A febbraio l’usato segna +0,7%, ma crescono solo le minivolture. Benzina prima per quota, elettrico ancora marginale.
Il mercato dell’auto usata torna in territorio positivo a febbraio, ma il recupero è più fragile di quanto suggerisca il segno più. I trasferimenti di proprietà si fermano a 493.963 unità, in aumento dello 0,7% rispetto allo stesso mese del 2025, ma la crescita è sostenuta esclusivamente dalle minivolture, salite del 3,9%, mentre i trasferimenti netti, cioè quelli che misurano il vero passaggio verso il cliente finale, arretrano dell’1,9%. È un dato che conta per il settore perché conferma una dinamica ormai strutturale: il mercato dell’usato continua a muoversi, ma sempre più spesso lo fa all’interno della filiera commerciale, con i concessionari che assorbono stock e alimentano la rotazione del prodotto più di quanto non cresca la domanda finale.
Il quadro del primo bimestre rafforza questa lettura. Tra gennaio e febbraio i passaggi di proprietà si attestano a 938.116 unità, con una flessione del 2,4% sull’anno scorso e un livello ancora inferiore del 2,3% rispetto al 2019. Il rimbalzo di febbraio, dunque, non basta a cambiare la traiettoria di inizio 2026. Più che un’inversione di tendenza, somiglia a un aggiustamento tecnico in cui il sistema distributivo cerca di mantenere in movimento il mercato, pur in presenza di una domanda che resta prudente.
Il segnale forse più interessante arriva dalla composizione del mix per alimentazione. Nei trasferimenti netti il motore a benzina torna in testa con una quota del 39,2%, esattamente lo stesso livello registrato nel cumulato dei due mesi. Il diesel, pur restando molto vicino, scende al 38,4%, perdendo terreno e confermando un ridimensionamento che ormai prosegue da tempo. Il sorpasso della benzina è indicativo perché fotografa un mercato usato dove il cliente privato continua a privilegiare soluzioni conosciute, meno esposte ai timori normativi che gravano sul gasolio e più semplici da gestire sul piano della rivendibilità.
Allo stesso tempo, cresce ancora la presenza delle ibride, che raggiungono il 12% nel mese e l’11,6% nel bimestre, consolidando il loro ruolo di unica vera tecnologia alternativa con un peso ormai significativo anche di seconda mano. Restano invece marginali le alimentazioni elettrificate più avanzate: le BEV si fermano all’1,2% nei trasferimenti netti, mentre le plug-in toccano l’1,7%. Il dato suggerisce che la transizione energetica fatica ancora a trasferirsi con decisione nel mercato dell’usato, dove prezzo, autonomia residua e valore futuro del veicolo continuano a rappresentare fattori di cautela. In altri termini, l’elettrico cresce, ma resta lontano dall’essere una forza trainante nella parte più ampia e popolare del mercato.
Anche la struttura dei contraenti racconta un mercato che resta fortemente tradizionale. Gli scambi tra privati e aziendemantengono il primato con il 56% dei passaggi netti, una quota sostanzialmente stabile, mentre i trasferimenti da operatore a cliente finale scendono al 39%. A pesare è anche l’aumento delle vetture provenienti da auto-immatricolazioni, salite al 4,1%, mentre il contributo del noleggio resta modesto, fermo complessivamente allo 0,9%. È una fotografia che indica come l’usato italiano continui a poggiare soprattutto su uno scambio diffuso e capillare, con un ruolo del remarketing professionale in crescita ma ancora lontano dal cambiare gli equilibri di fondo.
Sul piano territoriale, non cambiano le gerarchie. La Lombardia resta il primo mercato italiano dell’usato con il 16,4%dei trasferimenti netti, davanti al Lazio con il 9,8% e alla Campania con il 9,1%. Seguono Sicilia e Veneto, entrambe attorno all’8%. È un assetto ormai consolidato, che riflette insieme densità di popolazione, capacità commerciale dei territori e peso delle grandi aree urbane nella circolazione del parco.
Il dato più strutturale, però, resta quello dell’anzianità. A febbraio quasi una vettura su due tra i trasferimenti netti, il 48,1%, ha più di dieci anni. La fascia tra sei e dieci anni vale un ulteriore 17,4%, mentre le auto fino a quattro anni coprono nel complesso solo il 24,6%, pur in lieve recupero rispetto a un anno fa. Questo significa che il mercato dell’usato continua a essere sostenuto soprattutto da veicoli anziani, con implicazioni dirette non solo per il business della distribuzione, ma anche per il rinnovo del parco circolante, la sicurezza e le emissioni.
La stessa tendenza emerge nelle minivolture, che sono state il vero motore del mese. Qui i diesel mantengono la leadership con il 41%, davanti alle benzina al 32,6%, mentre le ibride salgono al 15,6%. Anche in questo segmento pesa molto l’età delle vetture: il 36,4% dei veicoli ritirati dagli operatori ha oltre dieci anni, ma cresce anche la presenza di auto più fresche, con quelle fino a quattro anni che arrivano al 33% del totale. È un elemento importante perché segnala un’attività selettiva da parte della rete commerciale, che punta a intercettare vetture relativamente recenti per alimentare il mercato dei secondi passaggi, dove la marginalità resta più interessante.
In sintesi, febbraio consegna al settore un segnale meno negativo di gennaio, ma non ancora abbastanza solido da parlare di vera ripartenza. Il mercato dell’usato continua a mostrare una buona capacità di assorbimento, tuttavia il recupero dipende ancora dalla capacità degli operatori di gestire i flussi interni più che da un’espansione dei trasferimenti reali verso il cliente finale. E mentre la benzina riprende la leadership e le ibride avanzano, il dato più significativo resta forse un altro: l’Italia dell’usato continua a poggiare su un parco anziano, numericamente vasto e ancora lontano da una transizione tecnologica diffusa.
In Breve
Febbraio 2026: 493.963 trasferimenti di proprietà
Variazione su febbraio 2025: +0,7%
Trasferimenti netti: -1,9%
Minivolture: +3,9%
Primo bimestre 2026: 938.116 trasferimenti
Variazione bimestre su 2025: -2,4%
Scostamento su 2019: -2,3%
Trasferimenti netti per alimentazione: benzina 39,2%, diesel 38,4%, ibride 12,0%, GPL 5,4%, metano 1,9%, BEV 1,2%, plug-in 1,7%
Trasferimenti netti per contraente: privati/aziende 56,0%, operatore-cliente finale 39,0%, auto-immatricolazioni 4,1%, noleggio 0,9%
Prime regioni per quota: Lombardia 16,4%, Lazio 9,8%, Campania 9,1%, Sicilia 8,1%, Veneto 8,0%
Anzianità trasferimenti netti: oltre 10 anni 48,1%, 6-10 anni 17,4%, fino a 4 anni 24,6%
Minivolture per alimentazione: diesel 41,0%, benzina 32,6%, ibride 15,6%, plug-in 2,1%, BEV 1,7%
Anzianità minivolture: oltre 10 anni 36,4%, fino a 4 anni 33,0%

