Tatarella assolto, ma non le vostre coscienze sporche di giustizialisti - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 14:14

Tatarella assolto, ma non le vostre coscienze sporche di giustizialisti

L'inchiesta "mensa dei poveri" si è risolta con 11 patteggiamenti, 4 condanne e 58 assoluzioni. Ma le vite di chi è ne è uscito pulito sono state travolte irrimediabilmente. Come quelle di Pietro Tatarella e Fabio Altitonante. Il commento

di Fabio Massa

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Tatarella assolto, ma non le vostre coscienze sporche di giustizialisti

Sarebbe interessante sapere dove sono finiti, quei magistrati. Quelli dell'inchiesta "mensa dei poveri". Se sono diventati giudici, se sono rimasti inquirenti. Se sono stati promossi. Se non sono stati promossi. Pura curiosità, ma in tempi di separazione delle carriere, e di discussioni sulla riforma, la "mensa dei poveri" potrebbe essere un caso di scuola. 

Partiamo dal finale, ovviamente. Cito il Corriere: "i vari filoni sommano così 11 patteggiamenti, 4 condanne e 58 assolti". In pratica, al netto dei patteggiamenti, quelli che non sono - appunto - scesi a patti e sono stati condannati, sono 4 su 62. Tra quelli che non sono stati condannati, ma anzi assolti - e con formula piena, e malgrado il ricorso dei pm dopo la sentenza di primo grado - c'è Pietro Tatarella, ex consigliere comunale. 

Il suo amico Fabio Altitonante, ex consigliere regionale, che ieri ha esultato sui social, aveva già chiuso la sua posizione vincendo il primo grado. Io me lo ricordo come fosse oggi, il giorno in cui lo arrestarono. Mi telefonarono: "Hanno arrestato Pietro". Un ragazzo che conoscevo da anni, che ha la mia età, definito da tutti, anche dagli oppositori, come una promessa della politica e come uno dei più intelligenti in circolazione. Arrestato in carcere. Dietro le sbarre. Per mesi. Trasferito il giorno di ferragosto senza dire nulla alla famiglia. La moglie in lacrime, il figlio maggiore traumatizzato. 

E poi Fabio Altitonante, bravissimo: arrestato ai domiciliari. Fabio e Pietro, con i figli che a scuola si sentirono dire che i loro genitori erano dei ladri. Le foto messe opportunamente nell'ordinanza che poi finì rapidissimamente ai giornali (certe cose non cambiano mai, neppure con la Cartabia): sembravano Totò Riina con Bernardo Provenzano. Le parole come pietre. La loro carriera politica è finita là. Con i paradossi, come i voti che - dal carcere! - Pietro Tatarella prese alle elezioni imminenti: gente che semplicemente se ne fregò se stava dietro le sbarre. Devo dire che, ora come allora, non ho mai affidato le mie amicizie al test di compatibilità con la procura. La responsabilità penale è personale, ma ancor di più lo è il nostro senso del garantismo. Che non porta vantaggi, ma rischi. Che sottopone all'attenzione (non benevola) di chi amministra la giustizia. Che si espone all'accusa di essere amico dei corrotti. Che pensano di sconfiggere citando, anche dopo le assoluzioni, le carte dell'accusa in cui si raccontava questo e quello, perché questo e quello è l'unica cosa che è stata resa nota. 

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Il garantismo che fa paura. Anche in Forza Italia...

Perché sui giornali esce sempre e solo la tesi dell'accusa. Posizione scomoda, il garantismo. Ecco perché fa paura, il garantismo. Mi viene da dire che - ora come allora - il partito che del garantismo aveva fatto la propria bandiera, Forza Italia, lasciò Altitonante, e Tatarella, che erano di Forza Italia, così come aveva fatto poco prima con Mario Mantovani (anche lui in carcere, anche lui assolto, anche lui di Forza Italia), si distinse per il proprio stile anodino e avulso dai propri principi. Si vede che il garantismo andava bene solo per compiacere il capo, Silvio Berlusconi. 

Invece il garantismo è qualcosa di più: è un sacrificio. E' andare contro l'onda che si ingrossa e che tutto travolge, in particolare le vite personali. E' capire che la perdita per la politica di uno come Pietro Tatarella, che adesso fa dignitosamente il falegname, è una perdita collettiva, non qualcosa da salutare con il giubilo dei forcaioli. La perdita per la politica lombarda di uno come Fabio Altitonante, che adesso fa il sindaco in un paese dell'Abruzzo e che invece meriterebbe altre ribalte (anche non condividendo moltissime sue idee), è una perdita per tutti. E' capire che se si riempiono paginate di giornali, a centinaia, su una inchiesta che fa quattro condannati su 62 al netto di patteggiamenti, forse si è fatto del male alla reputazione della giustizia, e pure alla reputazione del giornalismo.

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