Nel risiko dell’urbanistica milanese, uno dei dossier più delicati riguarda la Torre Milano di via Stresa, grattacielo di 24 piani e 82 metri nel quartiere Maggiolina. Il procedimento è entrato nella fase decisiva: la sentenza di primo grado è attesa prima dell’estate e potrebbe segnare uno spartiacque. In gioco c’è anche la richiesta di confisca avanzata dalla Procura, destinata a diventare operativa in caso di condanne definitive per lottizzazione abusiva. Il destino dell’edificio e dei suoi circa 250 abitanti, però, rischia comunque di restare sospeso per anni.
La paura dei residenti: “Rischiamo di perdere tutto”
A vivere con maggiore apprensione questa fase sono naturalmente gli stessi proprietari degli appartamenti. “Nel caso di sentenza definitiva e conseguente confisca l’abbattimento delle nostre case è un rischio concreto”, racconta un residente. “La richiesta della Procura per me non è un fulmine a ciel sereno, sono consapevole che se le nostre case dovessero essere ritenute abusive dai giudici la diretta conseguenza sarebbe la confisca e non possiamo dormire sonni tranquilli”, spiega al quotidiano Il Giorno. Da qui la volontà di reagire: “Faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità per tutelare i nostri diritti di acquirenti che, in totale buona fede, hanno acquistato appartamenti realizzati con un titolo edilizio che anche ora il Comune continua a considerare regolare. Non rimarremo alla finestra, stiamo esplorando le strade da percorrere”.
Cause milionarie all’orizzonte
Nel caso peggiore, quello della confisca, si aprirebbe un contenzioso pesantissimo. I condomini ipotizzano azioni legali contro il costruttore e, a cascata, contro il Comune, con un danno stimato “sui 50 milioni di euro” per famiglie “coinvolte in una vicenda paradossale e assurda, che rischiano di pagare il prezzo più alto per colpe non nostre”. Gli appartamenti, acquistati a prezzi che vanno da circa 400mila euro per un monolocale fino a 3 milioni per gli attici, sono oggi difficilmente rivendibili.
La posizione della Procura: “Torre Milano, un enorme abuso”
Di tutt’altro tenore la lettura degli inquirenti. Nella requisitoria, la pm Marina Petruzzella ha parlato di un “enorme abuso” realizzato da imprenditori, professionisti e funzionari pubblici che “confidavano nella impunità, perché mai alcuna autorità giudiziaria aveva fatto anche un minimo controllo sull’urbanistica, e con strafottenza” hanno portato avanti una “abnorme iniziativa immobiliare”. Secondo l’accusa, si tratterebbe di una nuova costruzione fatta passare per ristrutturazione, con vantaggi per i costruttori e danni per le casse pubbliche, in linea con altri procedimenti milanesi su operazioni immobiliari in aree dismesse.
La confisca ed il passaggio di proprietà al Comune: lo spettro della demolizione
La richiesta di confisca, sottolinea la Procura, è prevista dalla legge quando viene accertato un abuso edilizio, con l’obiettivo di ripristinare la legalità. In questo scenario, l’edificio passerebbe al Comune, che potrebbe arrivare fino all’abbattimento e al successivo riutilizzo dell’area. Un’ipotesi, va detto, assai remota. Ma che scuote non solo i residenti della torre, ma anche chi ha acquistato immobili in altri progetti finiti sotto inchiesta.

