredit. Cinque anni fa, in E-Care, entra anche il gruppo Caltagirone Editore (i cui legami con l’Udc di Pierferdinando Casini, marito della figlia del patron Azzurra, sono noti) con il 15 per cento. Insomma, dietro E-Care c’è una parte della politica che conta. Davanti a E-Care, nel senso dei cancelli della società in quel di Cesano Boscone, invece, c’è una folla di lavoratori che protesta e che sciopera. E c’è anche un interrogativo: ma se E-Care chiude il sito di Milano i clienti (Intesa San Paolo, ad esempio, ma ancor più Atm), faranno risponde ai propri call center da altre parti d’Italia? E come giustificherà questa cosa la società di trasporti presieduta da Bruno Rota?

“Ancora un caso che è diretta conseguenza della normativa sugli appalti che, in contrasto con le indicazioni dellp’UE, consente libertà di licenziare ad ogni cambio di appalto”, scrivono i sindacati, che poi attaccano il governo. “E’ inspiegabile che il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero del Lavoro non abbiano mai convocato le parti nonostante lo scorso 14 luglio gli fosse stato richiesto un incontro unitariamente alle organizzazioni sindacali che avevano già paventato la situazione che purtroppo si è concretizzata. E-Care nella procedura di licenziamento per chiusura della sede ha scritto che tra le ragioni che hanno condotto a tale decisione vi è l’alto costo del lavoro del sito, tralasciando che i lavoratori avevano già subito notevoli decurtazioni alle retribuzioni”. Per adesso, sul fronte delle istituzioni tutto tace. Ma ci sono mezzo migliaio di famiglie che temono di non riuscire ad arrivare a fine mese.

@FabioAMassa

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA ATM

A proposito dell’articolo “Strage di posti: a Cesano Boscone E-Care manda a casa 500 persone. E le istituzioni?”, Affari pone l’interrogativo ad Atm sull’eventualità di far rispondere al proprio call center da altre parti d’Italia in caso di chiusura del sito E-Care di Milano. Per Atm quest’eventualità non è percorribile in quanto il contratto con E-Care, stipulato a seguito di procedura di gara ad evidenza pubblica, obbliga E-Care ad avere la sede del call center a Milano o nell’immediato hinterland.