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Nuova legge elettorale, c’è l’intesa dalla maggioranza: ecco cosa prevede la riforma e cosa cambia rispetto al Rosatellum

È stata raggiunta l’intesa nella maggioranza sulla nuova legge elettorale, con cui si potrebbe votare alle politiche del 2027.

Nuova legge elettorale, c’è l’intesa dalla maggioranza: ecco cosa prevede la riforma e cosa cambia rispetto al Rosatellum

Addio ai collegi uninominali, ripartizione proporzionale dei seggi e niente voto disgiunto: tutto ciò che c’è da sapere sulla nuova legge elettorale, che potrebbe entrare in vigore già dal 2027

La maggioranza ha formalizzato il 26 febbraio il deposito in Parlamento della proposta di riforma della legge elettorale, firmata dai capigruppo del centrodestra alla Camera e al Senato. Se il testo venisse approvato, sarebbe questo il sistema con cui gli italiani voterebbero alle politiche del 2027. La riforma punta a superare l’attuale modello, il cosiddetto Rosatellum, introducendo un impianto proporzionale accompagnato da un meccanismo di governabilità predeterminato.

L’impianto della riforma

Nella relazione introduttiva si sottolinea che l’intervento si colloca in un processo di revisione normativa volto a rafforzare la capacità del sistema di produrre maggioranze parlamentari “riconoscibili e stabili”, nel rispetto del pluralismo e dei principi costituzionali. I punti cardine della proposta sono:

  • Addio ai collegi uninominali: viene eliminata la componente maggioritaria dell’attuale sistema. Scompaiono quindi i collegi uninominali, nei quali oggi viene eletto il candidato più votato. Restano salve le disposizioni particolari previste per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.
  • Ripartizione proporzionale dei seggi: tutti i seggi verrebbero assegnati con metodo proporzionale: su base nazionale per la Camera dei deputati; su base regionale per il Senato della Repubblica, in coerenza con il dettato costituzionale.
  • Premio di governabilità: è previsto un premio numericamente definito: 70 seggi alla Camera, 35 seggi al Senato. Il premio spetterebbe alla lista o alla coalizione che ottiene la maggiore cifra elettorale e almeno il 40% dei voti validi nell’assemblea di riferimento.
  • Ballottaggio nazionale: se nessuna forza politica raggiungesse il 40%, ma le prime due liste o coalizioni ottenessero almeno il 35% dei voti validi, sarebbe previsto un secondo turno di ballottaggio per determinare a chi attribuire il premio. Qualora non si verificassero né la soglia del 40% né le condizioni per il ballottaggio, l’assegnazione dei seggi avverrebbe interamente con metodo proporzionale, senza premio.
  • Soglia di sbarramento: è fissata al 3% su base nazionale.
  • Indicazione del candidato premier: al momento della presentazione delle liste, ogni forza politica dovrebbe indicare il nominativo proposto per l’incarico di Presidente del Consiglio, come elemento di trasparenza dell’offerta politica, pur restando ferme le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica.

La scheda elettorale non subirebbe trasformazioni radicali. Al posto del nome del candidato nel collegio uninominale comparirebbero due o tre nomi indicati dalla coalizione per la circoscrizione, sotto i quali figurerebbero le liste collegate

Il sistema attuale: il Rosatellum

L’Italia vota oggi con il Rosatellum (legge 3 novembre 2017, n. 165), approvato definitivamente il 26 ottobre 2017 e utilizzato per la prima volta alle politiche del 4 marzo 2018. Si tratta di un sistema misto a separazione completa, che prevede la ripartizione dei seggi, per entrambe le Camere, come segue: 37% dei seggi assegnati con sistema maggioritario a turno unico in collegi uninominali (147 seggi alla Camera e 74 seggi al Senato); 61% dei seggi distribuiti con metodo proporzionale in collegi plurinominali (245 seggi alla Camera e 122 seggi al Senato); 2% dei seggi riservati alla circoscrizione Estero (8 deputati e 4 senatori).

Per la Camera la ripartizione proporzionale avviene su base nazionale; per il Senato su base regionale.

Dopo la riduzione del numero dei parlamentari, il decreto legislativo 23 dicembre 2020, n. 177 ha ridisegnato i collegi elettorali, lasciando invariate le circoscrizioni: 20 per il Senato (coincidenti con le regioni), 28 per la Camera. I collegi sono così articolati: 74 uninominali e 26 plurinominali al Senato; 147 uninominali e 49 plurinominali alla Camera.

Le soglie previste dal Rosatellum

L’attuale normativa stabilisce:

  • 3% nazionale per le liste singole (Camera e Senato)
  • 10% nazionale per le coalizioni, a condizione che almeno una lista superi una delle altre soglie
  • 20% regionale al Senato per le liste singole, in alternativa al 3% nazionale
  • 20% regionale o elezione di due candidati uninominali per le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute nelle regioni a statuto speciale

Le liste collegate a una coalizione che non raggiunge il 10% possono comunque accedere al riparto se superano almeno una delle altre soglie. Il Rosatellum non consente agli elettori di esprimere preferenze sui candidati nelle liste plurinominali: l’elezione avviene secondo l’ordine di presentazione stabilito dai partiti. Inoltre non è ammesso il voto disgiunto: non si può votare per una lista e contemporaneamente per un candidato uninominale non collegato.

Il confronto tra i due modelli

La riforma proposta segnerebbe una discontinuità netta rispetto al sistema vigente, con l’eliminazione totale della quota maggioritaria; la centralità del proporzionale; il premio fisso per garantire una maggioranza; il possibile ballottaggio nazionale; l’indicazione preventiva del leader di governo. Il nodo politico resta lo stesso che accompagna da anni il dibattito sulle regole del voto: trovare un equilibrio tra rappresentatività e stabilità. Sarà ora il confronto parlamentare a stabilire se il testo resterà invariato o subirà modifiche nel corso dell’esame nelle Camere.