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Referendum, Di Pietro ha le idee chiare: “Votare sì è un atto di civiltà. Bartolozzi? Spesso si esce fuori dal seminato…”

L’ex magistrato Antonio Di Pietro, intercettato da Affaritaliani, dice la sua sul referendum della giustizia

Referendum, Di Pietro ha le idee chiare: “Votare sì è un atto di civiltà. Bartolozzi? Spesso si esce fuori dal seminato…”
Antonio Di Pietro, ex magistrato e politico

Referendum, l’ex magistrato Antonio Di Pietro: “La riforma è l’unico modo per avere un giudice terzo e imparziale, come dice la Costituzione”. E su Bartolozzi e Nordio…

Mancano meno di quindici giorni al referendum sulla giustizia. Nel dibattito emerge la voce di Antonio Di Pietro, ex magistrato e politico italiano, che invita a guardare al merito della riforma e non alle contrapposizioni politiche. Secondo Di Pietro, la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici rappresenta un passaggio necessario per completare l’impianto del sistema accusatorio introdotto in Italia alla fine degli anni Ottanta.

“Il sì è il completamento naturale di una riforma del sistema accusatorio che mancava di una fase, cioè quella della separazione delle carriere. Questo è l’unico modo per avere un giudice terzo e imparziale, che non può far parte della stessa carriera del Pubblico ministero. Sono due cose diverse, due ruoli differenti: lo dice la Costituzione“, afferma Di Pietro ad Affaritaliani.

L’ex magistrato richiama poi uno dei punti centrali del dibattito: oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e fanno riferimento allo stesso organo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura. “Questo significa essere valutati, giudicati e rivolgersi allo stesso Csm per ogni trasferimento, avanzamento di carriera e quant’altro”, osserva.

La separazione delle carriere servirebbe proprio a rafforzare la percezione di imparzialità del giudice nel processo. “Al netto delle chiacchiere da bar e dei palloni sparati in aria, vale ciò che è scritto: avremo un arbitro che fa parte della famiglia degli arbitri e un giocatore che fa parte della famiglia dei giocatori, ognuno con un proprio consiglio. Votare sì alla riforma è un atto di civiltà, non un atto di ridimensionamento della magistratura”, ribadisce.

C’è chi dice no

L’ex magistrato invita quindi i cittadini a non farsi guidare dalle contrapposizioni politiche nel voto sul referendum. “Il dibattito tra destra e sinistra va superato con uno sforzo di volontà da parte dei cittadini. La politica, purtroppo, non riesce a farlo”, afferma. Di Pietro ricorda poi come il tema della separazione delle carriere non sia una battaglia recente né legata a un singolo schieramento: “Una riforma che separi le carriere e funzioni l’abbiamo chiesta anche noi del centrosinistra, a partire dalla commissione bicamerale presieduta da Massimo D’Alema. È una riforma di cui si discute dal 1989 e che, ogni volta che viene proposta da uno schieramento politico, viene osteggiata dall’altro per partito preso”.

Per questo, il referendum dovrebbe essere affrontato senza pregiudizi ideologici. Da quì l’appello ai cittadini: “Non votate per partito preso, ma votate perché la riforma serve a voi, per riavere serenità durante le indagini preliminari o quando entrate in un Aula di giustizia. Una serenità possibile solo se chi deve valutare l’operato di chi conduce le indagini è svincolato da quel ruolo e quindi davvero terzo”.

Le polemiche

Quanto alle recenti dichiarazioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio – che ha invitato a votare sì sostenendo la necessità di “togliersi di mezzo la magistratura”, definita “plotoni di esecuzione” – Di Pietro invita ad abbassare i toni dello scontro. Mi dispiace che sia da parte del sì sia da parte del no si siano fatte espressioni di pancia e non di testa. È l’ennesima volta che si esce fuori dal seminato”, osserva.

L’ex magistrato ricorda quindi alcune dichiarazioni che lo hanno colpito nel dibattito pubblico. “È uscito fuori dal seminato anche una persona come Nicola Gratteri, quando mi ha paragonato al ‘sistema paramafioso’. Mi ha umiliato il Ministro degli Esteri, quando ha detto che vorrebbe togliere la polizia giudiziaria dalla disponibilità della magistratura, cosa che è impossibile. Così come mi indispone l’affermazione senza senso dell’ex collega Bartolozzi”, dice di Pietro, che invita comunque ad evitare letture strumentali delle parole altrui, “estrapolando dichiarazioni dal contesto per farne una bandiera per accusare l’avversario”.

E aggiunge: “Sono convinto che Gratteri non si riferisse propriamente a me, ma ai delinquenti. Così come la Bartolozzi non si riferiva ai magistrati in generale, ma a quella cerchia di magistrati che, non possiamo negarlo, più volte hanno preso decisioni mosse più da un’ideologia che da un rispetto formale della legge. Comunque, sono posizioni che non condivido”, conclude.

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