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Milano/ L’aggressore del capotreno chiede scusa

Restano in carcere i tre latinos arrestati per il tentato omicidio del capotreno Carlo Di Napoli, aggredito con un machete che gli ha quasi staccato il braccio. Il gip di Milano Gennaro Mastrangelo ha disposto la misura cautelare in carcere per tre ragazzi bloccati tra ieri e l'altro ieri per la brutale aggressione ai danni del capotreno e di un suo collega. Il gip oltre a disporre la misura per i tre, ha convalidato gli arresti di Josè Emilio Rosa Martinez e di Jackson Jahir Lopez Trivino, mentre non ha convalidato il fermo di Alexis Ernesto Garcia Rojas. Anche lui però deve restare in carcere.
 
"Mi dispiace per lui, mi scuso - ha detto al gip Josè Emilio Rosa Martinez, il ragazzo che giovedì scorso ha sferrato il colpo ferendo gravemente il ferroviere - ero in stato confusionale per l'alcol e volevo soltanto spaventarlo". Le parole dell'aggressore sono state riferite dall'avvocato Alessio Mantuano al termine dell'interrogatorio, mentre per quanto riguarda l'ultimo della banda ad essere rintracciato dalla polizia, ora il legale Robert Raniel valuta il ricorso al Riesame. Alexis Ernesto Garcia Rojas si è difeso, accusando il l'altro membro della gang. "Io non c'entro niente - ha detto al gip - avevo l'abbonamento, c'è stato un litigio tra noi e lui ma io sono sceso e ho visto soltanto dopo che Martinez l'aveva colpito con il machete". Simile, da quanto si è saputo, la versione del terzo arrestato, Jackson Jahir Lopez Trivino.

L'aggressore 19enne di El Salvador - ricorda il legale - ha un figlio di 6 mesi e aveva già confessato davanti agli agenti della squadra mobile di Milano di aver colpito, fornendo agli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Alberto Nobili e dal pm Lucia Minutella, anche elementi utili per arrivare agli arresti di altri due giovani della gang 'MS13'. Oggi ha confermato la versione già resa, "si è dimostrato collaborativo - spiega il suo avvocato - e dispiaciuto per le conseguenze del suo gesto, di cui si è reso conto solo dopo perché quella sera era in stato confusionale per l'alcol ingerito e poi scosso per l'arresto". Anche la madre del ragazzo, ha spiegato il legale, "è dispiaciuta per quello che ha subito il capotreno e si è sentita un po' sollevata quando ha saputo che il braccio non era stato amputato".
 
Il ragazzo davanti al gip avrebbe raccontato che quella sera alla fermata "è nato un parapiglia, una colluttazione tra il suo gruppo, e in particolare tra un suo amico, e il capotreno che aveva chiesto di esibire i biglietti". A quel punto Martinez si sarebbe messo a "smanacciare con il machete in mano per spaventare il controllore e permettere all'amico di scappare". Per il suo legale, però, Martinez non aveva "la volontà di uccidere" e per questo la difesa lavorerà sugli atti "affinché l'ipotesi contestata di tentato omicidio possa essere commutata in lesioni gravi o gravissime".

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