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Trivulzio, i familiari delle vittime si oppongono all’archiviazione dell’inchiesta Covid

L’associazione Felicita contesta la recente richiesta della Procura di Milano e chiede l’imputazione coatta dell’ex direttore generale Giuseppe Calicchio. Il giudice dovrà decidere se chiudere un’indagine durata quasi sei anni

Trivulzio, i familiari delle vittime si oppongono all’archiviazione dell’inchiesta Covid
Pio Albergo Trivulzio Milano

L’associazione Felicita e i familiari degli anziani morti durante la prima ondata di Covid al Pio Albergo Trivulzio non vogliono che l’inchiesta venga archiviata. Per questo hanno annunciato che presenteranno opposizione alla richiesta avanzata nei giorni scorsi dalla Procura di Milano. L’obiettivo è chiedere al giudice per le indagini preliminari di disporre l’imputazione coatta di Giuseppe Calicchio, ex direttore generale del Pat, indagato per omicidio colposo, epidemia colposa e violazione delle norme sulla sicurezza. “La richiesta di archiviazione – ha spiegato il presidente dell’associazione Alessandro Azzoni – è per noi incomprensibile alla luce dei risultati della perizia disposta dal giudice, che ha evidenziato numerose e gravi condotte colpose. I risultati meritano di essere valutati in sede processuale”.

Covid e Pio Albergo Trivulzio, un’inchiesta durata quasi sei anni

La Procura di Milano ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione dell’indagine sulle morti legate al Covid nella storica struttura milanese per anziani. Tra gennaio e dicembre del 2020 al Pio Albergo Trivulzio è stato registrato un “eccesso di mortalità” rispetto agli anni precedenti. Secondo la perizia tecnica disposta nell’ambito dell’incidente probatorio, il 20,41 per cento dei decessi sarebbe attribuibile alle complicanze dell’infezione da Covid-19. Nonostante questo, il pubblico ministero Mauro Clerici ritiene che vi siano “insuperabili carenze probatorie” per poter sostenere in giudizio una responsabilità della dirigenza della struttura.

La perizia: criticità diffuse nelle Rsa durante la pandemia

La nuova consulenza tecnica ha effettivamente evidenziato un aumento dei decessi nel 2020 all’interno del Pat, ma in misura inferiore rispetto alle prime stime elaborate dall’Ats. I periti hanno inoltre rilevato alcune criticità organizzative nella gestione della prima fase della pandemia, tra cui la carenza di dispositivi di protezione, difficoltà nell’isolamento dei pazienti e mancanza di personale. Si tratta tuttavia di problemi che, secondo gli esperti, erano diffusi in gran parte delle strutture sanitarie italiane durante i primi mesi dell’emergenza Covid. Anche eventuali ritardi nell’applicazione delle misure di protezione, pur potendo aver inciso sulla diffusione del virus, non consentirebbero di attribuire responsabilità dirette alla dirigenza del Pio Albergo Trivulzio.

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La posizione della Procura, che ha chiesto nuovamente l’archiviazione

Sulla base degli accertamenti svolti in quasi sei anni di indagini, la Procura ha ritenuto che gli elementi raccolti non siano sufficienti per sostenere l’accusa in un processo. Gli investigatori non sono riusciti a individuare con precisione il momento in cui il virus sarebbe entrato nella struttura, né a ricostruire con certezza le modalità con cui si sarebbe diffuso nei vari reparti. Non è stato possibile stabilire neppure quali specifiche misure avrebbero dovuto o potuto essere adottate per evitare la propagazione del contagio.

Non è la prima volta che la Procura chiede l’archiviazione del caso. Una richiesta analoga era stata presentata già nel 2021, quando si era sostenuto che il numero dei decessi fosse in linea con quello registrato in altre residenze sanitarie per anziani. In quell’occasione la giudice per le indagini preliminari Alessandra Cecchelli aveva respinto l’istanza chiedendo ulteriori accertamenti.

Ora la decisione finale spetterà nuovamente al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, che dovrà valutare la richiesta della Procura e l’opposizione presentata dai familiari delle vittime.

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