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Francesca Albanese, sospese le sanzioni Usa: “Abbiamo creduto nella giustizia”

Un giudice federale statunitense ha sospeso le sanzioni imposte dal governo americano a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sulla Palestina. Una decisione importante, che segna un primo punto a favore della giurista italiana dopo una battaglia legale e politica molto delicata.

Intervenuta a Piazzapulita, Albanese ha commentato la sospensione spiegando di aver scelto di andare avanti nonostante molti la invitassero a lasciar perdere. “Abbiamo creduto nella giustizia”, ha detto, sottolineando però che la vicenda non può considerarsi chiusa.

“Mi dicevano di non farlo, ma abbiamo creduto nella giustizia”

Albanese ha raccontato che diverse persone le avevano sconsigliato di affrontare lo scontro legale contro le sanzioni americane. Il timore era che la battaglia fosse troppo difficile, soprattutto per il peso politico degli Stati Uniti e per le conseguenze concrete che una misura del genere può avere sulla vita professionale e personale di chi la subisce.

La relatrice ONU ha però deciso di non fermarsi. La sospensione disposta dal giudice federale rappresenta per lei una conferma della strada scelta, ma non ancora una soluzione definitiva.

“Serve un atto politico formale”

Il punto centrale, secondo Albanese, è che la decisione giudiziaria non basta se non viene accompagnata da un atto politico. La relatrice ha spiegato che occorre una rimozione formale del suo nome dalle liste sanzionatorie, perché gli effetti delle sanzioni continuano a pesare ovunque arrivi l’influenza americana.

In altre parole, anche se un giudice ha sospeso il provvedimento, resta il problema pratico e diplomatico di un sistema che può limitare viaggi, rapporti professionali, pagamenti, collaborazioni e attività istituzionali.

Il nodo politico delle sanzioni

La vicenda di Francesca Albanese non riguarda soltanto una controversia individuale. Tocca un tema più ampio: il rapporto tra libertà di mandato degli organismi internazionali, critica alle politiche israeliane nei territori palestinesi e uso delle sanzioni come strumento di pressione politica.

Per Albanese, la sospensione è un passaggio significativo, ma la vera normalizzazione arriverà solo quando il governo americano compirà un atto esplicito per cancellare il provvedimento. Fino ad allora, avverte, gli effetti delle sanzioni continueranno a produrre conseguenze.