Nel primo trimestre 2026 il noleggio a lungo termine cala dell’1%, ma cresce la domanda di auto ibride plug-in ed elettriche.
La notizia principale è che il noleggio a lungo termine dell’auto, dopo una lunga fase di espansione, nel primo trimestre del 2026 registra una leggera frenata. I contratti di autovetture e fuoristrada superiori ai 30 giorni si fermano a 251.680, con una flessione dell’1,0% rispetto allo stesso periodo del 2025. Non è però un segnale di inversione strutturale. Al contrario, il comparto continua a muoversi su livelli elevati e conferma una centralità crescente nel mercato automobilistico italiano, soprattutto per aziende e flotte, mentre i privati restano sostanzialmente stabili.
Il dato va letto proprio in questa doppia chiave. Da un lato c’è una piccola battuta d’arresto nei volumi, la prima dal 2022; dall’altro resta evidente come il NLT sia ormai una formula consolidata, capace di tenere anche in una fase di mercato più selettiva. Nei primi tre mesi dell’anno, il 15,2% dei contratti è stato sottoscritto da privati, pari a 38.309 unità, mentre l’84,8% fa capo alle società, con 213.371 contratti. Dentro questo blocco, il peso principale resta in mano alle aziende non-automotive, che da sole rappresentano il 65,1% del totale. È il segnale più chiaro del fatto che il noleggio continua a essere, prima di tutto, uno strumento di gestione della mobilità aziendale.
La vera fotografia del trimestre, però, arriva osservando le alimentazioni. Qui il noleggio a lungo termine sta diventando un indicatore molto interessante di come si sta trasformando la domanda reale. Le ibride plug-in mettono a segno un balzo del 57,4% rispetto al primo trimestre 2025 e arrivano all’11,5% di quota, mentre le elettriche pure crescono del 12,6% e raggiungono il 5,6%. Sono numeri che non stravolgono ancora gli equilibri complessivi, ma raccontano una tendenza precisa: nel canale del noleggio la transizione energetica non è più una nicchia, bensì una componente ormai strutturale.
Il dato più forte, in termini assoluti, resta comunque quello delle ibride full e mild, che salgono del 21,8% e diventano la prima scelta complessiva con il 33,7% dei contratti. Il diesel, pur arretrando nel peso relativo, rimane molto solido al 29,6%, mentre la benzina si ferma al 18,0%. Il risultato è un mercato più frammentato, nel quale le motorizzazioni tradizionali continuano a pesare, ma devono ormai convivere con una crescita progressiva delle formule elettrificate. In altre parole, il noleggio segue un approccio pragmatico: non abbandona di colpo il passato, ma si adatta alla domanda in modo rapido e selettivo.
Anche il profilo dei clienti aiuta a leggere meglio la direzione del settore. Le ibride sono oggi la soluzione preferita sia dalle aziende non-automotive sia dai privati, mentre il diesel continua a dominare nelle società di noleggio a lungo termine, dove conta ancora molto la logica del costo totale d’esercizio su percorrenze elevate. Il benzina, invece, mantiene il suo spazio soprattutto nel noleggio a breve termine e tra dealer e costruttori. Le plug-in hybrid trovano la loro base più solida tra le aziende non-automotive, mentre le BEV mostrano una penetrazione più alta tra dealer, costruttori e privati. È una distribuzione che racconta bene come la scelta dell’alimentazione sia ancora molto legata al tipo di utilizzo e non soltanto agli incentivi o alla pressione normativa.
C’è poi un altro elemento che merita attenzione: la durata media dei contratti sale a 22 mesi, contro i 20 mesi dello stesso periodo dell’anno precedente. È un segnale di maturazione del mercato, perché indica un allungamento della relazione tra cliente e formula di utilizzo. I privati arrivano a una media di 25 mesi, le aziende non-automotive a 24, mentre all’opposto il noleggio a breve e le società di NLT si muovono su durate molto più corte. In sostanza, il prodotto si sta differenziando sempre di più, adattandosi a pubblici e bisogni molto diversi.
Anche sul piano della carrozzeria il quadro è ormai nitido. I SUV dominano con il 60,3% dei contratti, seguiti a distanza da berline e station wagon. All’interno del mondo SUV prevalgono i C-SUV, che sono la scelta principale sia dei privati sia delle aziende non-automotive. È una conferma ulteriore di come il noleggio non faccia altro che riflettere, spesso in maniera perfino più netta, le preferenze del mercato generale: posizione di guida alta, versatilità, immagine e disponibilità di motorizzazioni elettrificate restano i fattori chiave.
Sul fronte geografico, infine, la Lombardia si conferma la regione leader con il 31,2% dei contratti nazionali, davanti a Trentino-Alto Adige e Lazio, entrambi all’11,5%. È un dato che riflette la concentrazione della domanda business, ma anche la diversa maturità dei mercati locali. Dove il tessuto imprenditoriale è più denso, il noleggio continua a essere una leva importante per rinnovare il parco circolante e tenere sotto controllo i costi.
In definitiva, il primo trimestre del 2026 non racconta un mercato in crisi, ma un settore che entra in una fase più adulta. Il leggero calo dei contratti non cancella il quadro generale: il noleggio a lungo termine resta un canale forte, i privatitengono, le aziende continuano a guidare la domanda e soprattutto cresce con decisione il peso delle auto ricaricabili. Se c’è una direzione chiara, è questa: il futuro del noleggio sarà sempre meno legato a una singola motorizzazione e sempre più costruito su un equilibrio tra elettrificazione, flessibilità e utilizzo reale.
In Breve
Contratti NLT Q1 2026: 251.680
Variazione su Q1 2025: -1,0%
Quota privati: 15,2% (38.309 contratti)
Quota società: 84,8% (213.371 contratti)
Peso aziende non-automotive: 65,1% del totale
Durata media contratti: 22 mesi
Privati: 25 mesi
Aziende non-automotive: 24 mesi
Dealer e costruttori: 15 mesi
Società NLT: 11 mesi
NBT: 10 mesi
Alimentazioni
Ibride HEV: 33,7% (+21,8%)
Diesel: 29,6%
Benzina: 18,0%
Plug-in hybrid: 11,5% (+57,4%)
Elettriche BEV: 5,6% (+12,6%)
GPL: 1,0%
Metano: 0,6%
Segmenti
SUV: 60,3%
Berline: 27,3%
Station Wagon: 9,9%
C-SUV: 27,1% del totale
Regioni principali
Lombardia: 31,2%
Trentino-Alto Adige: 11,5%
Lazio: 11,5%
Emilia-Romagna: 9,0%
Veneto: 6,4%
Campania: 6,3%

