Askatasuna, l'ex dem Esposito all'attacco di Avs, M5s e Cgil: "A Torino la violenza era prevista, chi si stupisce è cieco o ipocrita" - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 20:38

Askatasuna, l'ex dem Esposito all'attacco di Avs, M5s e Cgil: "A Torino la violenza era prevista, chi si stupisce è cieco o ipocrita"

Interpellato da Affaritaliani, l'ex senatore del Pd Stefano Esposito, dichiarato sostenitore della Tav, commenta le violenze di Askatasuna

di Chiara Feleppa

Askatasuna, l'ex dem Stefano Esposito all'attacco di Avs, M5s e Cgil: "Chi ha scelto di partecipare è complice. A Torino la violenza era prevista, chi si stupisce è cieco o ipocrita"

Il sostegno alla Tav gli è costato sette anni di scorta. Ma l'ex senatore del Pd non teme il riflesso delle sue posizioni e torna all'attacco contro il centrosinistra, nello specifico Avs e una parte del Movimento 5Stelle. "Ribadisco un concetto che sostengo da anni, anche a costo di sembrare noioso", premette ad Affaritaliani l’ex parlamentare ed ex esponente del Partito democratico Stefano Esposito, da tempo tra i più duri critici di Askatasuna. Per Esposito, il nodo non è il Pd, "che non è al centro del problema", ma una parte ben precisa della sinistra torinese: "Penso ad Avs, a una parte del Movimento 5 Stelle, a pezzi della Cgil e a un mondo associativo che parla costantemente di democrazia a rischio ma che, quando serve, le distanze non le prende", dice Esposito. 

Tra i primi a condividere sui social i video dell'aggressione avvenuta nel corso della manifestazione per il centro sociale, l'ex Dem richiama in particolare l’esperienza amministrativa dell'ex sindaca Chiara Appendino e dell'ormai pentastellato Giuseppe Conte: "Va riconosciuta la presa di posizione di entrambi e soprattutto dell'Appendino, che ha vissuto sulla propria pelle cosa significa amministrare Torino con un centro sociale come Askatasuna". Un’esperienza che, secondo lui, avrebbe dovuto chiarire definitivamente la natura del problema.

Una storia trentennale di illegalità

Al centro della sua critica c’è lo sgombero dello stabile occupato. "Quando Askatasuna è stata sgomberata, invece di prendere atto che si stava chiudendo una storia trentennale di illegalità, costellata da episodi di violenza sotto gli occhi di tutti, si è scelto di rovesciare la narrazione". Esposito ricorda il contesto in cui avvenne l’intervento: "Arrivavamo da sei mesi in cui erano stati assaltati un commissariato di polizia, la sede della Città Metropolitana, una redazione di un giornale, le stazioni di Torino Porta Susa e Torino Porta Nuova. Azioni che Askatasuna ha sempre rivendicato, senza mai negarle".

Da qui l’accusa di una copertura politica che, a suo giudizio, continua ancora oggi. "Il fatto che Nicola Fratoianni e soprattutto Grimaldi, vicecapogruppo alla Camera, mantengano un atteggiamento di copertura politica mi fa dire che non c’è comprensione di ciò che è stato e di ciò che sta succedendo in questa città". Un giudizio che Esposito collega direttamente alle reazioni successive alle manifestazioni: "Avs dichiara di condannare formalmente la violenza, ma poi attribuisce la colpa allo sgombero. È come negare quello che si è detto un minuto prima. Dobbiamo metterci d’accordo sui termini. Lo sgombero non è un atto di sopruso dello Stato, è un atto di ripristino della legalità. Non è un atto illegale: l’illegalità è stata l’occupazione".

E su questo, aggiunge, la politica ha il dovere di essere chiara con i cittadini. "Se un cittadino occupa una casa, viene cacciato, denunciato e gli vengono chiesti i danni. Perché Askatasuna dovrebbe avere una corsia preferenziale della quale, tra l'altro, ha già abbondantemente goduto?". Una domanda che, per Esposito, resta ancora senza risposta e che fotografa una frattura profonda nella sinistra torinese: tra chi rivendica il primato della legalità e chi, anche solo indirettamente, continua a giustificare o minimizzare una lunga stagione di illegalità e violenza politica.

Un esito scontato

Per Esposito l’esito della manifestazione non è stato affatto una sorpresa. "Che sarebbe andata a finire così si sapeva, lo sapevano tutti", afferma, ricordando poi le parole di Giorgio Rossetto, tra i volti del centro sociale, che a Radio Onda d’Urto parlava della necessità di "un logoramento dello schieramento avversario" in relazione allo sgombero. "Quelle parole erano la piattaforma della manifestazione", insiste l’ex parlamentare. "Era un proclama chiarissimo: guerriglia, scontri. È nel Dna di Askatasuna".

Allo stesso modo, scegliere di aderire a una manifestazione di questo tipo significa sposarne il messaggio: "Chi ha partecipato ha una responsabilità diretta. Non ci si può stupire degli esiti. Chi si stupisce o è cieco o è ipocrita". Il dem ricorda poi come, in questi anni, Askatasuna abbia goduto di ampie coperture: artisti, musicisti, intellettuali, movimenti No Tav, Pro Pal: "In trent’anni non hanno mai fatto sconti a nessuno. Hanno un’idea di antistato tardo-settantessina, che con il passare del tempo si è ibridata, o imbastardita, adattandosi alle varie situazioni storiche. Soltanto su un tema sono rimasti neutrali. Abbiamo mai visto una manifestazione contro l'attacco portato dalla Russia?", si chiede l'ex Dem. 

Su temi importanti, insomma, Askatasuna ha sempre cavalcato lo scontro sociale per portarlo in piazza. "Il punto non è la manifestazione delle proprie idee, principio che non posso che difendere, ma il fatto che la loro libertà va a scapito degli altri, trasformandosi in violenza sulla libertà altrui", dice l’ex parlamentare. "Ci sono tanti, troppi, che li confondono come i nuovi partigiani. Detto questo, io a una manifestazione organizzata da Askatasuna non parteciperei. Se voglio portare solidarietà, organizzo la mia manifestazione. Loro hanno richiamato i centri sociali di mezza Europa, e poi ci si stupisce se c’erano i black bloc con tutte le armi", conclude Esposito.

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