Urbanistica Milano, Oggioni si difende: “Abusi? No, rigenerazione urbana” - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 08:57

Urbanistica Milano, Oggioni si difende: “Abusi? No, rigenerazione urbana”

L’ex direttore dello Sportello unico edilizia respinge le accuse nel processo su via Stresa: “Non ho creato alcun nuovo titolo edilizio, ho solo firmato per presa visione”

Di Giorgio d'Enrico

Urbanistica Milano, Oggioni si difende: “Abusi? No, rigenerazione urbana”

“Trasformare uno scatolone inquinato in una torre che riduce il consumo di suolo a elevata efficienza e risparmio energetico con più verde che prima non c’era e parcheggi per Milano non è un abuso edilizio, ma rigenerazione urbana e innovazione”. È uno dei passaggi più netti dell’esame in aula di Giovanni Oggioni, imputato per abuso edilizio e lottizzazione abusiva in relazione al progetto della Torre Milano, grattacielo di 24 piani in via Stresa.

L’architetto ha rivendicato la logica della trasformazione urbana: “c’è stato un ‘forte volano del ricambio’, sono stati sostituiti edifici obsoleti, nessuno trasforma se non ha anche vantaggi economici e poi non capisco perché ci sia questa fobia delle torri”. E ancora: “Ci sono norme da 20 anni mai impugnate che hanno avuto tutti i pareri degli uffici e dal 2012 sono in atto”. Una linea difensiva chiara: le torri come strumento di densificazione e riqualificazione, non come forzatura normativa.

La determina del 2018 e il nodo della Scia

Il cuore dell’accusa riguarda la “determina dirigenziale” del 2018 che, secondo la pm Marina Petruzzella, avrebbe di fatto creato “un nuovo titolo edilizio”, consentendo in casi come quello di via Stresa l’utilizzo della Scia – un’autocertificazione – in alternativa al piano attuativo. Oggioni, rispondendo alle domande dei suoi legali Francesco Moramarco e Corrado Limentani, ha scandito due punti: “Non ho mai avuto un ruolo nel procedimento sul titolo edilizio della Torre” e “non ho mai avuto un ruolo nemmeno nella formazione di quella determina del 2018, l’ho firmata solo per presa visione”.

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Secondo la sua versione, quell’atto “non ha inciso sulla pianificazione” urbana, ma ha soltanto stabilito “in quali casi poteva essere usato lo strumento della Scia alternativa al permesso di costruire”. Al di sotto “dei 5mila metri quadri di superficie si può intervenire con la Scia, è previsto”. E ancora: “nel 2019 il Consiglio comunale dice che è facoltativa la previsione del piano attuativo”. “Comunque, io l’ho solo vistata, non me ne assumo la paternità”.

Il botta e risposta tra Oggioni e la Procura

In aula non sono mancati momenti di tensione. A fronte delle contestazioni, Oggioni ha messo in discussione l’impostazione accusatoria: “Se arriva un’alluvione e muore della gente allora sì che quello è un penale vero”. Quando la pm ha ampliato il perimetro delle domande, i difensori si sono opposti: “Le faccia sul merito del processo, non su altro, Oggioni ha già sette processi contro e negli altri chiederà quello che vuole sapere”.

Quello di Oggioni è stato il primo interrogatorio di un imputato nei processi sull’urbanistica milanese, un passaggio che arriva dopo mesi in cui la Procura lo ha indicato come figura centrale del presunto “sistema” edilizio. L’ex dirigente, arrestato nel marzo 2025 in un altro filone per corruzione e depistaggio, ha scelto di parlare, rivendicando la correttezza tecnica delle scelte compiute.

La partita giudiziaria è solo all’inizio. Ma la linea difensiva è tracciata: nessuna scorciatoia normativa, nessun titolo edilizio creato ad hoc. Solo, secondo l’imputato, strumenti già previsti dalle regole e applicati in un’ottica di rigenerazione urbana.

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