Urbanistica a Milano, caos interpretativo: due sentenze del Tar si contraddicono tra loro - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 13:36

Urbanistica a Milano, caos interpretativo: due sentenze del Tar si contraddicono tra loro

Rebus piano attuativo: dopo il caso di piazza Trento–via Crema, un’altra decisione del Tar Lombardia afferma l’opposto. Aspesi: “Incertezza che rischia di bloccare rigenerazione urbana e investimenti”

di Giorgio d'Enrico

Urbanistica a Milano, caos interpretativo: due sentenze del Tar si contraddicono tra loro 

Una nuova pronuncia del Tar Lombardia riapre il fronte dell’urbanistica milanese e si inserisce nel dibattito acceso dalle inchieste della Procura di Milano sui cantieri autorizzati come ristrutturazioni edilizie nonostante demolizioni e ricostruzioni integrali. La decisione, riportata da Repubblica, ribadisce che per gli edifici oltre i 25 metri di altezza il piano attuativo non è una facoltà, ma un principio fondamentale a tutela dell’ordinato sviluppo urbano.

Secondo i giudici amministrativi, l’obbligo del piano attuativo non può essere superato dalla legislazione regionale perché serve a garantire una dotazione adeguata di standard urbanistici, come servizi e spazi pubblici, proporzionati ai bisogni dei cittadini. Una regola che incide direttamente sull’interesse pubblico e sulla qualità dello sviluppo urbano e che, secondo il Tar, non può essere aggirata attraverso procedure semplificate come la Scia alternativa al permesso di costruire.

La sentenza si colloca nel solco delle indagini avviate dalla Procura di Milano su numerosi interventi classificati come ristrutturazioni, pur prevedendo la demolizione di edifici preesistenti e la realizzazione di nuovi volumi, con iter autorizzativi accelerati rispetto a quelli ordinari.

Il caso di piazza Trento–via Crema

Il pronunciamento riguarda il cantiere di piazza Trento–via Crema, tra Porta Romana e corso Lodi, dove è prevista la trasformazione di un insieme di immobili costruiti in epoche diverse in un edificio di sette piani a destinazione direzionale e commerciale. Proprio l’altezza e la natura dell’intervento hanno portato il Tar a escludere che si trattasse di una semplice ristrutturazione edilizia, riaffermando la necessità del piano attuativo.

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La sentenza (opposta) relativa all'insediamento in via Regina Teodolinda

A rendere il quadro ancora più complesso è però una diversa decisione dello stesso Tar Lombardia, II sezione, contenuta in una sentenza del 7 gennaio relativa a un insediamento in via Regina Teodolinda, in zona Crescenzago. In quel caso, i giudici hanno affermato che “non può essere assoggettata a pianificazione attuativa l’attività edificatoria in un lotto all’interno di un’area già adeguatamente urbanizzata” e che ai Comuni deve essere riconosciuta “un’ampia discrezionalità nell’individuazione delle esigenze di urbanizzazione del proprio territorio”. Una posizione che richiama una giurisprudenza definita consolidata, confermata anche da una sentenza dell’estate 2025 relativa a un intervento in zona piazza della Repubblica, e che appare in netto contrasto con quanto affermato nel caso di piazza Trento–via Crema.

Aspesi: “Contraddizioni che mettono a rischio sviluppo e investimenti”

È proprio su questo punto che interviene ASPESI, l’associazione che rappresenta le società immobiliari impegnate nella trasformazione e nel recupero del territorio urbano. Per Aspesi, il principio secondo cui il piano attuativo non è sempre obbligatorio, soprattutto nelle aree centrali o semicentrali già urbanizzate, è essenziale per consentire interventi di rigenerazione che altrimenti risulterebbero impraticabili.

“Ci permettiamo di sottolineare – afferma Federico Filippo Oriana, presidente dell’associazione – che questa incertezza e contraddizione giurisprudenziale tra la giurisdizione penale e quella amministrativa e anche all’interno della stessa giurisdizione amministrativa rischia di compromettere irreparabilmente il settore immobiliare-costruzioni e, con esso, l’investimento internazionale in Italia e la rigenerazione del nostro territorio e delle nostre città.”

Il risultato è un quadro normativo e interpretativo sempre più frammentato, in cui decisioni opposte rischiano di tradursi in paralisi amministrativa, contenziosi e incertezza per operatori e amministrazioni locali, proprio mentre il tema della trasformazione urbana è al centro del futuro di Milano.

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