Bagarre in Senato, l’intervista di Affaritaliani alla senatrice Licia Ronzulli
Senatrice Ronzulli, nelle ultime ore si è acceso un dibattito attorno alla gestione dei lavori in Aula durante l’esame del decreto sicurezza. Come risponde alle critiche?
Ritengo importante riportare la discussione su un piano di correttezza istituzionale. Nel corso dei lavori, relativi al decreto sicurezza, mi sono limitata ad applicare il regolamento con senso di responsabilità e nel pieno rispetto del ruolo che ricopro. Non vi è stata alcuna volontà di censurare o limitare interventi, ma semplicemente di garantire l’ordine dei lavori su un provvedimento così rilevante.
Alcuni hanno parlato di un tentativo di censurare parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Cosa risponde?
Si tratta di un’interpretazione del tutto infondata. Il Presidente della Repubblica merita il massimo rispetto, così come le sue parole. Il mio intervento non riguardava il contenuto politico, ma esclusivamente la pertinenza rispetto ai temi in discussione, che in quel momento erano quelli legati al decreto sicurezza.
Nelle Aule parlamentari esiste anche una sorta di regola non scritta sul Capo dello Stato. Può spiegarla?
Sì, esiste una prassi consolidata: il Capo dello Stato non viene citato a caso, né tantomeno strumentalizzato nel dibattito politico con una frase del giorno prima, presa fuori contesto. È una forma di rispetto istituzionale. In questo caso, invece, si è andati oltre. La senatrice del M5S Barbara Floridia ha utilizzato le parole del Presidente Sergio Mattarella in modo improprio, con l’unico risultato di alimentare tensione e portare l’Aula verso il caos.
Lei richiama anche il rispetto delle regole parlamentari. Cosa non ha funzionato, secondo lei?
Il punto è semplice: il Parlamento ha delle regole precise, condivise, che valgono per tutti. Non si può pretendere di piegarle a esigenze contingenti o a strategie politiche. Chi presiede l’Aula ha il dovere di farle rispettare, senza eccezioni.
Tuttavia riconosce l’urgenza di sbloccare la situazione della Commissione di vigilanza Rai
Certamente. È un tema importante e va affrontato con responsabilità. Comprendo le preoccupazioni e anche le sollecitazioni istituzionali, e io in primis auspico che si trovi una quadra il prima possibile.
Alcuni esponenti dell’opposizione accusano la Presidenza di limitare il dibattito
Trovo queste accuse pretestuose. Garantire il rispetto dell’ordine dei lavori non significa comprimere il dibattito, ma tutelarne la qualità. Il confronto politico è legittimo, anzi necessario, ma deve avvenire entro i confini delle regole. Diversamente saremmo al mercato.
Il Senato è stato definito da lei “non un palcoscenico”. Cosa intende con questa espressione?
Intendo dire che il Senato della Repubblica è un luogo centrale della nostra democrazia, regolato da norme precise che vanno rispettate da tutti. L’aula del senato è certamente il ruolo del dibattito politico ma non è uno strumento per creare bagarre.
I senatori hanno la facoltà di intervenire chiedendo alla presidenza di modificare l’ordine dei lavori attraverso la convocazione di una capigruppo.
Lei parla anche di “spettacolarizzazione” del dibattito parlamentare. A cosa si riferisce?
Mi riferisco a una tendenza crescente a trasformare l’Aula in un palcoscenico mediatico, dove conta più la visibilità che la sostanza. Questo rischia di svilire il ruolo delle istituzioni e allontanare i cittadini.
Ha accennato anche ad attacchi personali e a episodi accaduti in Aula. Cosa è successo?
Ho assistito a comportamenti che mi hanno sinceramente colpita. Il collega del M5S Luca Pirondini si è avvicinato ai banchi del governo urlando in modo aggressivo. È stato un momento che mi ha scossa, perché non dovrebbe mai accadere in un contesto istituzionale. Preferisco comunque non soffermarmi sulle offese personali e auspico che simili episodi non si ripetano.
Lei collega questo episodio anche a una questione di genere
Sì, lo dico con amarezza. Ho avuto la sensazione che, se fossi stata un uomo, un atteggiamento del genere non si sarebbe verificato. Questo accanimento nei miei confronti, anche nei toni, mi rattrista profondamente. Le istituzioni dovrebbero essere il luogo massimo del rispetto, anche tra persone che hanno posizioni politiche opposte.
Ha ricevuto attestati di solidarietà da diversi colleghi. Quanto è stato importante questo sostegno?
È stato certamente significativo. Desidero ringraziare i numerosi colleghi che mi hanno manifestato vicinanza non tanto per la solidarietà ma perché hanno compreso che cosa stava accadendo, a partire dal Presidente del Senato, Ignazio La Russa, fino ad esponenti delle opposizioni che, anche privatamente, hanno espresso parole di sostegno.
Alcuni mettono in discussione la sua gestione dell’Aula. Come risponde?
Mi offende che venga fatto passare il messaggio che non sarei in grado di gestire l’Aula soltanto perché sto facendo il mio lavoro. Il mio compito, quando siedo su quella poltrona, è far rispettare le regole istituzionali, senza favoritismi e senza eccezioni. Questo è il ruolo che mi è stato affidato e che intendo svolgere con serietà e senso delle istituzioni.
In conclusione, qual è il messaggio che vuole lanciare?
Che le istituzioni meritano serietà. Il Parlamento non è un palcoscenico e non può essere usato per battaglie che travalicano le regole. Difendere le procedure significa difendere la democrazia stessa. Continuerò a svolgere il mio incarico con imparzialità, facendomi garante dell’intera Assemblea, nel pieno rispetto delle istituzioni.

