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Dopo le Marche il Pd perde sicurezza anche in Toscana e Puglia, batosta per Schlein

Si tratta forse della sconfitta più bruciante e secca da quando è segretaria

Dopo le Marche il Pd perde sicurezza anche in Toscana e Puglia, batosta per Schlein
Elly Schlein

Dopo le Marche il Pd perde sicurezza anche in Toscana e Puglia

Ci ha provato fino all’ultimo Elly Schlein. È corsa in soccorso del suo candidato nelle Marche, Matteo Ricci. Si è spesa anima e cuore, perché sapeva che lì si giocava molto di più che una semplice Regione da strappare al centrodestra. Sulle Marche si giocava una partita che riguarda il suo futuro e quello della coalizione che lei testardamente continua a voler tenere unita, costi quel che costi. Ma ora la sconfitta brucia perché non ha alibi.

Si tratta forse della sconfitta più bruciante e secca da quando è segretaria. Acquaroli ha conquistato nettamente la Regione, addirittura aumentando i voti rispetto a cinque anni fa. E il Pd è stato superato da Fdi, che è diventato il primo partito in regione. Una sconfitta che dimostra ancora una volta la grande distanza, in termini di appeal elettorale e di autorevolezza, che esiste tra la premier Meloni, e quella che dovrebbe essere la sua competitor.

Ma ci sarà tempo per i processi (anche se dentro al partito i riformisti sono già sul piede di guerra), ora bisogna pensare a come tenere unita la coalizione e non rischiare qualche ulteriore imprevisto, che potrebbe essere esiziale “Se il Pd, pur vincendo in Puglia, Toscana e Campania, continuasse a perdere consensi, la strada per la segretaria mi parrebbe davvero segnata. Ormai lei ha perso la fiducia di mezza classe dirigente e se perde anche quel poco di consenso che aveva contribuito a ricreare intorno al partito, per lei è finita. Non ci sarà bisogno nemmeno delle primarie”, dice un big del partito.

Una mezza alternativa già ci sarebbe, e porta inevitabilmente a Genova, dove la neosindaca Silvia Salis, viene ormai assurta (forse un po’ troppo prematuramente) a nuovo astro nascente della sinistra italiana. E la Salis ci mette del suo, dimostrando di aver capito in fretta le regole che governano il Pd, da una decina di anni. Nata quasi come una scommessa, la Salis ormai parla sempre più da leader nazionale, che da semplice sindaco del capoluogo ligure (che pure ha tanti problemi a cui la neosindaca dovrebbe cercare di dare soluzione).

Le sue parole sulla spedizione Flotilla, all’indomani della sconfitta nelle Marche, (ferma condanna di Israele per come sta agendo a Gaza, ma anche un invito ad ascoltare le parole prudenti di Sergio Mattarella) sono state un primo importante avvertimento per la Schlein, che ormai guarda alla sindaca di Genova come ad un pericoloso potenziale rivale (e il fatto che ne sia accorta troppo tardi è una colpa che qualcuno tra i fedelissimi le sta cominciando a far pesare).

La sconfitta bruciante nelle Marche, in altre parole, pone seri interrogativi sulla segretaria del Pd, ma anche sulla tenuta del cosiddetto campo largo. Perché, se da tempo i riformisti dei dem sono contrari a questa linea politica troppo schiacciata sui cinque stelle. Anche tra gli ex grillini, sono molte le voci che si chiedono se stare col Pd sia o meno un valore aggiunto. Nel quartier generale di Campo Marzio, infatti, ci si confronta in questi giorni sui dati certamente deludenti delle Marche, come spesso accade nelle elezioni locali, ma che mostrano un ulteriore arretramento del movimento rispetto alle precedenti elezioni, quando si era presentato da solo.

Nelle Marche il dato dei cinque stelle è sotto di un -2%, ma curiosamente è la stessa percentuale in meno circa registrata in Sardegna, malgrado la vittoria della loro candidata Alessandra Todde.

“Se in una delle prossime regioni al voto veniamo superati anche da Avs, il problema è serio. Quando noi siamo in coalizione perdiamo la nostra identità. E gli astenuti in gran parte voterebbero per noi, Bisogna riflettere seriamente su quello che potrà essere il futuro dell’alleanza con il Pd”, dice una prima linea del partito di Conte.

Ecco allora che i prossimi test elettorali, saranno da misurare col bilancino, soprattutto per il centro sinistra, più che per la maggioranza, che seppur tra mille difficoltà, alla fine si presenta unito e compatto al voto. Ogni spostamento di voto sarà analizzato dalle rispettive segreterie per capire davvero quale potrà essere il futuro del cosiddetto campo largo. Perché anche il piccolo Avs, in caso di una debacle di Tridico in Calabria, potrebbe avere motivi per far sentire le sue ragioni (aveva proposto un suo candidato forte in Calabria) rendendo la situazione ancora più complicata.

Ecco allora che in questa situazione turbolenta, anche nelle Regioni date per sicure come Toscana, Puglia e Campania, cominciano ad aleggiare i soliti fantasmi della sinistra e quel quasi maturale disfattismo che da dieci anni pervade i dem. Soprattutto in Campania, dove il candidato grillino Roberto Fico deve fare i conti con un alleato assai scomodo, come l’ex presidente Vincenzo De Luca, che più volte ha mostrato di non condividere la scelta.

Ma anche in Toscana dove Eugenio Giani, che ha dovuto attendere settimane prima del via libera da parte della direzione del Pd, dopo aver cercato in tutti i modi di estromettere dalla contesa, pur avendo un vantaggio rassicurante, deve fare i conti con un fortissimo recupero nei sondaggi, da parte del suo avversario, il sindaco di Pistoia, Alessandro Tommasi (quasi 10% in poco più di dieci giorni).

Ma anche in Puglia, la pantomima creata per settimane sulla candidatura o meno di Antonio Decaro, insieme a qualche mal di pancia da parte dei cinque stelle e soprattutto a qualche sempre prevedibile sgambetto da parte di Michele Emiliano (che chi lo conosce bene lo definisce ancora furioso con Decaro e con il Pd), potrebbe riservare ancora qualche sorpresa. Soprattutto se dovesse prevalere la tesi, nel centrodestra, che forse in questo momento sarebbe meglio tentare il tutto candidando in Puglia un big della politica, un profilo come quello, per esempio, di Marcello Gemmato.