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Barcellona diventa la cabina di regia europea di Chery Auto

Barcellona diventa la cabina di regia europea di Chery Auto

Chery apre a Barcellona hub europeo e centro R&D: la Spagna diventa il perno della strategia industriale del gruppo in Europa.

Chery Auto ha inaugurato a Cornellà de Llobregat, nell’area metropolitana di Barcellona, il suo primo centro operativo regionale fuori dalla Cina insieme a un istituto spagnolo di R&D. Un passaggio che, letto in chiave automotive, vale più di un semplice taglio del nastro: significa che il costruttore cinese ha deciso di trasformare la Spagna in uno dei cardini della propria strategia europea, accentrando in Catalogna funzioni operative, conformità normativa, coordinamento della supply chain, finanza e relazioni istituzionali. 

È un segnale industriale, prima ancora che simbolico. L’Europa, per Chery, non è più soltanto un mercato dove vendere auto importate, ma un contesto in cui mettere radici. Il nuovo hub di Barcellona nasce proprio con questa funzione: migliorare la capacità di risposta ai diversi mercati continentali e adattarsi più rapidamente agli standard regolatori europei, sempre più centrali nella definizione del prodotto, della filiera e persino del posizionamento commerciale. L’istituto di ricerca e sviluppo che affianca il centro operativo serve a questo: localizzare decisioni, sviluppo e know-how, non limitarsi a esportare piattaforme pensate altrove. 

La scelta della Catalogna non arriva dal nulla. Da mesi Barcellona è diventata il punto di atterraggio più concreto della presenza industriale del gruppo in Europa, grazie anche al progetto condiviso con Ebro nell’ex stabilimento Nissan della Zona Franca. È lì che Chery punta a far partire la produzione nel corso del 2026, dopo i ritardi accumulati rispetto ai piani iniziali. E sempre da lì il gruppo vuole costruire una base manifatturiera capace di crescere nel medio periodo: secondo Reuters, l’obiettivo è arrivare a una capacità di 200 mila unità annue entro il 2029. 

Questo spiega perché il nuovo centro operativo abbia un peso politico ed economico superiore a quello di una sede direzionale tradizionale. In un momento in cui i costruttori cinesi cercano di difendere la propria espansione in Europa dalle pressioni tariffarie e dalle richieste di maggiore contenuto locale, presidiare una base come Barcellona significa giocare d’anticipo. Reuters ha ricordato che Chery vuole ampliare la propria capacità produttiva nel continente proprio attraverso accordi con partner che dispongono già di impianti esistenti, evitando gli oneri e i tempi di una nuova fabbrica costruita da zero. È una strategia pragmatica: meno capitale immobilizzato, più velocità di esecuzione, maggiore flessibilità nel rispondere alle regole europee su dazi e localizzazione. 

C’è poi il tema della scala. Chery ha debuttato commercialmente in Europa nel 2023 e nel 2025, secondo i dati Dataforce citati da Reuters, ha portato le sue vendite continentali da 17.035 a 120.147 unità, quasi sei volte tanto in un solo anno. È il dato che rende comprensibile l’accelerazione sulla struttura organizzativa: quando un costruttore cresce così rapidamente, la rete commerciale da sola non basta più. Servono centri decisionali vicini ai mercati, competenze tecniche locali, capacità di interagire con istituzioni e fornitori, e una filiera in grado di reggere sia l’espansione dei volumi sia l’inevitabile pressione sul prezzo. 

Dal punto di vista europeo, la mossa di Chery conferma anche il ritorno della Spagna al centro delle grandi manovre dell’auto. Madrid e Barcellona stanno diventando sempre più un terreno privilegiato per chi cerca capacità produttiva disponibile, infrastrutture logistiche solide e un ecosistema industriale ancora competitivo. Non è un caso che le autorità catalane abbiano accolto l’operazione come una leva per occupazione qualificata e innovazione: il centro di Cornellà dovrebbe infatti generare posti di lavoro in ingegneria, sviluppo prodotto, operations e collaborazione industriale con il territorio. 

Naturalmente, il vero banco di prova non sarà l’inaugurazione ma ciò che verrà dopo. Un hub europeo funziona se riesce a trasformare la presenza locale in velocità di adattamento: normative, assistenza, prodotto, supply chain e tempi industriali. Finora molti marchi cinesi hanno saputo correre sul prezzo e sulla rapidità di lancio; la sfida successiva è dimostrare di saper diventare parte stabile del sistema auto europeo. In questo senso, Barcellona non è soltanto un indirizzo sulla mappa, ma il luogo in cui Chery Auto prova a passare da esportatore aggressivo a costruttore davvero radicato nel continente. E se l’operazione funzionerà, la Catalogna potrebbe diventare molto più di una testa di ponte commerciale: il primo vero laboratorio europeo della crescita globale del gruppo. 

In Breve

Azienda: Chery Auto
Notizia principale: inaugurazione del centro operativo europeo e dell’istituto spagnolo di R&D
Sede: Cornellà de Llobregat, area metropolitana di Barcellona
Data inaugurazione: 9 aprile 2026
Valore strategico: primo centro operativo regionale di Chery fuori dalla Cina
Funzioni del polo: gestione operativa, conformità normativa, supply chain, finanza, affari pubblici, ricerca e sviluppo
Ruolo industriale della Spagna: base chiave per localizzazione, sviluppo prodotto e coordinamento europeo
Collegamento produttivo: progetto industriale con Ebro nell’ex stabilimento Nissan di Barcellona
Avvio produzione previsto: nel corso del 2026
Obiettivo capacità produttiva Barcellona: 200.000 unità annue entro il 2029
Andamento commerciale in Europa: 120.147 vetture vendute nel 2025, contro 17.035 nel 2024
Nodo competitivo: rafforzare presenza locale per rispondere a standard UE, contenuto locale e dazi EV.

Barcellona diventa la cabina di regia europea di Chery Auto
Barcellona diventa la cabina di regia europea di Chery Auto
Barcellona diventa la cabina di regia europea di Chery Auto
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