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Politica
Coronavirus, Governo diviso sulla “stretta”. E' l'ora del cambio di passo

Il vertice alle 2 di questa notte a Palazzo Chigi per definire e varare il nuovo Dpcm e le strategie anti contagio divide il governo con il Pd che insiste per la “stretta” e Conte che resiste  temendo gli effetti economici di un coprifuoco dalle ore 22 e di altri stop. Tira una brutta aria. La seconda ondata del Coronavirus spaventa gli italiani, fa scendere le Borse, fa risalire lo spread.

La tendenza in atto è allarmante, presto si vedrà qual è l’intensità della botta, quali le conseguenze con il Pil che crollerà in doppia cifra, con il debito pubblico al 160 per cento, con lo sfarinamento del sistema produttivo delle micro attività, delle piccole aziende, esercenti, partite Iva, singoli professionisti, con milioni di posti di lavoro a rischio nei settori fondamentali per l’Italia quali terziario, manifattura, turismo, commercio, agricoltura, ristorazione, confezione e moda, tecnologia avanzata ecc.

Il negazionismo, l’ignoranza, il superficialismo dilaganti e all’opposto l’allarmismo ingiustificato amplificato dal tam tam mediatico, soprattutto  gli interessi del potere politico finanziario economico, rischiano di riportarci indietro, come in un perverso gioco dell’oca, ai tempi bui della prima ondata della pandemia, o addirittura peggio. Si teme il lockdown come e forse più della pandemia. Il premier Conte prova a mantenere la rotta e a tamponare le falle mettendoci pezze, fa l’equilibrista sul trapezio di un governo incerottato che naviga a vista: “Dobbiamo evitare il lockdown usando una nuova strategia”. Quale? Non è dato sapere. Ribatte Salvini con una sparata banale quanto demagogica: “Il lockdown a Natale è un crimine”.

Da qui alle festività di fine anno ci sono più di due mesi: servono proposte, azioni, fatti, non chiacchiere. Basta propaganda. Nell’emergenza, servono una idea e un piano di difesa e di rilancio strutturale per garantire il fatturato che tiene in piedi il Paese, non le stravaganze dei monopattini, dello smart-working, dei bonus per l’assistenzialismo da socialismo reale che rende tutti uguali… nella miseria e nelle restrizioni delle libertà.

C’è un marketing della tragedia, c’è una speculazione politica della pandemia usata dal governo per sopravvivere ma anche, per legittimarsi, dall’opposizione incentrata su Salvini che dopo il suo fallimento del “7 a 0” nelle recenti elezioni regionali evoca una “rivoluzione liberale” che – detta così – resta solo un guscio vuoto, dissimulando la pochezza politica in un inesistente involucro ideologico.

C’è una questione sanitaria, c’è una questione economica, c’è una questione politica. Ovunque in Europa e nel mondo è in atto un giro di vite per arginare il contagio, non escludendo niente. Il problema è di tutti ma la specificità italiana esiste e va affrontata. E’ l’ora del cambio di passo. E’ l’ora della svolta politica. Lo status quo non può reggere all’incalzare delle conseguenze sanitarie, economiche e sociali della pandemia. I proclami e le promesse del premier per coinvolgere il centrodestra in una opposizione costruttiva o addirittura in una collaborazione lasciano il tempo che trovano di fronte all’intransigente chiusura dei 5Stelle e del Pd tesi a non toccare niente nel timore che crolli tutto. Questo status quo porta al blocco del Paese, alla sua disgregazione.

Ci vuole coraggio, senso di responsabilità e anche fantasia politica. Se emergenza nazionale sarà, serve una “politica di emergenza”. Non necessariamente un governo di “unità nazionale” per cui mancano le condizioni politiche. Non è questione di formule, ma di sostanza, per un cambio di passo, un segnale di svolta politica, di serietà e correttezza nel confronto fra le parti e di disarmo comune rispetto al clima di guerriglia perenne, rifuggendo dalla retorica dell’unità e del “volemose bene”. Maggioranza e opposizione devono trovare un modus vivendi, alla luce del sole, per una base minima di collaborazione senza confusione di ruoli, sul come reggere al duro colpo: un segnale per chiamare tutti ai remi, un fronte comune sul che fare per salvare l’Italia. 

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    coronavirussvolta politica per salvare l’italia
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