A Pechino smart presenta Concept #2 e #6 EHD: il ritorno alla citycar può rilanciare davvero il marchio?
A Pechino smart ha aperto una nuova fase della propria storia con due mosse molto diverse ma strettamente legate: da una parte il debutto globale della Concept #2, cioè la prima traduzione concreta del ritorno alla citycar a due posti; dall’altra la prima mondiale della smart #6 EHD, fastback premium destinata inizialmente solo alla Cina. Il dato che conta, per il settore, è che il marchio prova contemporaneamente a recuperare il proprio nucleo identitario e ad allargarsi verso segmenti più redditizi. È una strategia ambiziosa, ma anche delicata, perché costringe smart a rispondere a una domanda che il mercato si pone da tempo: può ancora essere un marchio di successo senza restare prigioniero del solo mito fortwo?
Il management ha chiarito che nel 2026 il portafoglio globale passerà da tre a cinque modelli e che il brand è ormai presente in 40 mercati. In parallelo arriverà in Europa, dalla metà dell’anno, il servizio smart care, segnale che la crescita non vuole fermarsi al prodotto ma punta a costruire anche una base di relazione e assistenza più solida. Sul piano industriale, quindi, smart non è più un costruttore di nicchia legato a un solo formato urbano: è un marchio premium elettrico con una gamma in espansione, progettata dal team Mercedes-Benz e sviluppata in Cina dentro l’orbita Geely.
La Concept #2 è il tassello più importante perché prova a riportare smart sul terreno che l’aveva resa riconoscibile. La futura #2, attesa al debutto mondiale al Salone di Parigi nell’ottobre 2026, sarà una due posti completamente elettrica costruita sulla nuova piattaforma proprietaria ECA. Il progetto promette fino a 300 chilometri di autonomia, ricarica in corrente continua dal 10 all’80% in meno di 20 minuti, funzione Vehicle-to-Load e, soprattutto, un raggio di sterzata di 6,95 metri, cioè il tipo di dato che racconta più di qualsiasi slogan la volontà di tornare a presidiare la mobilità urbana vera. Dopo anni in cui smart è cresciuta soprattutto con crossover e SUV compatti come #1, #3 e #5, la #2 rappresenta il tentativo di ricucire il filo con la propria origine.
Ma il rilancio non si gioca soltanto sulla nostalgia. La scelta di presentare insieme la #6 EHD dice l’opposto: smart vuole smettere di essere letta come semplice specialista della micro-mobilità e cerca spazio anche nelle berline fastback premium. È una mossa comprensibile dal punto di vista economico, perché i segmenti più alti offrono margini migliori e maggiore possibilità di differenziazione stilistica, ma comporta anche un rischio evidente di diluizione del marchio. Più la gamma si allontana dalla dimensione originaria, più il brand deve dimostrare di avere un’identità che regga oltre il perimetro della citycar. Ed è qui che la partita si fa complessa.
Il contesto, inoltre, è diventato molto più duro di quanto non fosse ai tempi della prima fortwo. In Cina, dove smart si sviluppa industrialmente, i marchi premium tedeschi sono sotto pressione da parte di costruttori locali che stanno salendo rapidamente di fascia, con prodotti ad alto contenuto tecnologico e prezzi più competitivi; nello stesso tempo, Geely sta accelerando sulla scala globale, con l’obiettivo di crescere ancora in volumi e presenza internazionale. Per smart questo significa muoversi in un doppio campo di tensione: da un lato la concorrenza cinese sempre più aggressiva, dall’altro la necessità di essere credibile in Europa come marchio premium elettrico con forti radici di design Mercedes-Benz.
La parte favorevole della storia è che il mercato europeo delle BEV sta tornando a crescere con forza. Nel primo trimestre 2026 le immatricolazioni elettriche nei principali mercati europei sono salite del 29,4%, con oltre 240 mila registrazioni nel solo mese di marzo e una quota del 21,2% sulle nuove auto in UE ed EFTA. In teoria è il contesto giusto per il ritorno di una smart più compatta, agile e urbana. Ma non basta. Perché oggi la domanda europea non premia automaticamente il formato piccolo: premia i prodotti che riescono a tenere insieme prezzo, autonomia, qualità percepita e servizi. La #2 potrà avere un vantaggio simbolico enorme, ma dovrà dimostrare di essere anche economicamente convincente.
La domanda, quindi, resta aperta: sarà ancora un successo? La risposta più onesta è che smart ha oggi una chance reale, ma diversa da quella del passato. Non può più contare soltanto sull’effetto novità che rese iconica la fortwo. Deve riuscire in un’operazione molto più difficile: tornare credibile come marca urbana con la #2, senza perdere redditività e slancio globale mentre si espande verso modelli più grandi come #5 e #6 EHD. Se la due posti riuscirà a intercettare il bisogno europeo di una elettrica compatta davvero ben progettata, allora smart potrebbe ritrovare il proprio centro. Se invece resterà soltanto un esercizio di stile dentro una gamma sempre più larga, il rischio è che il marchio continui a crescere in offerta ma perda nitidezza nella percezione. È su questo equilibrio, più che sul design, che si misurerà il vero esito della nuova fase aperta a Pechino.
In Breve
Evento: smart Global Brand Event 2026, Pechino
Concept principale: smart Concept #2
Nuovo modello presentato: smart #6 EHD
Espansione gamma: da 3 a 5 modelli globali nel 2026
Mercati serviti: 40
Piattaforma futura smart #2: Electric Compact Architecture (ECA)
Formato smart #2: citycar elettrica a due posti
Autonomia prevista smart #2: fino a circa 300 km
Ricarica smart #2: DC 10-80% in meno di 20 minuti
Funzione aggiuntiva: Vehicle-to-Load
Raggio di sterzata Concept #2: 6,95 metri
Debutto mondiale modello di serie smart #2: Salone di Parigi, ottobre 2026
Posizionamento smart #6 EHD: fastback premium elettrica, inizialmente per la Cina
Servizio in arrivo in Europa: smart care dalla metà del 2026








