Riforma Schillaci, medici in rivolta: “Così scompare il dottore di famiglia”
Forte presa di posizione dei medici di medicina generale contro la proposta di riforma della categoria messa a punto dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che introduce il passaggio alla dipendenza su base “volontaria” per i medici di famiglia, con un sistema a doppio binario (convenzione e lavoro dipendente), al fine di rendere operative le Case di Comunità.
Medici di famiglia sul piede di guerra
Un intervento normativo “che distruggerà il medico di famiglia” e “mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti”, denuncia in una nota la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, che invoca un intervento della presidente del Consiglio. “È inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell’oscurità del mancato confronto istituzionale”, sottolinea il sindacato, che segnala almeno due rilevanti “contraddizioni tecniche” presenti nella bozza circolata nelle ultime ore.
Le perplessità della Fimmg sulla riforma
Il primo nodo critico riguarda il fatto che “il decreto subordina l’accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili”: di conseguenza “l’intera generazione di medici di medicina generale attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata”.
Il secondo punto solleva preoccupazioni per i professionisti più giovani e prospetta il rischio di “un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili”. Come evidenzia la Fimmg, “in molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità”.
L’esito, secondo il sindacato, sarebbe una “grave carenza” di medici che “produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali”.

