Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Auto e Motori » Ferrari approva il bilancio 2025 e un dividendo da 3,615 euro

Ferrari approva il bilancio 2025 e un dividendo da 3,615 euro

Ferrari approva il bilancio 2025 e un dividendo da 3,615 euro
benedetto-vigna-john-elkann

L’assemblea Ferrari approva bilancio 2025, dividendo da 3,615 euro per azione e rinnova il consiglio con Elkann e Vigna.

L’assemblea degli azionisti Ferrari ha scelto la linea della continuità. Nella riunione tenutasi ad Amsterdam, tutte le proposte sottoposte ai soci sono state approvate: dal bilancio 2025 alla politica di remunerazione, fino al dividendo e al rinnovo del consiglio di amministrazione. Per il mercato, più che un passaggio formale, è un segnale preciso: il gruppo di Maranello conferma la propria impostazione di governance e tiene salda la rotta su disciplina finanziaria e flessibilità industriale.

La decisione che pesa di più sul fronte finanziario è l’ok a un dividendo in denaro pari a 3,615 euro per azione ordinaria, per un esborso complessivo vicino ai 640 milioni di euro. È un dato che racconta due cose insieme. Da una parte, Ferrari conferma la capacità di remunerare gli azionisti mantenendo una struttura ordinata del capitale; dall’altra, ribadisce una filosofia che negli ultimi anni ha reso il titolo uno dei riferimenti europei del comparto automotive premium, dove la solidità del marchio si accompagna a una gestione molto rigorosa del valore.

Le date fissate sono già definite: stacco cedola il 20 aprile 2026 per le azioni negoziate sull’EXM italiano e il 21 aprile 2026 per quelle trattate al NYSE. La record date sarà il 21 aprile, mentre il pagamento è previsto per il 5 maggio 2026. Per gli azionisti in possesso di titoli scambiati a New York, il dividendo sarà versato in dollari statunitensi sulla base del cambio ufficiale euro-dollaro del 16 aprile 2026 pubblicato dalla Banca Centrale Europea. Anche qui Ferrari non introduce sorprese: sceglie la chiarezza procedurale e conferma una macchina societaria costruita per dialogare senza attriti con un azionariato internazionale.

Sul piano della governance, l’assemblea ha rieletto tutti gli amministratori che si erano ricandidati. John Elkann e Benedetto Vigna restano amministratori esecutivi, mentre nel gruppo dei non esecutivi sono stati confermati, tra gli altri, Piero Ferrari, Delphine Arnault, Francesca Bellettini, Eduardo H. Cue, Sergio Duca, John Galantic, Maria Patrizia Grieco, Michelangelo Volpi e Tommaso Ghidini. In un’industria che sta attraversando una fase di trasformazione profonda tra elettrificazione, software, regolazione e ridefinizione della domanda globale, la continuità del vertice non è un dettaglio secondario. Per Ferrari significa evitare discontinuità proprio mentre il settore continua a muoversi tra margini sotto pressione e investimenti sempre più selettivi.

L’assemblea ha inoltre rinnovato per diciotto mesi le deleghe al Consiglio di Amministrazione per emettere azioni ordinarie, attribuire diritti di sottoscrizione e limitare o escludere i diritti di prelazione entro soglie prestabilite. È una formula che non produce effetti immediati sul prodotto o sulla rete commerciale, ma che rafforza la capacità del gruppo di muoversi con rapidità qualora si presentassero esigenze di finanza straordinaria o di gestione del capitale. Per una casa come Ferrari, che ha costruito gran parte della propria forza sulla prevedibilità delle scelte e sull’equilibrio tra esclusività industriale e ritorno economico, questa flessibilità resta una leva strategica.

Nello stesso pacchetto rientra il rinnovo dell’autorizzazione al buyback, sempre per diciotto mesi, fino a un massimo del 10% delle azioni ordinarie emesse alla data dell’assemblea. La società specifica che non si tratta di un obbligo, ma di uno strumento aggiuntivo. Il messaggio, però, è rilevante: Ferrari vuole mantenere aperta la possibilità di intervenire sul capitale in base alle condizioni di mercato e alle priorità aziendali, senza farsi trovare scoperta. È un approccio coerente con la postura finanziaria che il gruppo ha adottato negli ultimi anni, dove la gestione del capitale non è mai lasciata all’improvvisazione.

C’è poi un altro passaggio tecnico, meno visibile ma significativo: l’assemblea ha approvato la cancellazione di tutte le common shares detenute dalla società al 31 dicembre 2025 e di tutte le special voting shares detenute alla data del 15 aprile 2026. Anche questa è una misura che parla il linguaggio della razionalizzazione societaria e della pulizia del capitale, un terreno sul quale Ferrari continua a muoversi con precisione quasi ingegneristica.

Infine, gli azionisti hanno riconfermato Deloitte Accountants B.V. come società di revisione indipendente per l’esercizio 2026 e hanno affidato alla stessa Deloitte anche il ruolo di sustainability assurance provider indipendente. È un passaggio che si inserisce nella crescente centralità dei processi di verifica e rendicontazione non finanziaria, ormai parte integrante del perimetro con cui i costruttori vengono valutati dagli investitori. Nello stesso contesto è arrivato anche il via libera agli awards in diritti di sottoscrizione di azioni ordinarie destinati agli amministratori esecutivi.

Il quadro che esce dall’assemblea è quindi netto: Ferrari non cambia impostazione. Conferma i vertici, remunera gli azionisti, rinnova gli strumenti di flessibilità sul capitale e consolida la struttura di controllo e revisione. In una fase in cui gran parte dell’industria auto europea è costretta a rincorrere margini, volumi o identità industriale, a Maranello la notizia non è una svolta, ma proprio l’assenza di scosse. Ed è forse questo, oggi, uno degli elementi che il mercato continua a premiare di più.