In Italia molti viaggiano con cani e gatti senza protezione: una ricerca riapre il tema della sicurezza dei pet in auto.
Viaggiare in auto con cani e gatti non protetti è ancora una pratica diffusa e rappresenta un tema di sicurezza stradalepiù rilevante di quanto spesso si pensi. Secondo un’indagine condotta da Statista per Tavo Pets su 5.000 proprietari di animali domestici a livello internazionale, in Italia più di una persona su due ha viaggiato nell’ultimo anno con il proprio animale senza alcun sistema di protezione. Il dato pesa perché riguarda un fenomeno di massa: nelle famiglie italiane vivono quasi 20 milioni di cani e gatti, spesso trasportati in auto per vacanze, fine settimana, visite veterinarie o semplici spostamenti quotidiani.
Il punto non è soltanto il benessere dell’animale, ma la tenuta complessiva della sicurezza a bordo. Un pet lasciato libero nell’abitacolo può distrarre il conducente, interferire con la guida o trasformarsi, in caso di frenata improvvisa o impatto, in un corpo proiettato contro persone e superfici interne. A 50 km/h, secondo i dati riportati nel comunicato, il peso di un animale può aumentare fino a 60 volte. Significa che anche un cane di piccola taglia può diventare un pericolo serio per sé stesso e per gli occupanti del veicolo.
La questione entra così in un territorio che l’industria dell’auto conosce bene: quello della prevenzione del rischio. Negli ultimi decenni l’abitacolo è diventato un sistema sempre più controllato, con cinture, airbag, sedili, seggiolini per bambini e dispositivi elettronici di assistenza alla guida. Il trasporto degli animali domestici, invece, resta spesso affidato ad abitudini personali, soluzioni improvvisate o alla convinzione che un animale tranquillo non rappresenti un problema. Proprio qui emerge la distanza tra percezione e realtà.
L’indagine segnala che una persona su tre ha subito una distrazione alla guida causata dal proprio animale domestico. Inoltre, tra gli intervistati coinvolti in un incidente o che hanno sfiorato un incidente, il 59% ha riferito lesioni o fastidi riportati dal pet. Nonostante ciò, il 58% dei proprietari non ritiene necessari i sistemi di ritenuta se l’animale rimane calmo in auto. È un dato che racconta una sottovalutazione culturale prima ancora che tecnica: il comportamento dell’animale può cambiare all’improvviso, per un rumore, una frenata, una curva o uno stimolo esterno.
Da qui nasce anche un mercato in evoluzione, quello dei sistemi di ritenuta per animali e dei trasportini crash testati. Alcune soluzioni adottano criteri vicini a quelli già utilizzati per la sicurezza dei bambini, con agganci Isofix, prove d’urto e riferimenti a standard come la normativa ONU ECE R129, la stessa utilizzata per i seggiolini auto. È un passaggio industriale interessante: la sicurezza del pet non viene più trattata come accessorio generico, ma come componente integrata della mobilità familiare.
Matteo Troncarelli, responsabile marketing di Tavo Pets per il Sud Europa, sottolinea proprio questo cambio di prospettiva: molti proprietari pensano di proteggere adeguatamente il proprio animale, ma sottovalutano il rischio reale di lasciarlo libero nell’abitacolo. Anche un tragitto breve, secondo l’azienda, può diventare critico se il cane o il gatto interferisce con il conducente o viene sbalzato in avanti durante una frenata. La riflessione riguarda una nuova idea di responsabilità in auto, dove la protezione degli animali viene avvicinata a quella degli altri passeggeri.
C’è poi un secondo livello, legato al benessere animale. Il trasportino, se introdotto correttamente, non è soltanto uno strumento di contenimento. Può diventare uno spazio stabile, riconoscibile e protettivo, capace di ridurre ansia, nausea e disorientamento. La veterinaria comportamentalista Zita Talamonti stima che circa il 60-70% di cani e gatti possa mostrare segnali di disagio in auto, dai più evidenti, come agitazione e vocalizzi, ai più silenziosi, come immobilità, tremori o ipersalivazione.
Il punto decisivo è la gradualità. Un trasportino imposto all’improvviso rischia di essere percepito come una gabbia, mentre un inserimento progressivo permette all’animale di riconoscerlo come una tana. In media, spiega la veterinaria, un percorso ben strutturato può richiedere dalle 2 alle 4 settimane, con tempi diversi in base all’età, al carattere e alle esperienze precedenti dell’animale. Per questo i viaggi lunghi non andrebbero improvvisati, soprattutto con cuccioli, gatti, animali anziani o soggetti già diffidenti verso l’auto.
Anche le condizioni dell’abitacolo contano. Temperatura, stabilità della superficie, rumori, vibrazioni e pause regolari possono incidere sulla qualità del viaggio. Il cane tende spesso ad attivarsi e a cercare contatto o movimento, mentre il gatto può bloccarsi o spaventarsi, rendendo utile una riduzione degli stimoli visivi e sonori. L’acqua deve essere garantita, mentre i pasti abbondanti prima della partenza andrebbero evitati per ridurre il rischio di nausea.
Il tema, quindi, non riguarda solo chi parte per le vacanze. È una questione ordinaria di mobilità quotidiana, con ricadute su sicurezza, comportamento alla guida e mercato degli accessori automotive. In una fase in cui l’auto viene ripensata come spazio familiare, connesso e multifunzione, anche il trasporto degli animali domestici entra nella progettazione della sicurezza. La sfida sarà trasformare una consapevolezza ancora parziale in abitudine diffusa: perché un animale protetto significa un viaggio più sicuro per tutti.
In breve
Tema: trasporto in auto di cani e gatti
Rilevanza: sicurezza stradale e prevenzione degli incidenti
Dato chiave: più di una persona su due ha viaggiato con il pet senza protezione
Rischio fisico: a 50 km/h il peso dell’animale può aumentare fino a 60 volte
Mercato coinvolto: trasportini, sistemi Isofix, ritenuta pet, accessori auto
Indagine: Statista per Tavo Pets su 5.000 proprietari
Italia: quasi 20 milioni di cani e gatti nelle famiglie
Distrazioni: una persona su tre ha avuto distrazioni alla guida causate dal pet
Benessere: 60-70% di cani e gatti può mostrare disagio in auto
Standard citato: ONU ECE R129 per sistemi crash testati









