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Tram deragliato a Milano, il giallo degli sms cancellati: sequestrato il telefono dell’ispettore Atm

Nel mirino degli inquirenti una chat sparita tra il controllore e il tranviere indagato: verifiche su eventuali pressioni per eliminare i messaggi

Tram deragliato a Milano, il giallo degli sms cancellati: sequestrato il telefono dell’ispettore Atm
DERAGLIAMENTO TRAM 9 A MILANO LINEA FUORI DAI BINARI INCIDENTE

Si apre un nuovo fronte nell’inchiesta sul deragliamento del Tramlink della linea 9 a Milano. Gli investigatori della polizia locale hanno sequestrato il cellulare di un ispettore di controllo di esercizio di Atm, tra i primi ad arrivare sul luogo dell’incidente. Secondo quanto riportato da Il Giorno, venerdì sera gli agenti della Squadra interventi speciali, coordinati dal comandante Gianluca Mirabelli, si sono presentati a casa del dipendente — al momento non indagato — con un decreto di perquisizione, portando via il telefono per accertamenti.

La chat cancellata tra ispettore e tranviere

Al centro degli approfondimenti c’è uno scambio di messaggi tra l’ispettore e Pietro M., il tranviere 60enne alla guida del mezzo deragliato il 27 gennaio alle 16.11 in viale Vittorio Veneto. Secondo quanto emerso, i due avrebbero comunicato subito dopo l’incidente, prima ancora che l’ispettore raggiungesse il luogo dello schianto. Sentito come persona informata sui fatti, l’ispettore avrebbe però dichiarato di aver cancellato la chat. Una circostanza che ha insospettito gli inquirenti, anche perché tracce della conversazione sarebbero state invece individuate nel telefono del conducente. Da qui la decisione di procedere con il sequestro del dispositivo per chiarire cosa contenessero quei messaggi e, soprattutto, se qualcuno abbia suggerito di eliminarli.

Il punto su cui si concentrano ora le verifiche è delicato. Gli investigatori vogliono capire se la cancellazione della chat sia stata una scelta autonoma oppure se ci siano state indicazioni, esplicite o implicite, per far sparire quella conversazione. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché potrebbe incidere sulla ricostruzione delle fasi immediatamente successive all’incidente e sulle eventuali responsabilità.

Il silenzio del tranviere e la versione del malore. Il legale: “Non era al telefono”

Intanto, sul fronte principale dell’indagine, il tranviere Pietro M. — unico indagato — si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati della Procura di Milano. Deve rispondere di disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose per l’incidente che ha causato la morte di due passeggeri, Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, e il ferimento di circa cinquanta persone. Secondo quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Mirko Mazzali, l’uomo avrebbe avuto un malore: “Si ricorda prima della fermata che ha saltato e poi l’impatto. Ha saltato la fermata perché è svenuto. Ha assolutamente dei ‘buchi’, non ricorda bene quanto accaduto dopo il malore”. La difesa esclude inoltre l’utilizzo del telefono durante la guida: “Non c’era traffico dati nel momento in cui è avvenuto l’impatto”.

Parallelamente, la Procura sta puntando sugli accertamenti tecnici per chiarire la dinamica del disastro. È già stata effettuata la copia forense del cellulare del conducente, mentre sono in corso analisi sulla “scatola nera” del tram e una consulenza cinematica.

In questo quadro, il “giallo” degli sms cancellati si inserisce come un tassello potenzialmente decisivo. Non tanto per spiegare da solo le cause dell’incidente, quanto per chiarire cosa è accaduto nei minuti immediatamente successivi allo schianto.

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