Milano
Tumori rari dell'utero, Santin (Yale University) cura il più ampio studio genetico mai realizzato sui sarcomi stromali dell’endometrio
Nuove speranze di cura: a guidare la ricerca internazionale è Alessandro Santin, oncologo ginecologico bresciano oggi alla Yale University: individuati nuovi bersagli molecolari e possibili terapie mirate già disponibili

Alessandro Santin (Yale University)
Tumori rari dell'utero, Santin (Yale University) cura il più ampio studio genetico mai realizzato sui sarcomi stromali dell’endometrio
La ricerca sui tumori rari compie un passo decisivo grazie a uno studio internazionale guidato dal bresciano Alessandro Santin, oggi professore di Ostetricia e Ginecologia alla Yale School of Medicine. Il lavoro è stato pubblicato il 26 gennaio sulla Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), una delle riviste scientifiche più autorevoli e selettive al mondo.
Lo studio rappresenta l’analisi genetica più completa mai realizzata sui sarcomi stromali dell’endometrio (ESS), una neoplasia uterina rara ma estremamente aggressiva, che colpisce prevalentemente donne intorno ai 50 anni e che, soprattutto nelle forme ad alto grado, è associata a una prognosi spesso sfavorevole e a opzioni terapeutiche molto limitate.
Anni di lavoro su una malattia rara e complessa
Il risultato nasce da un progetto di ricerca durato diversi anni, reso particolarmente complesso dalla rarità della patologia e dalla difficoltà di reperire campioni adeguati. Il team coordinato da Santin è riuscito ad analizzare 80 tumori, il più ampio campione mai studiato a livello mondiale per questa malattia, grazie a una collaborazione scientifica internazionale che ha coinvolto centri accademici in Stati Uniti, Italia, Norvegia e Corea del Sud.
“Questo studio rappresenta il coronamento di anni di lavoro dedicati a comprendere la complessità genetica dei sarcomi stromali dell’endometrio, una neoplasia rara ma devastante, per la quale mancavano informazioni biologiche fondamentali”, spiega Santin.
La mappa genetica degli ESS
Utilizzando tecniche di sequenziamento di ultima generazione – sequenziamento dell’intero genoma, dell’esoma e dell’RNA – i ricercatori hanno ricostruito in modo dettagliato il paesaggio genetico di questi tumori, individuando mutazioni chiave e vie di segnalazione cellulare cruciali per la crescita delle cellule tumorali e per la loro capacità di eludere le terapie. “I nostri dati forniscono per la prima volta un’impronta genetica estremamente dettagliata degli ESS”, sottolinea Santin. “Una conoscenza che migliora la comprensione biologica di questi tumori e crea le basi per approcci terapeutici più razionali”.
Dalla genetica alle terapie mirate
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda le ricadute cliniche potenzialmente immediate. I profili genetici individuati sono stati validati su modelli animali “avatar”, ottenuti trapiantando tessuti tumorali di pazienti in topi immunodepressi. Questo approccio ha consentito di testare in modo preclinico l’efficacia di farmaci mirati.
“I nostri dati genetici, validati su modelli animali, suggeriscono che regimi terapeutici già approvati dalla FDA, in particolare basati su inibitori di MEK e FAK, potrebbero rappresentare un trattamento efficace per un sottogruppo di pazienti con ESS”, afferma Santin. Un elemento di grande rilievo, perché apre alla possibilità di utilizzare farmaci già disponibili, riducendo tempi e costi rispetto allo sviluppo di nuove molecole.
ESS a basso e alto grado: due entità distinte
Lo studio chiarisce anche un nodo centrale nella classificazione di questi tumori. Per la prima volta, l’analisi genetica dimostra che i sarcomi stromali a basso e ad alto grado non rappresentano stadi successivi della stessa malattia, ma sono entità biologicamente e geneticamente diverse, con meccanismi di sviluppo distinti. Questa scoperta ha implicazioni dirette sulla diagnosi e sulla scelta delle strategie terapeutiche, rafforzando l’importanza di una caratterizzazione molecolare accurata fin dalle prime fasi della malattia.
Una nuova prospettiva per i tumori rari
Il lavoro firmato da Santin segna un punto di svolta nella ricerca sui tumori rari dell’utero. La combinazione tra genetica avanzata, modelli preclinici altamente predittivi e cooperazione internazionale dimostra come anche patologie considerate “orfane” possano beneficiare di un approccio scientifico strutturato e ambizioso. “Crediamo che questi risultati possano incoraggiare l’uso routinario di un profiling molecolare completo nella gestione clinica delle pazienti con ESS”, conclude Santin. “È un passo fondamentale verso una medicina sempre più personalizzata, anche nei tumori rari”.
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