Polestar e Università di Oxford studiano come misurare il piacere di guida nelle auto elettriche ad alte prestazioni.
Polestar e l’SDG Impact Lab dell’Università di Oxford avviano uno studio pilota per capire se il piacere di guidapossa essere definito e misurato con criteri scientifici. La notizia conta per l’industria automotive perché arriva in una fase in cui l’auto elettrica sta cambiando i parametri tradizionali della prestazione: accelerazione, potenza e velocità restano importanti, ma non bastano più a spiegare il valore percepito da chi guida una vettura ad alte prestazioni.
La collaborazione tra il marchio svedese e l’ateneo britannico punta a indagare le reazioni del corpo e del cervello durante la guida di una Polestar ad alte prestazioni, usando segnali fisiologici, cognitivi e comportamentali. L’obiettivo è ambizioso: trasformare una sensazione soggettiva, spesso legata a emozione, controllo e coinvolgimento, in dati osservabili. Per i costruttori, questo significa aprire un nuovo fronte nello sviluppo prodotto, dove la dinamica del veicolopuò essere affinata non solo attraverso telemetria e prove pista, ma anche attraverso la misurazione dell’esperienza umana.
Il progetto nasce dentro una questione industriale molto concreta. Con la diffusione delle auto elettriche, molte vetture offrono accelerazioni elevate e risposte immediate, rendendo meno distintivi alcuni indicatori storici della sportività. Per questo Polestar prova a spostare il discorso dalla prestazione pura alla qualità dell’interazione tra guidatore e automobile. In altre parole, la domanda non è soltanto quanto un’auto sia veloce, ma quanto riesca a generare fiducia, precisione, entusiasmo e senso di controllo.
Lo studio coinvolge sei Innovation Fellows senior impegnati in percorsi di PhD all’Università di Oxford, con il supporto di docenti e specialisti di diverse discipline. La ricerca unisce ingegneria, psicologia sperimentale, analisi dei dati e competenze automobilistiche. Questa impostazione multidisciplinare è rilevante perché il piacere di guida non dipende da un solo fattore: nasce dall’equilibrio tra posizione di guida, risposta dello sterzo, assetto, frenata, trazione, rumore percepito, accelerazione laterale e carico cognitivo richiesto al conducente.
Il punto più interessante riguarda il superamento di un’idea consolidata nel mondo dell’auto sportiva: quella secondo cui l’emozione di guida sia legata soprattutto al suono del motore. L’elettrificazione ha ridotto o eliminato una componente storica dell’esperienza automobilistica, ma ha introdotto nuove possibilità. La risposta istantanea del powertrain elettrico, la distribuzione della coppia, il controllo software della trazione e la precisione nella gestione dell’assetto possono diventare strumenti per costruire un diverso tipo di coinvolgimento. Per Polestar, misurare queste reazioni può aiutare a progettare vetture elettriche più credibili anche sul piano emozionale.
La ricerca si inserisce anche nella strategia di posizionamento del marchio. Polestar ha costruito la propria identità su design, sostenibilità e prestazioni elettriche, ma ora punta a rafforzare la dimensione più dinamica del prodotto. Il riferimento naturale è Polestar 5, la nuova Gran Turismo elettrica a quattro porte sviluppata sulla Polestar Performance Architecture. La vettura utilizza una struttura in alluminio incollato, soluzione pensata per contenere il peso e aumentare la rigidità, due elementi centrali per precisione di guida, efficienza e comportamento dinamico.
Accanto alla piattaforma, entrano in gioco sistemi di controllo della trazione, sospensioni, impianto frenante e pneumatici dedicati. Sono componenti che incidono direttamente sulla percezione del guidatore e che, in prospettiva, potrebbero essere calibrati anche sulla base dei risultati scientifici emersi dallo studio. È qui che il progetto assume una valenza industriale: i dati biometrici e cognitivi non servono solo a raccontare meglio il prodotto, ma possono diventare un ulteriore livello di sviluppo per gli ingegneri, contribuendo alla definizione delle future prestazioni elettriche.
Secondo Christian Samson, Head of Product Attributes di Polestar, la ricerca serve a superare la convenzione che vede l’accelerazione in linea retta come misura principale del piacere di guida. È un passaggio importante anche dal punto di vista del mercato, perché i clienti premium non comprano soltanto numeri di scheda tecnica. Cercano coerenza, sensazioni, qualità percepita e un’esperienza capace di giustificare il posizionamento del brand.
Il programma di studio è previsto dal 9 marzo al 31 luglio 2026 e comprende test su veicolo al Gotland Ring nel mese di giugno. I risultati saranno presentati nell’autunno 2026 durante un evento dedicato presso l’Università di Oxford. In parallelo, Polestar accompagnerà il progetto con una serie di contenuti in quattro episodi prevista per il terzo trimestre dell’anno. La sfida, ora, sarà capire se il piacere di guida possa davvero diventare una metrica utilizzabile dall’industria. Se la risposta sarà positiva, l’auto elettrica potrebbe trovare un nuovo linguaggio prestazionale, meno legato alla nostalgia del motore termico e più vicino alla relazione tra uomo, macchina e software.
Scheda
Progetto: studio pilota su piacere di guida e misurazione scientifica
Partner: Polestar e SDG Impact Lab dell’Università di Oxford
Periodo: 9 marzo-31 luglio 2026
Test dinamici: Gotland Ring, giugno 2026
Risultati: autunno 2026, evento presso l’Università di Oxford
Ambito di ricerca: attività cerebrale, dati biometrici, risposte cognitive e comportamentali
Team: sei Innovation Fellows senior PhD dell’Università di Oxford
Modello collegato alla strategia: Polestar 5
Focus industriale: prestazioni elettriche, esperienza di guida, sviluppo veicolo, sostenibilità



