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Guida autonoma e AI, l’Italia guarda a una mobilità da 6 miliardi

Guida autonoma e AI, l’Italia guarda a una mobilità da 6 miliardi

L’automotive è il secondo settore per maturità nell’AI: impatti su guida autonoma, flotte aziendali, sicurezza e industria.

L’intelligenza artificiale non è più un tema laterale per l’automotive: sta diventando uno dei fattori che ridisegnano prodotto, fabbrica, servizi e modelli di business. Il dato più significativo emerso a Roma durante l’evento “AI: innovazione al servizio della sicurezza e mobilità accessibile”, promosso da Best Mobility, è che l’auto è oggi il secondo settore per maturità nell’adozione dell’AI, alle spalle soltanto del comparto tecnologico. Un posizionamento che racconta quanto la trasformazione sia già entrata nella catena del valore: dalla ricerca e sviluppo alla produzione, dalla vendita al post vendita, fino alla gestione quotidiana dei veicoli.

Per il settore auto il tema conta perché arriva in una fase complessa, segnata da elettrificazione, pressione sui costi, transizione digitale, nuove regole europee e competizione industriale globale. In questo scenario l’AI applicata all’autopuò diventare una leva per aumentare sicurezza, efficienza e sostenibilità, ma anche per rendere più competitivo l’intero ecosistema della mobilità. Secondo i dati presentati da Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, lo sviluppo della guida autonoma potrebbe generare in Italia benefici complessivi fino a 6,1 miliardi di euro entro il 2050.

La partita non riguarda soltanto l’auto privata. Uno degli ambiti più immediati di applicazione è quello delle flotte aziendali, dove algoritmi, dati e veicoli connessi possono incidere sulla gestione dei costi, sulla manutenzione, sui consumi e sulla sicurezza dei conducenti. Per imprese e fleet manager, l’intelligenza artificiale può trasformare la mobilità da voce di spesa a piattaforma decisionale, capace di anticipare guasti, ottimizzare percorrenze, monitorare stili di guida e migliorare l’utilizzo dei mezzi.

Il livello di maturità raggiunto dall’automotive è particolarmente rilevante perché colloca il settore davanti ad altri comparti avanzati come aerospace & defense e life sciences. L’applicazione dell’AI non si limita infatti al software di bordo o agli assistenti alla guida, ma attraversa l’intero ciclo industriale. In fase di progettazione può accelerare simulazioni e sviluppo prodotto; in fabbrica può migliorare qualità e controllo dei processi; nella vendita può personalizzare servizi e relazioni con il cliente; nel post vendita può rendere più precisa la manutenzione predittiva.

Resta però un nodo di fiducia. Secondo i dati dell’Osservatorio, realizzati in collaborazione con Ipsos Doxa, il 52% dei consumatori ha oggi una percezione positiva dell’AI applicata ai veicoli. I vantaggi più riconosciuti riguardano la maggiore sicurezza attraverso la prevenzione degli incidenti, indicata dal 38% del campione, l’ottimizzazione dei consumi, segnalata dal 34%, e la manutenzione predittiva, citata dal 33%. Sono numeri che mostrano un’apertura del mercato, ma non cancellano le resistenze.

Le preoccupazioni restano concrete e riguardano soprattutto il rischio di malfunzionamenti software, temuto dal 35% degli intervistati, la possibile perdita di controllo del veicolo, indicata dal 33%, e la vulnerabilità ai cyberattacchi, segnalata dal 30%. È qui che la crescita dell’auto intelligente incontra il tema industriale più delicato: la tecnologia può aumentare la sicurezza solo se accompagnata da standard affidabili, aggiornamenti costanti, protezione dei dati e responsabilità chiare lungo tutta la filiera.

La guida autonoma rappresenta il punto più avanzato di questa trasformazione. Il 54% degli italiani, secondo i dati illustrati, si dichiara pronto a utilizzare veicoli autonomi, in particolare per spostamenti ripetitivi come il tragitto casa-lavoro o per muoversi in città in condizioni di traffico intenso. È un segnale importante perché indica che l’accettazione sociale della tecnologia non passa soltanto dall’innovazione in sé, ma dalla sua utilità percepita nella vita quotidiana.

Gli effetti potenziali sono rilevanti: lo sviluppo di robotaxi e servizi di mobilità condivisa autonoma potrebbe contribuire a ridurre fino al 90% i feriti sulle strade, togliere fino a 900.000 auto dalle città e abbattere di 41.000 tonnellate le emissioni inquinanti annue. Si tratta di stime che proiettano l’AI oltre il perimetro dell’auto come prodotto, portandola dentro il dibattito su traffico urbano, sostenibilità, sicurezza stradale e costi sociali della mobilità.

Salvadori ha sintetizzato il punto spiegando che la guida autonoma può diventare una delle evoluzioni più significative della mobilità, soprattutto per il suo impatto sulla sicurezza stradale. La riduzione o eliminazione del fattore umano, storicamente centrale nella dinamica degli incidenti, è infatti uno degli argomenti più forti a favore dei sistemi autonomi. Ma il passaggio dalla sperimentazione all’adozione di massa richiederà infrastrutture, regole, investimenti e una gestione attenta della fiducia pubblica.

Per il mondo della mobilità aziendale, l’impatto è già più vicino. Federico Antonio Di Paola, presidente di Best Mobility, ha definito l’AI un acceleratore per le imprese, soprattutto nella gestione di flotte più intelligenti, efficienti e sostenibili. Il vantaggio competitivo, in questo caso, non sta soltanto nell’automazione, ma nella possibilità di prendere decisioni basate sui dati: scegliere i veicoli più adatti, contenere i costi operativi, ridurre sprechi e migliorare l’esperienza dei dipendenti.

Sul fronte regolatorio, il tema si intreccia con l’AI Act europeo. Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE, ha sottolineato la necessità di regole su sicurezza, trasparenza e responsabilità, ma anche il rischio che un eccesso di complessità possa rallentare l’innovazione o spostare altrove lo sviluppo tecnologico. È una questione centrale per l’industria europea: proteggere cittadini e consumatori senza indebolire la competitività delle imprese rispetto a Stati Uniti e Asia.

Il punto di equilibrio sarà decisivo. L’intelligenza artificiale nell’auto può migliorare sicurezza, efficienza energetica e gestione delle flotte, ma richiede una filiera preparata, investimenti continui e un quadro normativo capace di sostenere l’innovazione invece di inseguirla. Per l’Italia, dove l’automotive resta un settore strategico per industria, servizi e occupazione, la sfida non è soltanto adottare nuove tecnologie, ma costruire intorno ad esse un modello competitivo e accessibile.

In Breve

Evento: “AI: innovazione al servizio della sicurezza e mobilità accessibile”
Promotore: Best Mobility
Luogo: Roma
Settore analizzato: automotive, flotte e mobilità aziendale
Dato chiave: l’automotive è il secondo settore per maturità nell’adozione dell’AI dopo il tech
Benefici stimati: fino a 6,1 miliardi di euro in Italia entro il 2050 grazie alla guida autonoma
Consumatori favorevoli all’AI nei veicoli: 52%
Italiani pronti alla guida autonoma: 54%
Impatto potenziale: -90% feriti sulle strade, fino a 900.000 auto in meno nelle città, -41.000 tonnellate di emissioni annue
Temi critici: sicurezza software, controllo del veicolo, cybersecurity, regolazione europea