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Caravelli confermato alla guida di AISE: vince la linea della continuità

Così il “Generale gentiluomo” è diventato la colonna portante dell’intelligence italiana

Caravelli confermato alla guida di AISE: vince la linea della continuità

Caravelli confermato alla guida di AISE

Nel pieno della tempesta che ha investito il comparto intelligence, tra fibrillazioni istituzionali, inchieste e nomi eccellenti finiti ai margini, a Palazzo Chigi si è scelta la linea della continuità. La proroga di Giovanni Caravelli alla direzione dell’AISE per altri due anni non è soltanto una decisione amministrativa: è un segnale politico e sistemico.

Caravelli resta così l’unico vero punto fermo in un quadro in cui, uno dopo l’altro, sono stati progressivamente ridimensionati o messi da parte protagonisti di primo piano della stagione precedente, da Elisabetta Belloni a Mario Parente. La prima è entrata in rotta di collisione con la premier Giorgia Meloni, tanto da non meritare neanche una presidenza in una partecipata nel recente giro di nomine. Il secondo è stato forse macchiato dalle ultime indagini che hanno riguardato Giuseppe Del Deo, indagato per peculato per presunte attività illeciti proprio sotto la sua amministrazione.

Una rotazione che ha dunque riguardato tutti, che per un momento aveva persino assunto il sapore di una discontinuità profonda, ma che si è necessariamente fermata davanti alla figura del direttore dell’AISE. Il perché è dentro il profilo stesso di Caravelli. Generale, uomo operativo ma anche di visione, lontano dai salotti istituzionali in un periodo in cui invece tutta l’intelligence italiana è finita spesso al centro del dibattito mediatico.

Negli anni Caravelli ha consolidato una credibilità maturata non solo nel suo ruolo di vertice, ma anche nei precedenti incarichi, incluso quello da vicedirettore dell’Aise, dove ha seguito dossier ad altissima sensibilità come quello libico, sul quale tutt’oggi vigila. Ma soprattutto, è la sequenza dei risultati – uno dopo l’altro, anno dopo anno – ad averne cementato il profilo. Non episodi isolati, ma una continuità che ha costruito fiducia nel tempo e che ha convinto il Sottosegretario Alfredo Mantovano non solo che fosse opportuno apprezzarne il lavoro, ma che occorresse persino difenderlo. Da qui, tutti ricorderanno la nomina a Prefetto a settembre 2024.

Dalla gestione dei teatri complessi nel Mediterraneo allargato alle attività nei contesti più instabili, fino al lavoro costante di protezione degli interessi italiani all’estero. Un’attività che ha visto l’AISE protagonista anche in scenari ad altissima complessità come la Siria, dove la capacità di interlocuzione e di presenza informativa è decisiva e mai scontata.

Sul terreno, questa continuità ha visto centrare importanti obiettivi. La liberazione di Cecilia Sala, su tutti, ottenuta attraverso un lavoro di intelligence in uno dei contesti più difficili, l’Iran. La liberazione di Alessia Piperno e, ancora, il caso di Alberto Trentini, liberato in Venezuela a gennaio. Operazioni che si svolgono dentro una cornice geopolitica estremamente delicata. Non solo singoli successi, dunque, ma una traiettoria coerente: risultati progressivi che hanno rafforzato nel tempo la percezione di Caravelli come figura affidabile e risolutiva. Ulteriori esempi potrebbero essere gli arresti di Rocco Morabito, Raffaele Imperiale, Bartolo Bruzzaniti e altri criminali latitanti.

È anche per questo che, mentre il sistema dei servizi veniva attraversato da tensioni e rimescolamenti, il perimetro di Caravelli è rimasto intatto. Anzi, rafforzato. La proroga diventa così un messaggio chiaro: nel caos, serve una colonna portante.

Chi lo conosce parla di un “uomo tutto d’un pezzo”, un “Generale gentiluomo” poco incline alla sovraesposizione e distante dalle dinamiche di potere più rumorose. Una cifra che oggi lo rende ancora più centrale. Perché in una fase in cui il sistema deve ricostruire equilibrio e credibilità, la stabilità non è un dettaglio: è una strategia.