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Stellantis gioca la carta Leapmotor: l’auto cinese sbarca in Europa

Stellantis gioca la carta Leapmotor: l’auto cinese sbarca in Europa

Con Stellantis, Leapmotor punta a portare il 60% delle vendite fuori dalla Cina e a crescere nell’elettrico europeo.

Leapmotor sposta il baricentro fuori dalla Cina e prova a trasformare l’alleanza con Stellantis in un acceleratore industriale globale. L’obiettivo indicato dal management è netto: portare progressivamente all’estero il 60% delle vendite, una soglia che cambierebbe la natura stessa del marchio, oggi ancora percepito come protagonista dell’elettrico cinese. Per Stellantis la partita è altrettanto strategica: presidiare la fascia più accessibile dell’auto elettrica in un momento in cui costi, dazi e concorrenza asiatica stanno ridisegnando il mercato.

Il dato industriale più rilevante non è soltanto l’ambizione numerica, ma la velocità con cui Leapmotor sta cercando di cambiare scala. Nel 2025 il costruttore ha consegnato circa 600.000 veicoli a livello mondiale e ha raggiunto per la prima volta la redditività annuale. Nel primo trimestre 2026 le consegne globali hanno superato le 110.000 unità, con oltre 40.000 veicoli esportati. Più di un terzo dei volumi trimestrali arriva quindi dai mercati internazionali. È una quota ancora lontana dal target del 60%, ma sufficiente per spiegare perché la crescita estera sia diventata il baricentro del piano.

Il contesto aiuta a capire la portata della scelta. In Cina, il mercato elettrico è il più grande al mondo, ma anche il più selettivo. La guerra dei prezzi ha compresso i margini, la velocità di rinnovo dei modelli è altissima e la concorrenza interna obbliga i costruttori a inseguire volumi, efficienza produttiva e controllo dei costi. Per Leapmotor, costruita su piattaforme elettriche proprietarie e su un’elevata integrazione verticale, l’espansione internazionale non è solo una leva commerciale: è il passaggio necessario per diluire gli investimenti tecnologici su una base di vendita più ampia.

Qui entra in gioco Stellantis. La joint venture Leapmotor International, controllata al 51% dal gruppo europeo, rappresenta un modello poco consueto nel rapporto tra industria occidentale e cinese. Non si tratta della semplice importazione di vetture, ma di un’architettura commerciale e industriale pensata per vendere, distribuire e potenzialmente produrre fuori dalla Cina. Stellantis mette sul tavolo rete e logistica. Leapmotor porta piattaforme elettriche, tempi di sviluppo rapidi e una struttura di costo nata in un ecosistema molto più aggressivo di quello europeo.

L’Europa è il banco di prova più delicato. Da un lato resta un mercato ad alto potenziale per i veicoli elettrici compatti e accessibili; dall’altro è l’area in cui la concorrenza dei marchi cinesi viene osservata con maggiore attenzione politica. A marzo 2026 Leapmotor ha superato le 11.000 immatricolazioni europee; nel primo trimestre le registrazioni in Europa sono arrivate a quasi 25.000 unità. Per un marchio ancora giovane sul mercato continentale, il dato conta perché segnala che la rete Stellantis può trasformare un nuovo nome in un’offerta visibile rapidamente.

La gamma sarà decisiva. Leapmotor non può limitarsi a una nicchia da citycar elettrica o da SUV familiare: se vuole diventare un attore globale dovrà coprire più segmenti, mantenendo un posizionamento competitivo ma senza restare intrappolata nella sola logica del basso costo. La B05, proposta in Europa sotto la soglia psicologica dei 30.000 euro, è un esempio della strategia: dimensioni e contenuti da segmento mainstream, con un listino pensato per intercettare una domanda che molti costruttori europei faticano ancora a servire.

Il nodo economico resta aperto. Crescere all’estero richiede investimenti in distribuzione, assistenza, omologazione, marketing e ricambi. Inoltre, l’eventuale localizzazione produttiva in Europa non sarebbe solo una risposta ai dazi o alle tensioni commerciali, ma un passaggio per rendere più credibile il marchio agli occhi di clienti e flotte. Per Stellantis, la scommessa consiste nel trovare un equilibrio: usare Leapmotor per coprire una fascia di mercato dove la pressione dei costi è elevata, senza creare sovrapposizioni ingestibili con i marchi interni del gruppo.

Il target di 1 milione di vendite globali nel 2026 e l’ambizione di arrivare a 4 milioni di unità annue nel lungo periodo collocano Leapmotor in una dimensione diversa da quella di una start-up elettrica. Se raggiunti, questi volumi la porterebbero nel perimetro dei grandi costruttori globali. Ma la distanza tra annuncio e realizzazione resta ampia. Serviranno continuità di prodotto, qualità, assistenza su mercati molto diversi e una gestione attenta dei margini in una fase in cui l’elettrico non cresce ovunque con la stessa velocità.

Per ora, il segnale più concreto è che l’asse Leapmotor-Stellantis sta cercando di trasformare la pressione competitiva cinese in un vantaggio industriale interno al gruppo europeo. Non più solo difesa rispetto all’arrivo dei costruttori asiatici, ma utilizzo selettivo di una piattaforma cinese per rientrare nel gioco dell’elettrico accessibile.

In Breve 
Marchio: Leapmotor.
Partner internazionale: Stellantis, tramite Leapmotor International.
Obiettivo strategico: portare fino al 60% delle vendite fuori dalla Cina.
Vendite 2025: circa 600.000 veicoli a livello globale.
Consegne globali primo trimestre 2026: oltre 110.000 unità.
Export primo trimestre 2026: oltre 40.000 veicoli.
Mercato chiave: Europa.
Modelli centrali per l’espansione: T03, C10, B10 e B05.
Posizionamento: veicoli elettrici accessibili con forte controllo dei costi.