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Politica
Non spetta alla Bindi dare il bollino “presentabile” o “impresentabile”


Di Pietro Mancini


Un organismo importante, e con funzioni così delicate, come la Commissione bicamerale antimafia, non dovrebbe neppure essere sfiorato dal sospetto di venire utilizzata, a poche ore dal voto, come strumento di lotta politica, per "vendette" interne al PD. Il fatto che l'accusa sia stata, esplicitamente, avanzata da uno degli esponenti più vicini a Matteo Renzi, il cosentino Ernesto Carbone, alla Presidente, Rosy Bindi ("ha violato la Costituzione"), testimonia il clima, carico di tensione,  di questa fase. Molti pensano, e altri, non solo Carbone, dicono che si stia consumando la vendetta dei rottamati contro i rottamatori. Luigi Zanda, un tempo vicino a Cossiga e attuale Presidente dei senatori del PD, ha accusato Bindi : quella di Rosy è "pura barbarie politica".
Erano passati pochi minuti dalla diffusione dei 17 "impresentabili",  in lizza per le prossime elezioni regionali. Nomi tra i quali, come ci si poteva aspettare, c'è anche quello di Vincenzo De Luca, candidato a governatore della Campania per il Pd. I
L'ex Sindaco di Salerno ha chiamato le agenzie di informazione e ha sparato, con la solita verve, il suo commento: "Denuncio donna Rosy Bindi per diffamazione e la sfido a un pubblico dibattito per sbugiardarla". Insomma, il caos nel Pd, lungi dallo scemare, come si augurava Matteo Renzi, monta di ora in ora, quando ormai mancano solo due giorni al voto. E l'impressione è che la polemica, nel caso in cui De Luca venisse eletto, non possa che montare ulteriormente.
L'ex Sindaco di Salerno sostiene di essere stato condannato per un "reato lessicale". "Affidai-ha spiegato- un lavoro a un project manager, figura che non c’è nel codice delle opere pubbliche. Un incarico da 8.048 euro. Senza danni alla cosa pubblica.
Se avessi affidato lo stesso, identico lavoro alla stessa, identica persona, come “coordinatore”, non sarebbe successo niente. Di più: lo stesso “reato” mio non è stato imputato ad altri. Ad esempio, a don Stefano Caldoro, per l’ospedale della Piana del Sele. Allora? È un reato se uso una parola io e non lo è se la usa lui?».

I cronisti parlamentari più esperti non ricordano precedenti di una commissione parlamentare, che si sia inserita, a conclusione della campagna elettorale, sulla votabilità di 17 candidati ( ma "Il Fatto Quotidiano" ha sbattuto 31 "wanted" in prima pagina !).
Nella lista, risulta persino il nome di una persona assolta, Massimiliano Oggiano, candidato, in Puglia, nella lista di don Raffaele Fitto. Costui è stato assolto, in primo grado, ma è oggetto di un ricorso della procura. Dunque, impresentabile ! Basta un'indagine avviata, per reati non di mafia, o un ricorso contro un'assoluzione.
È molto grave che parlamentari esperti, come la Bindi, non comprendano, o fingano di non capire, che questi elenchi di "impresentabili" deleghino un enorme potere alle procure, o a professionisti dell'Antimafia, di sciasciana memoria, come don Roberto Saviano.
Come abbiamo già  scritto, in una lista a sostegno di De Luca, è candidato il figlio di un imprenditore di Casal di Principe, che venne, anni fa, processato come prestanome di uno degli Schiavone, i boss dei Casalesi. Ma costui venne assolto. E il figlio, che ha chiesto, invano, un confronto pubblico, con Saviano, non può pagare per il "reato di parentela".
Da sempre, esistono, per la legge, gli innocenti e i colpevoli. Ieri è stata introdotta una nuova categoria. Non mi pare che dare il bollino di “presentabile” o “impresentabile” sia compito di una Commissione parlamentare. Altro discorso, certo, è l’opportunità, politica, di candidare, o di escludere, questo o quello.

 

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