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Stellantis, il rilancio passa da vendite, margini e svolta ibrida

Stellantis, il rilancio passa da vendite, margini e svolta ibrida
Stellantis Filosa

Stellantis mostra i primi segnali di recupero tra vendite in crescita, produzione italiana in rialzo e attese di conti migliori.

Stellantis ha cominciato a dare al mercato i primi segnali concreti di riattivazione dopo un 2025 segnato da svalutazioni pesanti, perdita di slancio commerciale e revisione della strategia sull’elettrico. Il messaggio che emerge è netto: la fase della correzione straordinaria non è ancora del tutto archiviata, ma sotto la guida di Antonio Filosa il gruppo sta cercando di trasformare una ripartenza operativa in una vera ricostruzione industriale e finanziaria. 

A sostenere questa lettura ci sono soprattutto i numeri delle vendite. Nel primo trimestre del 2026 il gruppo ha registrato un aumento del 4% negli Stati Uniti, in un mercato che nel complesso ha mostrato segnali di debolezza. In Europa, nell’area EU30, le consegne sono cresciute del 5% a 696.676 unità, con quota salita al 17,5%, il miglior dato trimestrale dal primo trimestre del 2024. È un passaggio importante perché racconta una dinamica diversa rispetto ai mesi precedenti: non un rimbalzo isolato, ma un recupero che comincia a vedersi contemporaneamente nei due mercati più pesanti per il gruppo. 

Naturalmente non basta un trimestre positivo per parlare di svolta compiuta. Il punto è capire la qualità di questa ripresa. E qui il mercato sembra leggere un segnale preciso: Stellantis sta tornando a vendere meglio nei segmenti dove aveva perso spinta, soprattutto tra SUV, pick-up e versioni ibride, cioè proprio nei territori in cui oggi si gioca la partita della redditività. La scelta di rallentare la corsa unilaterale sull’elettrico puro e di riequilibrare l’offerta con una presenza più forte dell’ibrido viene interpretata come una mossa pragmatica, più vicina al ritmo reale della domanda nei diversi mercati. 

Il quadro diventa ancora più interessante se si guarda all’Italia. Qui la produzione di Stellantis nel primo trimestre è salita del 9,5%, a 120.366 veicoli, spinta soprattutto dalla ripartenza di modelli chiave come le nuove varianti ibride di Fiat 500Jeep Compass. Le stime più ottimistiche parlano addirittura della possibilità di riportare l’output italiano vicino a quota 500 mila veicoli nell’arco dell’anno. È un elemento che conta molto non solo per il piano industriale nazionale, ma anche per la credibilità del gruppo: se Stellantis torna a crescere in Italia, torna a dare un segnale politico e produttivo che va oltre la semplice statistica trimestrale. 

Resta però aperto il capitolo più delicato, quello dei conti. Il 2025 si è chiuso con oneri straordinari per 25,4 miliardi di euro e con una perdita netta di 20,1 miliardi nella seconda metà dell’anno, legata in larga misura alla revisione delle ambizioni EV e a svalutazioni industriali molto pesanti. È il motivo per cui oggi ogni segnale commerciale viene letto soprattutto in funzione della prossima verifica: il ritorno ai margini. In altre parole, il mercato non chiede soltanto più auto vendute, ma un recupero credibile della capacità di trasformare quelle vendite in utile operativo e generazione di cassa. 

Su questo punto, le aspettative restano caute ma meno negative rispetto a qualche mese fa. Le indicazioni per il 2026 parlano di una crescita dei ricavi di fascia media a una cifra e di un margine operativo rettificato basso a una cifra. Tradotto: nessuno si aspetta un ritorno immediato ai picchi del passato, ma cresce l’idea che Stellantis possa uscire dalla fase di emergenza e ricostruire progressivamente una redditività più normale. Alcune valutazioni di mercato vedono per il 2026 un utile operativo potenziale sensibilmente superiore a quello implicito nel 2025, segnale che il sentiment resta prudente, ma non più apertamente sfiduciato. 

Questo cambio di percezione dipende molto anche dalla figura di Filosa. Il manager viene oggi osservato come l’uomo chiamato a rimettere insieme i pezzi: volumi, struttura industriale, strategia prodotto e disciplina finanziaria. Il fatto che stia riesaminando le operazioni globali del gruppo e che sia attesa una nuova presentazione strategica il 21 maggio rafforza l’idea di una fase ancora aperta, in cui il rilancio non è stato completato ma sta prendendo forma. Il mercato, in sostanza, gli riconosce di aver rimesso in moto la macchina, ma gli chiede ora di dimostrare che il recupero commerciale può diventare un nuovo equilibrio stabile. 

Il nodo di fondo è proprio questo: Stellantis non può limitarsi a vendere qualche punto percentuale in più. Deve dimostrare di avere ritrovato una linea industriale coerente, soprattutto in un settore dove l’elettrificazione procede in modo meno lineare del previsto, i costi restano elevati e la competizione sui prezzi è sempre più dura. Da questo punto di vista, il ritorno di centralità delle motorizzazioni ibride, l’attenzione alla produzione locale e l’apertura a nuove collaborazioni tecnologiche fanno parte di un ridisegno più ampio, meno ideologico e più vicino alla realtà del mercato globale. 

Il 2026, quindi, non appare come l’anno del trionfo, ma come quello della prova decisiva. I primi segnali dicono che la ripartenza è cominciata: più vendite, più produzione, una base industriale che torna a muoversi. Ma la vera svolta si misurerà nei prossimi trimestri, quando si capirà se il miglioramento commerciale avrà la forza di rimettere in piedi margini, fiducia e stabilità. Per ora il mercato concede a Stellantis un credito nuovo, ma resta in attesa del passaggio più difficile: trasformare il rimbalzo in ripresa vera.