Aston Martin chiude il primo trimestre 2026 in perdita, ma migliora i margini e ottiene nuova liquidità dal consorzio Stroll.
Aston Martin si affida ancora una volta al consorzio legato a Lawrence Stroll per rafforzare la propria posizione finanziaria. La casa britannica ha concordato una nuova linea di credito committed da 50 milioni di sterline, mentre chiude il primo trimestre 2026 con un’altra perdita, pur mostrando segnali di miglioramento operativo. La notizia pesa nel settore automotive perché racconta bene la pressione che oggi grava sui costruttori di lusso: margini da difendere, liquidità da proteggere, investimenti tecnologici da finanziare e mercati globali sempre più instabili.
Il gruppo di Gaydon, noto al grande pubblico anche per il legame storico con James Bond, continua a muoversi in una fase delicata. Il marchio resta fortissimo sul piano dell’immagine, ma il conto economico riflette le difficoltà di una casa indipendente che deve sostenere costi industriali elevati, una gamma in rinnovamento, il peso del debito e una domanda non uniforme tra Stati Uniti, Cina ed Europa. Nel primo trimestre 2026 i volumi wholesale sono stati pari a 939 vetture, sostanzialmente in linea con le 950 unità dello stesso periodo 2025. Il dato più rilevante, però, è che i volumi retail dei modelli core hanno superato di oltre il 50% quelli wholesale, segnale che Aston Martin sta cercando di gestire con più disciplina il rapporto tra produzione, stock e domanda reale.
La nuova struttura di finanziamento arriva da alcuni membri dello Yew Tree Consortium, il veicolo legato a Stroll, presidente esecutivo e principale azionista della società. Secondo quanto comunicato dal gruppo, questa linea, insieme alla vendita dei diritti di denominazione legati ad Aston Martin F1 ad AMR GP, porta la liquidità pro-forma di fine trimestre a circa 230 milioni di sterline. È un passaggio importante perché la disponibilità di cassa resta uno dei punti più osservati dagli investitori. Aston Martin ha chiuso il trimestre con una liquidità effettiva di 177,7 milioni di sterline e con un debito netto salito a 1,459 miliardi di sterline, rispetto a 1,380 miliardi di fine 2025.
Sul piano industriale, il trimestre offre una lettura più articolata. I ricavi sono aumentati del 16% a 270,4 milioni di sterline, sostenuti soprattutto dalle consegne delle versioni speciali e in particolare della Valhalla, la supercar ibrida plug-in a motore centrale che rappresenta uno dei pilastri della strategia di posizionamento alto del marchio. Nel trimestre sono state consegnate 102 Valhalla, contribuendo alla crescita del prezzo medio di vendita complessivo, salito del 17% a 252.000 sterline. Il mix prodotto ha aiutato anche il margine lordo, cresciuto al 34,7%, contro il 27,9% di un anno prima.
Il miglioramento non cancella però il quadro di tensione finanziaria. La perdita operativa rettificata è stata pari a 56,9 milioni di sterline, meglio dei 64,5 milioni del primo trimestre 2025, mentre la perdita ante imposte si è attestata a 65,5 milioni. L’EBITDA rettificato è tornato positivo a 23,2 milioni di sterline, contro il dato negativo dell’anno precedente, ma il free cash flow resta in uscita: nel trimestre il free cash outflow è stato pari a 116,8 milioni di sterline, solo leggermente migliore rispetto ai 120,3 milioni del 2025.
La società ha avviato un piano di trasformazione che include tagli ai costi, maggiore controllo della produzione e revisione degli investimenti. Il capitale assorbito dagli investimenti è sceso a 61 milioni di sterline, contro i 90 milioni del primo trimestre 2025, mentre il piano Capex 2026-2030 è stato ridotto a circa 1,7 miliardi di sterline, rispetto ai circa 2 miliardi precedentemente previsti. Per Aston Martin si tratta di una scelta obbligata: continuare a investire in prodotto e tecnologia, ma con una struttura finanziaria meno esposta.
Il contesto esterno aggiunge complessità. Il gruppo cita l’incertezza legata ai dazi statunitensi, alle modifiche fiscali in Cina sulle auto ultra-lusso e alla stabilità della catena di fornitura globale. Per i costruttori britannici, il nuovo meccanismo tariffario Usa prevede una quota annua fino a 100.000 veicoli importabili con dazio al 10%, mentre oltre quella soglia l’aliquota sale al 27,5%. Per un marchio come Aston Martin, fortemente dipendente da mercati ad alto valore, anche la gestione dei flussi verso gli Stati Uniti diventa quindi una variabile industriale e finanziaria.
La casa britannica ha confermato la guidance 2026. I volumi wholesale dovrebbero restare simili a quelli del 2025, quando furono pari a 5.448 vetture, mentre la performance finanziaria dovrebbe migliorare grazie a un mix più ricco, a circa 500 consegne di Valhalla nell’anno e a una produzione più equilibrata dal secondo trimestre. Il margine lordo è atteso nella parte alta del 30%, mentre il margine EBIT rettificato dovrebbe avvicinarsi al pareggio.
Resta sullo sfondo il nodo strutturale: Aston Martin deve dimostrare che il rafforzamento finanziario non serve solo a guadagnare tempo, ma a costruire una traiettoria credibile di margini, cassa e riduzione del debito. Il marchio ha prodotto desiderabilità e valore simbolico per oltre un secolo. Ora deve trasformare quel capitale immateriale in una sostenibilità economica più solida, in un mercato del lusso automobilistico meno prevedibile di quanto fosse solo pochi anni fa.
In Breve
Società: Aston Martin Lagonda Global Holdings plc
Periodo: primo trimestre 2026
Ricavi: 270,4 milioni di sterline, +16%
Volumi wholesale: 939 vetture, -1%
Margine lordo: 34,7%
EBIT rettificato: -56,9 milioni di sterline
Perdita ante imposte: -65,5 milioni di sterline
Debito netto: 1,459 miliardi di sterline
Nuova linea di credito: 50 milioni di sterline da membri dello Yew Tree Consortium
Liquidità pro-forma: circa 230 milioni di sterline
Consegne Valhalla nel trimestre: 102 unità
Guidance 2026: confermata

